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martedì 28 marzo 2017

She-Devil

Vorrei che iniziaste a leggere questo post con questa canzone di sottofondo (questa). Sì perché vi parlo di quando in casa c'è una dolce bambina, che ti abbraccia e ti cerca e ti dice "mamma come sei bella quando" ti vesti per uscire;  di una bella creatura che riempie la casa di dolcezza e cose buffe e che, anche se ha il suo bel caratterino, ti circonda di affetto e amore con la ricerca delle coccole e col bisogno di te.

Poi un giorno (qui dovete spegnere la canzone) arriva She Devil, ti ritrovi con un'adolescente formato polly pocket che ti dice che non sei la sua mamma che vuole un'altra famiglia che vuole stare col suo babbo e che il cane è meglio se la sera lo porti fuori te perché preferisce farsi addormentare dal babbo.  TU QUOQUE?

Tutto questo perché? Perché l'hai portata via all'ora che era giusto venire via da un posto dove si divertiva e le hai impedito di andare al parco giochi mentre diluviava. Da allora in casa una strafottente che non si abbassa a chiedere scusa, che ti ridacchia in faccia quando le dici che si è comportata male e ti ha detto cose brutte che ti fanno soffrire. La regola in casa è che non si va mai a letto arrabbiati e stiamo andando a letto arrabbiate da due giorni, senza un bacio o una gentilezza. 

Come ci si comporta? Io manco con i fidanzati che facevano gli stronzi mi son sentita così triste e mi trovo arresa perché sono sempre una che sa come comportarsi in questi casi, invece ignorarla e pretendere le sue scuse mi sembra l'unica via al momento ma non porta frutti, lei canticchia gioca e mi ignora e io mi incarognisco sempre di più come se davvero fosse un adulta e mi sento ancora peggio.


Mi hanno detto tante mamme che è una fase, mi hanno detto tanti ragazzi ancora non genitori, che anche loro hanno passato questa fase e che, o c'è qualche messaggio che lei percepisce in maniera sbagliata fuori da casa, o è solo un momento di sfida, un momento di crescita dove prende consapevolezza del suo carattere attraverso questa sfida. (Pronto Crepet?)

Nel frattempo mi trattengo dal chiamare il sacro collegio di correzione svizzera delle suore carmelitane scalze ma le ho chiuso i rubinetti di regalini e attività varie , almeno per questa settimana, e se è vero che sono piccoli per non capire cosa vuol dire ferire e non capiscono il senso reale del gesto del chiedere scusa, almeno le farò capire che, quando sbaglia, al suo errore segue una reazione. Non posso tenere il muso ad una bambina, mi rendo conto, capisco che delle scuse ottenute in maniera coatta sarebbero scuse meccaniche e non metabolizzate; non posso neanche farla troppo lunga. In questo blog vi ho parlato sempre del meglio e del peggio e di quando mi sono trovata in difficoltà nel mio ruolo di mamma, ecco questo è un momento di difficoltà, so che sono in una fase delicata che può stabilire l'andamento del nostro rapporto nei prossimi anni. I bambini oggi hanno tutto, sono protetti, coccolati, accompagnati e noi genitori viviamo nell'ansia di non fargli mancare nulla né affettivamente né materialmente ma credo che, se è vero che è piccolina per non capire il gesto, sia già abbastanza grande da capire che sono una persona e che non deve dire e fare certe cose prima di tutto con me e soprattutto agli altri. 

Ditemi dove sbaglio e se sbaglio.


12 commenti:

  1. Nella mia famiglia di solito è “l'altro genitore”, quello cioè non coinvolto nel litigio, a fare da mediatore con il figlio arrabbiato: crea un ponte cercando di far capire i sentimenti dell'altro e al tempo stesso ascoltando quelli del figlio.
    Buona fortuna Connie, facci sapere!

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  2. Ho una bambina di due anni e mezzo e quando leggo i tuoi post sui figli e sull'essere madre verrei a casa tua ad abbracciarti. Sono circondata da mamme che non dicono NO e non puniscono (sempre ragionevolmente ovvio) I propri bambini perché sennò ne urtano la sensibilità. Il risultato è che vedo sempre più bulli e sempre meno bambini pronti a chiedere scusa. Io lo so che sbaglierò in qualche modo, ovvio, ma come te penso che i nostri figli non siano gli imperatori dell'universo a cui tutto è dovuto e permesso, e che se feriscono qualcuno dobbiamo farglielo capire, per fargli acquisire consapevolezza dei propri gesti ed empatia verso chi hanno ferito. Sono in grado di capire quando fa comodo a loro? Allora lo saranno anche quando devono essere ripresi.
    Un abbraccio,
    Elisa

