L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


venerdì 23 giugno 2017

Di quella notte che ho letto decine di brutte storie





Io non sono una psicologa, anzi, ho fatto la scuola dei vestitini e ho un curriculum di storie d'amore piuttosto melodrammatico; non ho l'autorità e i mezzi per aiutate concretamente nessuno, so ascoltare e rispondere se mi scrivete ma rispondo cose dettate dal mio istinto e senza nessun fondamento tecnico.
Perché questa premessa? 
Ieri ho fatto dei sondaggi su twitter dove ho chiesto genericamente (proprio perché non sono un'esperta) se le persone che mi seguono hanno mai subito o stanno subendo stalking, se hanno subito a volte molestie sul lavoro o se sono state picchiate dai fidanzati. 
Ecco, da ieri alle una mi sono arrivate decine di mail di ragazze e ragazzi che mi hanno scritto e raccontato di violenze; storie terribili di anni ed anni di vessazioni e abusi, racconti lunghissimi di vere e proprie persecuzioni. Ieri sera sono andata a dormire avvilita ed arrabbiata come poche altre sere, sopratutto dopo aver letto di persone che avevano preso finalmente, dopo anni di minacce velate e non, il coraggio di denunciare a carabinieri/polizia/ ecc e si sono sentite quasi trattare dalle autorità come delle esagerate che stavano forse un po' cercando attenzioni o che comunque le cose dovevano essere ben più gravi di no schiaffato fra fidanzati per tirare in mezzo fogli e avvocati. (Non posso postare le mail perché le persone mi hanno espressamente richiesto l'anonimato, la ragazza della storia qua sopra ha r descritto la storia in maniera generica proprio perché voleva che io la potessi pubblicare). Ho letto fino a notte fonda storie di persone che sono state picchiate per anni e se ne danno la colpa, storie di donne che hanno vissuto per mesi e mesi in convitti con un uomo che frugava di nascosto nei cassetti della loro camera, ragazze che ogni sera escono dal lavoro e da anni trovano in auto nel parcheggio del loro ufficio il tipo che non fa niente ma sta solo in macchina a guardarle; storie di ragazze che per un sms di auguri di natale da un ex, si sono trovate le mani sul collo, storie di donne adulte che sono perseguitate da ex mariti che chiamano nel cuore della notte, storie di ragazzine di diciassette anni che lavorano in pizzeria e ogni sera subiscono battute e molestie non appena si trovano sole con un collega, storie di ragazze costrette ad implorare di non essere letteralmente "struprate" dal proprio fidanzato arrabbiato e ubriaco. Ieri sera ero attonita e avvilita. Prima di tutto perché solo con alcune ho saputo dire cose concrete, con altre ho letto con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, ho letto tutto e ho scritto che è fondamentale chiedere aiuto però e solo questo mi sono sentita di dire.
Parlatene, mi hanno scritto tanti centri anti violenza, ho parlato con delle volontarie e mi hanno dato anche dei link utili e numeri che potete trovare. Ce ne sono nelle vostre zone e loro sanno tutto, sanno ascoltarvi, sanno proteggervi, sanno anche come si comportano le forze dell'ordine in certi casi. 
1522, è il numero gratuito, del centro nazionale antiviolenza, risponde h 24 e ci sono persone preparate che vi ascoltano anche se avete da raccontare solo cose che per voi sono irrilevanti o sciocchezze o boh, che magari non vi tornano. 
Chiamate senza problemi e loro poi vi indirizzano al centro più vicino a voi.
Altrimenti, ad esempio, ci sono link come questo qui sotto, che è di un centro anti violenza di una città
Genova
Roma
Milano
Però non tenetevi le violenze per voi, non nascondetele non giustificatele, non cercate cose sbagliate in voi nel vostro passato, nelle cose che fate e perché no (questa che sto per scrivere è una mia opinione mia e solo mie eh) ARRABBIATEVI PARECCHIO e denunciate, denunciate dove sentite di essere ascoltate e se vi danno una pacca sulla spalla o vi dicono che vabbè "la state facendo troppo lunga" incazzatevi forte, anche se ve lo dice vostra madre o una vostra cara amica. Anche loro vi stanno facendo violenza in quel momento.
Io vi ringrazio perché ascoltare le vostre storie mi ha fatto sentire impotente, è vero, ma mi avete onorato anche di ascoltare un genere di confidenze difficili da tirare fuori e che non credo di meritare perché per come mi vedo sono solo una coglionaccia dei social, in ogni modo spero in qualche modo di avervi aiutato.




