L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


giovedì 11 maggio 2017

Perché parlo e parlerò poco del mio matrimonio


"Allora, come va con i preparativi per il matrimonio?" 
Ecco la domanda che mi sento rivolgere da innumerevoli settimane a questa parte. Forse è colpa mia che ho dato la notizia troppo presto o forse è come quando aspetti un bambino, che le persone non sanno cosa dirti e ti chiedono come va la gravidanza fissandoti il baricentro e tu hai solo la panza gonfia, niente da dire e va tutto bene.
Vi dirò, forse con il matrimonio è peggio perché la curiosità si dirama in innumerevoli aspetti e tematiche e, se tu volessi, potresti essere un fiume in piena che parte a parlare da un colore di pantone e arriva a disquisizioni floreali su un preciso colore di tulipani che vengono prodotti solo in una determinata zona dell'Olanda. 

Io devo metterla giù piano e dire chiaro e tondo perché parlo poco e parlerò poco del mio matrimonio: perché odio le spose e i matrimoni. 

Non se ne abbiano a male le mie amiche spose, non sto parlando di nessuna di loro ma della figura della sposa, una donna normale che quando stabilisce che il giorno tal dei tali convolerà a nozze, diventa un'erinne fanatica e agitata come un hooligans e soprattutto monotematica. Tutti si aspettano da me che io diventi una sposa isterica, perché mi piace il bello, perché mi apparecchio la tavola anche quando mangio da sola la bresaola e metto la tovaglietta americana cordinata coi fiori sulla tavola. Va da sé che una cosa come un matrimonio mi debba mandare nei pazzi, è una gigantesca pagina centrale di instagram da coordinare. 
E invece no, mi metto una mano sul cuore e vi dico che non ci sto pensando o ci penso a sprazzi, che vorrei scrivere sulle partecipazioni "dai, venite a festeggiare il nostro matrimonio che tanto sennò per capodanno ci prende sempre la malinconia, ci ubriachiamo vestiti di paillettes e non ci pensiamo!"

Voglio rompere un clichè rompendone piano piano tutti quelli che lo compongono, uno ad uno. Non voglio fare la pazza, non voglio intasare i miei social di cose sul matrimonio, non voglio mettere mie foto in palestra mentre cerco la forma perfetta per essere perfetta per un giorno, non voglio creare un hashtag, non voglio l'abito da sposa e il servizio fotografico mentre guardo l'orizzonte abbracciata a Giacomo tra le rotoballe della Toscana, non voglio dilapidare i soldi per raggiungere un epico pendant visibile solo nella mia mente, non voglio competere con nessuna, non voglio vestirmi da sposa a quarant'anni e lanciare bouquet, non voglio tagliare giarrettiere o fare l'isterica perché i fiori dei centrotavola sono di una tonalità più scura rispetto alla moodboard che avevo mandato al fioraio, non voglio piani di torte coperte di orridi ricami, non voglio diventare quello che tutti si aspettano che io diventi. 
E se lo dovessi diventare, sovrastata dagli eventi, non voglio che se ne accorga nessuno, sarò una sposa pazza e silente. 

Sono venuta poi a sapere ultimamente, da fonti anonime che non posso rivelare, che ci sono sposi "vagamente social" che chiedono sponsorizzazioni, non sto scherzando, le chiedono come chiedono i campioncini dei prodotti, scrivono decine di mail dove, dato che si sposano e hanno tot followers, la buttano lì, chiedono se possono avere servizi gratis a fiorai, fotografi, pasticceri, sarte, parrucchieri, tipografie. In cambio? Visibilità.  Io non...

A parte gli scherzi, ho frequentato con alterne fortune il "mondo del wedding" per lavoro e lo piazzo poco sotto al mondo della moda nella classifica dei lavori frustranti per un generale stato d'ansia dei colleghi e soprattutto per lo stato di apprensione in cui versano i clienti. Suocere, mamme, mariti, testimoni che creano un vortice di aspettative e ansie solo per il semplice fatto che è così che deve essere. Parliamo poi delle truffe in circolo non appena pronunci la parola m a t r i m o n i o, una mia amica qualche anno fa si è sentita chiedere quattrocento euro al posto delle solite venticinque  per una piega normale solo perché era la sua pettinatura da sposa, se non è una truffa questa. Ed è tutto così: fai una festa? Costa 1000. Ti sposi? Costa 3000. Contro questo non posso fare niente, l'ansia ha alimentato il fanatismo e il fanatismo ha alimentato il business e il leviatano dei matrimoni è uno di quelli contro cui si combatte male a meno che tu non faccia una finta festa e solo alla fine dici a tutti che era un matrimonio. Ormai è una pratica appurata e se ti sposi, ti sposi, devi accettare che i fiori, le candele, i palloncini, lo stipendio dei camerieri, i tovaglioli, le fragole per i cocktail, costino come se tu vivessi sulla quinta strada. I costi spropositati di cose normali creano un corto circuito per il quale le spose pretendono, pretendono tutto, subito e perfetto, tutti devono leggere la mente della sposa e soddisfarla o lei farà la pazza, come se in quel giorno lì si spendesse tutta la qualità e la quantità della sua vita, come se fosse una gigantesca notte degli oscar dove è sicura di vincere la statuetta, come se, in quelle poche ore, si consumasse davanti agli occhi di tutte le persone che per lei contano, lo show della sua esistenza. Io lo trovo tristissimo. 
Io voglio fare una festa e sì, essere bella, e sì comprarmi un bel vestito da sera e dei sandali da paura e sì voglio che ci siano tutte le persone a cui voglio bene e sì voglio sposare Giacomo perché voglio stare con lui per il resto della mia vita. E questo è tutto quello che ho da dire sul mio matrimonio.

Recommendations by Engageya

Post in evidenza

di quella volta che ho perso una scarpetta nel fiume

L'altro giorno, in una delle mie sessioni meditative, tipo quelle in cui fisso le tende arancioni di organza dei miei vicini chiede...