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  3. Non stai sbagliando, stai educando. Mi rivedo in questo racconto e posso raccontarti come mi approccio io,se può aiutarti. La prima reazione la punizione, per esempio la lascio in camera o le tolgono le attività o andare da un amica a giocare. Carmata la mia rabbia, perché si siamo umane e non mamme da tata Lucia, la chiamo e ci parlo seduta alla sua altezza, sedute a terra per esempio o alla sua scrivania, mi metto al suo pari insomma. Inizio a riassumere in poche parole e sopratutto in poche fasi l'accaduto e il mio conseguente stato d'animo. Poi le chiedo se le piacerebbe che qualcuno lo facesse con lei, e le porto esempi concreti tipo, in casi come quello narrato, la nonna che non la vorrebbe come nipote o quello che è più attinente alla litigata. Poi le chiedo cosa si aspetterebbe dalla persona che l'ha ferita e cerco di farle capire le scuse e il perdono. Detta così è lunghissima ma deve essere un discorso breve e che la sua attenzione riesce a seguire e sopratutto a fasi (Fai questo succede questo la persona sta così tu dovresti fare così). Ecco io così a volte trovo un canale di comunicazione!resistiamo e se vuoi il collegio in svizzera lo cerco e invio pure la mia così se fanno compagnia.

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  4. Non stai sbagliando stai educando. Mi ritrovo in questo racconto e se può aiutarti ti dico come cerco di risolvere queste situazioni con caecilia, 4 anni. La prima reazione è la punizione, stai in camera a non fai attività questa settimana. La seconda, passata la rabbia, perché non sono la mamma che racconta tata Lucia, è il confronto. Mi metto alla sua altezza e le parlo dell'accaduto, racconto per fasi e con parole semplici quello che è successo e come mi sento. Chiedo anche a lei come si sente e se vuole aggiungere qualcosa. Poi le chiedo se le piacerebbe che qualcuno le facesse la stessa cosa e le porto esempi concreti, non sola nonna la ti vuole più come nipote e ti dice o altro attinente alla litigata. Poi le chiedo cosa si aspetterebbe per fare pace e me parlo delle scuse e dei gesti per chiedere scusa. Ora a volte funziona altre no ma questo è il mio modo di aprire un canale di comunicazione con lei. Poi se opti per il collegio invio pure la mia così si fanno compagnia (Forse è un commento doppio scusami ma non capisco se il primo che ho scritto è stato inviato)

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  5. mi ricordo che una volta da bambina ho detto a mia madre una cosa molto simile. Non mi lasciava fare qualcosa oppure mi stava semplicemente sgridando e io le ho detto testuali parole che mi viene ancora da piangere: "non sei capace di fare la mamma". Mi è uscita così e neanche me ne sono accorta. Poco dopo l' ho vista in camera che piangeva. In quel momento ho capito che anche i grandi potevano piangere, ma soprattutto, che anche la mia mamma piangeva. Non mi sono mai sentita così male. Non so se ti può essere utile questo commento, ho vent'anni e non so come trattare dei figli, ma credo che quella volta vedere mia madre "debole tanto da piangere" mi abbia fatto capire tantissime cose.

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  6. Io, chiarendo che sei ancora molto arrabbiata, le spiegherei come ti senti e aggiungerei chiarimenti sul perchè hai agito come hai creduto meglio. Non pretenderei scuse, che sarebbero solo parole, ma magari una riflessione sul fatto che anche la mamma può soffrire per certi comportamenti (magari in un modo meno adulto di quello che sto facendo ora, ovviamente).
    Non farei passi indietro perchè, come hai giustamente sottolineato, è corretto far capire che ogni gesto ha una conseguenza.
    Sono indubbiamente fasi, ma fai bene ad aggiustare il tiro.

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  7. si concordo ..... in questi casi deve essere l'altro genitore. Succede spesso anche a casa mia e io non ho più un mocciosetto fra le mani ma un ragazzo adulto col quale discuto molto spesso. A quel punto interviene l'altro e di solito le cose si appianano .... ma sempre senza troppa fretta.

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  8. Cara connie, ho due figlie diversissime tra loro, una ha 10 anni l'altra ne ha 7, ho passato ogni fase che descrivi almeno con una di loro. Credo che tu faccia bene a sottolineare il fatto che le cose dette ti hanno provocato dolore, nn si possono permettere tutto, i bambini devono imparare a rispettare i sentimenti degli altri, non si dice sempre la verità e la responsabilità delle cose dette a 4 anni può essere compresa così come il pudore.Sono certa si tratti di una fase, e lo sai anche tu che ti vuole bene e che non vorrebbe un'altra mamma. A suo tempo anche io in circostanze simili ho pianto tanto, non so bene come, ma il risultato l'ho ottenuto:hanno capito che le persone si trattano con delicatezza, si pensa prima di parlare e si rispettano tutti soprattutto chi ci è vicino sena deroghe dettate dalla confidenza. So come stai e me ne dispiace, però passerà è bello che tu ne parli e ne scriva...i bambini sono dei tiranni emotivi, il mondo lo deve sapere. isabella