martedì 13 giugno 2017

Baby Booklovers

Eccomi di nuovo qui con la piccola e poco pretenziosa rubrica sui libri per bambini; stavolta è davvero variegata, sia per gli argomenti dei libri e anche per la fascia di età a cui sono destinati; diciamo che alcuni libri possono essere davvero regalati anche a bambini un po' più grandi rispetto a quelli di quattro anni come la Nina!

Inizio subito con il più colorato e divertente, nonché quello più adatto ai più piccoli, quelli che iniziano ad essere irrimediabilmente affascinati dalla sconfinata scienza del contare fino a dieci. La Nina ha imparato subito la poesia/filastrocca di questo libro e anche ovviamente tutti i numeri. E' una storia coloratissima di animali che portano ciascuno dei dolci ad una festa di compleanno per una balena. Le illustrazioni sono molto belle colorate e gli animali con i vestiti tipo le mamme con i tacchi mi fanno impazzire, insomma oltre alle belle illustrazioni può davvero essere anche un buon esercizio di lettura per i primi approcci con i testi scritti! 

Lungo il Cammino - testo e illustrazioni di Mariana Ruiz Johnson - edizioni Kalandraka (trovate le loro novità sulla pagina Facebook qui e il loro sito è qui)




Questo libro è per bambini forse dai sei/sette anni in poi, la trama è molto particolare, forse complicata ma molto affascinante, sembra quasi un spunto per una sceneggiatura. La storia è semplice alla fine ma l'ambientazione è abbastanza introspettiva: si narra di un mondo dove si parla pochissimo perché le parole si devono comprare, sono prodotte da una fabbrica e costano tantissimo, solo i ricchi dicono quello che vogliono, ci sono le parole buttate nei cestini della spazzatura e quindi anche dire ad una bambina che le si vuole bene può essere una piccola avventura.

La grande fabbrica delle parole - Agnès de Lestrade e Valeria Docampo - edizioni Terre di mezzo (qui la pagina Facebook)






Un libro buffissimo e super accessibile, basta sfogliarlo una volta e poi i bambini lo ricordano subito e lo leggono da soli, si parla dei tanto temuti pidocchi ma con ironia e con le solite facce buffe delle illustrazioni di Stephanie Blake.

PIDOCCHI - di Stephanie Blake - ed Babalibri (qui la pagina Facebook)



Qui siamo nel puro collezionismo e non potevo non farvi vedere l'ultimo pezzo della mia collezione... ehm... della collezione della Nina. Finalmente è arrivato anche il volume su Maya Angelou della collezione Little People, Big Drems. 
Una storia di una figura femminile che non conoscevo e che mi è piaciuto tantissimo, parla di speranza e tenacia e di come si può riscattarsi da un'infanzia un po' triste. pensavo che la storia sarebbe risultata complicata alla Nina invece ogni sera mi chiede di Maya! 

Maya Angelou- collana Little People Big Dreams (qui)- scritto da Lisbeth Kaiser e illustrato da Leire Salaberria (di trova su amazon)




Infine la vera opera d'arte, il libro che va guardato come nelle biblioteche segrete vaticane dove il frate ti sfoglia i tomi millenari con i guanti bianchi; La Sirenetta pop-up di quel maestro assoluto di questa tecnica che è Robert Sabuda. Se avete visto quando lo sfogliavo su Snapchat capirete anche voi che la Nina può guardare questo libro solo da dietro un vetro anti proiettile e sorvegliata da una guardia svizzera! 

La Sirenetta - Robert Sabuda - edizioni Mondadori (li trovate qui)






giovedì 8 giugno 2017

post di getto come il vomito

Probabilmente questo post sarà pieno di errori e refusi perché lo sto scrivendo di getto e non ho voglia di sistemarlo o renderlo preciso perché i grammarnazi non mi rompano i coglioni, ah, probabilmente sarà anche pieno di parolacce e frecciatine ma anche di questo onestamente non mi importa una sega. Sono qui perché oggi il posto dove vivo, il paese dove vivo, il "posto" dove lavoro, ha dato davvero il peggio e sono qui per dire che no, non accetto più l'anonimato dei leoni da tastiera, non accetto più i commenti meschini e senza cuore, lo humor nero quando ancora i cadaveri sono caldi e non accetto più i fascistelli eterosessuali che prenderebbero a pedate una mamma che dimentica un bambino in auto.
Vedete, io non sono un'esperta di comunicazione, chi mi conosce sa che quello che scrivo lo penso davvero o lo sostengo anche in un dibattito faccia a faccia, non ho paura delle mie idee e metto nome cognome in ogni cosa che esprimo, sarà anche vero che i social non sono la realtà, questo posso accettarlo ma a scriverci sopra sono le persone vere e se siete crudeli e meschini per me lo siete anche nella realtà e io mi ricordo i vostri nomi, me li segno tutti quanti. A riprova di questo ho la certezza che le persone che mi sono sembrate speciali, geniali, gentili e delicate sui social lo erano anche nella realtà, quando le ho potute conoscere.

Chi sputa sul dolore di una persona che vive il più grosso dolore della sua esistenza nella sua vita come potrà mai essere? Migliore?
I disumani, i subumani, gli analfabeti con la verità letta su Facebook, quelli che "a loro non potrebbe succedere perché...", i commentatori meschini, i paladini dei diritti inventati da loro sappiate che  sono anche i meschini nella vita, la vita vera; sono i colleghi che ti accoltellerebbero per avere un aumento, sono le donne che non ti fanno sedere in autobus anche se hai il pancione o sei anziana, sono i benpensanti che postano le foto dei nipotini e poi vorrebbero ammazzare i figli di chi mette le polpette per avvelenare i cani, è il web, sono io, siete voi, siamo noi, noi siamo quello che scriviamo qui, sempre. E per quanto mi riguarda siete responsabili di quello che scrivete. Io ho le mie opinioni e le esprimo e nessuno mi costringe a confrontarmi con voi, stanno qui e le scrivo. Sono forse sola a navigare in un mare di merda con una palettina da gelato, probabilmente, ma oggi ho capito che rimanere umani è possibile e che le persone che sputano violenza vanno denunciate, anche con la palettina da gelato.



il signore è già stato segnalato e non metto il suo nome perché non merita di apparire in un blog bello come il mio 

giovedì 11 maggio 2017

Perché parlo e parlerò poco del mio matrimonio


"Allora, come va con i preparativi per il matrimonio?" 
Ecco la domanda che mi sento rivolgere da innumerevoli settimane a questa parte. Forse è colpa mia che ho dato la notizia troppo presto o forse è come quando aspetti un bambino, che le persone non sanno cosa dirti e ti chiedono come va la gravidanza fissandoti il baricentro e tu hai solo la panza gonfia, niente da dire e va tutto bene.
Vi dirò, forse con il matrimonio è peggio perché la curiosità si dirama in innumerevoli aspetti e tematiche e, se tu volessi, potresti essere un fiume in piena che parte a parlare da un colore di pantone e arriva a disquisizioni floreali su un preciso colore di tulipani che vengono prodotti solo in una determinata zona dell'Olanda. 

Io devo metterla giù piano e dire chiaro e tondo perché parlo poco e parlerò poco del mio matrimonio: perché odio le spose e i matrimoni. 