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  9. Quando ero bambina, e anche in adolescenza, il sentimento di ribellione/odio verso la figura genitoriale è stato sempre e solo verso mia madre.
    Questo perché era lei ad occuparsi di noi, lei dettava le regole e le punizioni, lei ci faceva fare i compiti e spegneva la TV quando era ora, lei che non ci faceva mangiare alle 18 perché era ora di cena.
    Mio padre era sempre fuori casa, tornava alla sera stanco e non aveva voglia manco di parlare, figuriamoci di discutere.
    Ti posso dire che qualche anno dopo mi sono pentita non sai quanto di tutte le cattiverie che le lanciavo Nella mia testa.
    Ora, anche io sono mamma: Benedico ogni sera il fatto che mia mamma sia sempre pronta ad aiutarmi... per quanto riguarda mio padre è rimasto tutto invariato. Forse in casa le regole le fai tu e ti vive come "genitore cattivo"? Anche Flavio le ha fatto capire di essere arrabbiato?
    forse è la prima volta che ti vede così e non sa bene come reagire?
    Facci sapere, che servirà anche a me...

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  10. forse la poker face di nina è paura sai?
    quando i bambini della sua età mordono, picchiano (i genitori e/o gli altri bambini) o dicono cose "cattive" non agiscono seguendo il modus operandi degli adulti, ma lo fanno per vedere l'effetto che fa agli altri e a sé stessi; guarda a nina come a una piccola e macchinosa scienziata che sperimenta giorno e notte: è così che impara come funzionano le cose no? per i sentimenti è la stessa cosa: lei ha fatto quello che è nata per fare cioè sbarazzarsi dello stress in modo selvaggio, ma efficiente

    ho sentito su snapchat che tu e il suo papà le avete detto che le sue parole ti hanno fatto male: avete fatto benissimo a darle queste informazioni ma io non andrei oltre; strano che possa sembrare, se ci andate giù troppo duro rischiate di inchiodare il suo comportamento colpendola nella sua routine quotidiana e rendendo più probabile che la cosa si ripeta

    se reagisci sconvolta nina interiorizza la tua agitazione a aggiungi il tuo affanno al numero di cose che la spaventano e così, forse, si sentirà spinta a provare a dirti di nuovo le stesse cose, perché non ha capito fino in fondo il motivo per cui l'hai sgridata: per ora la sua emotività non può dare un senso al tuo comportamento e questo la spaventa quindi magari ci riproverà (e ancora e ancora) per trovargli un perché

    secondo me, su questa cosa, dovresti abbassare le aspettative verso nina rimpicciolendole alla sua grandezza: tu ti senti come quando litigavi con il fidanzato ma lei non ha emotivamente trent'anni (magari loro ne avevano sentimentalmente quattro ma questo è un altro discorso) e quando ci sono di mezzo una paura o ansia, è importante mantenere l'aspettativa ancora più bassa e muoversi molto lentamente

    vedrai che con il tempo la fiducia di nina in te (che non volevi farla bagnare sullo scivolo) e la sua capacità di superare una delusione (restare alla festa più a lungo) cresceranno perché sarà cresciuto anche il tuo sostegno ad affrontare le piccole e grandi delusioni della vita

    andrà tutto bene, anzi, sono sicura che stia andando già tutto bene: voi continuate a essere amorevoli e calmi, lei non deve avere paura del vostro comportamento impulsivo o della vostra disapprovazione e il resto si farà col tempo e l'esempio, tutto qui

    un abbraccio, alessandra

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  11. L'ho vissuta da sorella, e non oso immaginare come deve essere provarla da mamma. Bisogna tenere presente che si tratta però di una bambina di 4 anni, che non ha chiaro il fatto che per far male a una persona non è necessario picchiarla, che dire certe parole ha lo stesso effetto di uno schiaffo, che la sua mamma è triste. Triste non arrabbiata, perché lei la rabbia la affronta in questo modo, risatine e spallucce.
    Se posso darti un consiglio, l'unico che mi permetto, forse è il caso di minare la sua quotidianità. Le parole hanno un peso e delle conseguenze, e questa è una cosa che può capire. Se ti fa arrabbiare, basta regali, ma se ti rende triste, per un po' niente cose condivise. Non so a cosa possa servire.
    Ma non credo tu stia sbagliando, educare non è un compito facile.

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  12. cara connie, ti leggo sempre silenziosamente ma oggi di tengo a darti...beh, più che un consiglio, un abbraccio virtuale moooolto partecipe e solidale.
    che arriva da una la cui figlia, alla veneranda età di sette anni, ad un certo punto ha iniziato uno sciopero della fame, con tanto di vomito in zona pasto. perchè? perché - ipse dixit la terapista ma ci ero arrivata, con qualche sfera di cristallo, un paio di novene alla madonna e un po' di, mah, intuito mammesco?, la mamma le fa il graaande torto di lavorare full-time, delegando ai nonni parte della gestione quotidiana.

    e comunque mi sento di tranquillizzarti, l'emergenza è rientrata e vedrai che rientrerà anche per te. e mi ritrovo molto nel bel commento qui sopra - parole ben calibrate e apertura sicuramente servono, e sbloccano piccole nine incapricciate;-)

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