Non se ne abbiano a male le mie amiche spose, non sto parlando di nessuna di loro ma della figura della sposa, una donna normale che quando stabilisce che il giorno tal dei tali convolerà a nozze, diventa un'erinne fanatica e agitata come un hooligans e soprattutto monotematica. Tutti si aspettano da me che io diventi una sposa isterica, perché mi piace il bello, perché mi apparecchio la tavola anche quando mangio da sola la bresaola e metto la tovaglietta americana cordinata coi fiori sulla tavola. Va da sé che una cosa come un matrimonio mi debba mandare nei pazzi, è una gigantesca pagina centrale di instagram da coordinare. 
E invece no, mi metto una mano sul cuore e vi dico che non ci sto pensando o ci penso a sprazzi, che vorrei scrivere sulle partecipazioni "dai, venite a festeggiare il nostro matrimonio che tanto sennò per capodanno ci prende sempre la malinconia, ci ubriachiamo vestiti di paillettes e non ci pensiamo!"

Voglio rompere un clichè rompendone piano piano tutti quelli che lo compongono, uno ad uno. Non voglio fare la pazza, non voglio intasare i miei social di cose sul matrimonio, non voglio mettere mie foto in palestra mentre cerco la forma perfetta per essere perfetta per un giorno, non voglio creare un hashtag, non voglio l'abito da sposa e il servizio fotografico mentre guardo l'orizzonte abbracciata a Giacomo tra le rotoballe della Toscana, non voglio dilapidare i soldi per raggiungere un epico pendant visibile solo nella mia mente, non voglio competere con nessuna, non voglio vestirmi da sposa a quarant'anni e lanciare bouquet, non voglio tagliare giarrettiere o fare l'isterica perché i fiori dei centrotavola sono di una tonalità più scura rispetto alla moodboard che avevo mandato al fioraio, non voglio piani di torte coperte di orridi ricami, non voglio diventare quello che tutti si aspettano che io diventi. 
E se lo dovessi diventare, sovrastata dagli eventi, non voglio che se ne accorga nessuno, sarò una sposa pazza e silente. 

Sono venuta poi a sapere ultimamente, da fonti anonime che non posso rivelare, che ci sono sposi "vagamente social" che chiedono sponsorizzazioni, non sto scherzando, le chiedono come chiedono i campioncini dei prodotti, scrivono decine di mail dove, dato che si sposano e hanno tot followers, la buttano lì, chiedono se possono avere servizi gratis a fiorai, fotografi, pasticceri, sarte, parrucchieri, tipografie. In cambio? Visibilità.  Io non...

A parte gli scherzi, ho frequentato con alterne fortune il "mondo del wedding" per lavoro e lo piazzo poco sotto al mondo della moda nella classifica dei lavori frustranti per un generale stato d'ansia dei colleghi e soprattutto per lo stato di apprensione in cui versano i clienti. Suocere, mamme, mariti, testimoni che creano un vortice di aspettative e ansie solo per il semplice fatto che è così che deve essere. Parliamo poi delle truffe in circolo non appena pronunci la parola m a t r i m o n i o, una mia amica qualche anno fa si è sentita chiedere quattrocento euro al posto delle solite venticinque  per una piega normale solo perché era la sua pettinatura da sposa, se non è una truffa questa. Ed è tutto così: fai una festa? Costa 1000. Ti sposi? Costa 3000. Contro questo non posso fare niente, l'ansia ha alimentato il fanatismo e il fanatismo ha alimentato il business e il leviatano dei matrimoni è uno di quelli contro cui si combatte male a meno che tu non faccia una finta festa e solo alla fine dici a tutti che era un matrimonio. Ormai è una pratica appurata e se ti sposi, ti sposi, devi accettare che i fiori, le candele, i palloncini, lo stipendio dei camerieri, i tovaglioli, le fragole per i cocktail, costino come se tu vivessi sulla quinta strada. I costi spropositati di cose normali creano un corto circuito per il quale le spose pretendono, pretendono tutto, subito e perfetto, tutti devono leggere la mente della sposa e soddisfarla o lei farà la pazza, come se in quel giorno lì si spendesse tutta la qualità e la quantità della sua vita, come se fosse una gigantesca notte degli oscar dove è sicura di vincere la statuetta, come se, in quelle poche ore, si consumasse davanti agli occhi di tutte le persone che per lei contano, lo show della sua esistenza. Io lo trovo tristissimo. 
Io voglio fare una festa e sì, essere bella, e sì comprarmi un bel vestito da sera e dei sandali da paura e sì voglio che ci siano tutte le persone a cui voglio bene e sì voglio sposare Giacomo perché voglio stare con lui per il resto della mia vita. E questo è tutto quello che ho da dire sul mio matrimonio.

giovedì 27 aprile 2017

Genitori Bugiardi


Quando sei genitore una delle cose fondamentali, un pilastro dell'educazione, un precetto fondamentale da ribattere continuamente ai figli, se vuoi crescerli in un ambiente pedagogicamente ed eticamente sano, è senza dubbio: NON DEVI DIRE BUGIE!
E le bugie fanno piangere Gesù, le fatine, Buddha o quello in cui credete, le bugie hanno le gambe corte, il bambino bugiardo se lo mangiò il lupo, insomma il bugiardo è senza dubbio "la perzona falza" del mondo dei bambini.
E invece, alla faccia di Collodi, siamo noi genitori che diventiamo bugiardi patentati una volta che le creature entrano nell'età della ragione, quella che coincide anche con l'età delle domande scomode, dei perché, del fatto che si ricordano le strade, gli orari, i giorni della settimana e non puoi più bluffare sullo spazio/tempo. 

Questo post mi è venuto in mente dopo aver letto un tweet di Arianna che diceva così:


Sotto al tweet le dichiarazioni di altri genitori "mentirosi" che confessavano col capo coperto di cenere di aver più volte fatto ricorso all'antica arte dello sparar cazzate per togliersi da qualche spiegazione fastidiosa o guaio o sbattimento all'orizzonte. Perché alla fine è davvero solo per quello che si dicono, sono bugie piccole, piccole che non fanno male a nessuno e temprano i figli alla negazione e al sacrificio, le dici ogni tanto, quando sei stanco e quando davvero non hai voglia di adempiere ai tuoi doveri di genitore; ed ecco un profluvio di gelatai con piani ferie molto flessibili, giostre chiuse per pericolo caduta fulmini, negozi di giocattoli con gestori spesso malati o chiusi per eventi straordinari, giochi prodotti in edizioni limitatissime, giochi prodotti solo per i grossi supermercati quelli grandi grandi che sono vicini alle metropoli, edicole con orari al pubblico degni di un ufficio anagrafe e via dicendo. Io personalmente sono una bugiarda scaltra e convincente, riesco a dire una bugia credibile e ben articolata in pochi secondi e, con l'esperienza, ho capito anche che più sono dettagliate nella spiegazione e nelle motivazioni più il pargolo si acquieta. 
La mia top ten delle bugie rifilate alla Nina al momento è così stilata:

1) La tv trasmette cartoni e programmi per bambini solo e soltanto fino alle 09:00 poi solo tg. La programmazione riprende verso le 17:00 e alle 21:00 ricominciano i tg. 
Sì, anche su cartoonito, sì anche su RAI yo yo. E mentre i bambini sono a scuola trasmettono questo:



2) Purtroppo per avere accesso ai parchi giochi come Disneyland od EuroDisney va presentato un certificato del pediatra dove si attesta che il bambino dorme nel suo letto almeno il 70% della notte altrimenti niente accesso al parco.

3) La nonna non può venire perché è alla messa ---> la messa è noiosa meglio non chiedere.
    La nonna non può venire perché è dal dottore ---> il dottore fa le punture meglio non insistere. 
Tendenzialmente la nonna sta guardando Netflix in quel momento.

4) Il parco giochi con scivoli e girelli è chiuso almeno due volte la settimana per manutenzione straordinaria del comune che lucida gli scivoli e collauda le altalene; è una questione di sicurezza, inutile passare anche a vedere tanto ora ci sono solo operai e ingegneri intorno ai giochini e che gusto c'è?
In realtà non piove da tre settimana e al parchetto giochi sembra di stare nel Sahara degli acari e del pulviscolo vario.

5) La gelateria sta aperta solo se fuori fa caldo, ci deve essere una temperatura esterna consona sennò proprio per legge il gelataio non può aprire la gelateria, è una questione di surriscaldamento globale e quelle robe di Di Caprio. 
In realtà è leggermente freschino ma in gelateria c'è una coda che manco al padiglione del Giappone.

6) Purtroppo quelle scarpe con i led, questi leggings stampa frozen e questa bellissima maglia col taglio diagonale e disegnata una barbie coi capelli gilletterati non la fanno della tua taglia, credo che sia proprio una politica dell'azienda, peccato, cerchiamo qualcos'altro.
In realtà NO 

7) Sotto il nostro appartamento vive un compositore con l'orecchio fino che dorme circa diciotto ore al giorno ed è sposato con una donna che ha sempre mal di testa ed è piuttosto nervosa.
In realtà l'appartamento è sfitto da quando siamo qui.

8) Ho il numero di telefono di tutte le mamme di tutti i bambini del mondo ma anche i telefoni di ogni esercizio commerciale e anche di qualche canale tv, telefoni con i quali mi prodigo in enfatiche telefonate dove chiedo precise spiegazioni sui palinsesti, sugli orari di apertura o sul perché la bambina X o il bambino X proprio quel giorno non possono venire a casa nostra.
In realtà ho la cefalea.

9) La mamma non può accompagnarti ai gonfiabili, ha un ordine restrittivo del tribunale perché una volta tanti anni fa aveva uno spillone in un cappotto e ne ha bucato uno altissimo e da allora se mi riconoscono non mi fanno entrare. 
In realtà odio i gonfiabili.

10) Ogni volta che vediamo un bambino con il gesso (cosa che la colpisce molto) le dico che si è rotto il braccio o la gamba mentre giocava e che sua mamma mi ha detto che il dottore le ha spiegato che è successo perché quel bambino non mangia mai la verdura.
In realtà chi la conosce la mamma?


Però a nostra difesa e giustificazione pensiamo alle nonne, al background fornitoci dalle nostre nonne, le bugiarde zero, le seminatrici di paure ancestrali. Solo la mia nonna materna, che era anche un'educatrice in quanto maestra elementare, ci diceva sempre che se andavamo a letto con i capelli bagnati ci potevamo svegliare con la meningite (Burioni suca); in realtà non voleva le federe e i cuscini umidi. Oppure ci diceva che se mangiavamo prima di andare a dormire ci svegliavamo con la bocca storta, una specie di ictus in pratica. In realtà non voleva buttare all'aria di nuovo la cucina dopo che aveva messo tutto a posto dopo la cena o che mangiassimo sui divani.
E sì che io e le mie cugine eravamo anche grandine, chissà le panzane che ci rifilavano in tempi più remoti.



mercoledì 26 aprile 2017

del "Perché ti sei fatta bionda?"





É bello arrivare quasi alla soglia dei quarant'anni e ancora non aver capito che non è produttivo per la propria autostima presentarsi dal parrucchiere con una gallery di foto di fighe con tagli e colori che tu e solo tu ritieni stiano bene alla tua fisionomia. É bello e ingenuamente tenero che una come me si sia presentata mora e verdognola dal parrucchiere, brandendo foto di Sarah Harris e dicendo sicura di sé: "voglio i capelli così!"




Ok, procediamo con ordine che voglio risultare solo un pochino pazza non completamente da internare; provo a rispondere con questo post a chi in questi giorni mi ha chiesto se son stata pagata per farlo, a chi mi ha guardata come se mi fossi tatuata la faccia come Tyson, o semplicemente a chi mi ha detto: cosa hai fatto ai tuoi bellissimi capelli?

Innanzitutto non erano bellissimi capelli. Ero bruna, avevo fatto una tinta più scura ad ottobre ( avevo fatto anche la frangia ma è un ricordo ancora troppo doloroso e non mi va di parlarne) per coprire circa un decennio di decolorazioni varie, di meches dalla larghezza che variava dal misurabile col microscopio alla variante di valico, di sciatusch ripetuti ( sciuatush si narra sia una parola che solo alcune tribù indigene sappiano pronunciare e riprodurre con la scrittura cuneiforme/ scìàt-ùsch = donna con lunga ricrescita). Insomma, uscivo da un periodo di prepotenti decolorazioni che coperte col bruno finivano sempre per sfociare in un rosso prugna supplente di religione.

In contemporanea da sotto al capello scurito spuntavano non solo i capelli rossi ma anche una selva di doppie punte come in una coltivazione abusiva di ananas e, tragedia delle tragedie, l'imbocco del tunnel della terza età, le ciocche di capelli bianchi come se avessi preso uno spavento.
Che fare allora? Tornare mora e ricominciare l'iter del copri il rosso e tappa il sale e pepe? Pinnare board di ridenti sedicenni coi boccoli naturali come Iriza Legan?
Oppure tornare a farsi guardare strano dal parrucchiere mentre si pronunciano parole oscure come balaiage o baby light? Pinnare board di morette/biondine con cassetti ribelli che sembrano sempre asciugati dal vento caldo di ibiza?

NO! Ho fatto la mattata! Mi sono presentata con la foto di una donna adulta e con le rughe, vestita come mi piace e sufficientemente sciatto/francese da rientrare nei miei canoni stilistici, una donna dalla chioma vecchio/albina! La parrucchiera mi ha guardata e mi ha detto tutti i pro e i contro e anche che la forza sarebbe dovuta scorrere potente in me per affrontare questa cosa. E io ho iniziato. Probabilmente ho fatto una cazzata, lo so, per ora mi ci sono volute alcune settimane per adattarmi al primo step e resistere alla voglia di decapitarmi ogni mattina appena mi vedo nello specchio; ho superato a fatica i primi lavaggi in solitaria, gli sguardi di disapprovazione di chi ti crede una fan di Eminem ormai fuori tempo massimo.


Vedremo, tra pochi giorni ho il secondo step della decolorazione (si fa per step, se il vostro parrucchiere ve lo fa tutto in una volta lo dovete denunziare al tribunale L'orèal!!) quello in cui approderò al secondo stadio quello chiamato del platino Ciccciolina. 
Per il momento devo soltanto curarli come se fossero un cucciolo di panda in cattività, trattarli con delicatezza e nutrirli con creme costose come caviale beluga; le alternative di acconciatura sono o farseli pettinare dalla parrucchiera per un sicuro effetto "parrucca di Milly Carlucci", o fare da sola ed ottenere così un effetto Cobain che non ce la fa a stare al mondo.



Vediamo fiduciosi il prossimo step, voi intanto portate un cero a nostra signora della parrucca scenografica, tale Beyonce Knowles-Carter, protettrice di noi mattarelle tricologiche e pregate per i miei bulbi.





giovedì 6 aprile 2017

La nerd che è in me vs tutto il Pinterest del mondo

C'è un tempo per Pinterest, un tempo per Instagram, un tempo per le riviste patinate, un tempo per coordinare gli asciugamani in scala di colore nel mobiletto dell'armadio del bagno, un tempo per disporre i libri con la costola con la stessa tonalità di colore sulla mensola, c'è un tempo per le verriere e per le lampade di modernariato, un tempo per le piante tropicali e i cuscini con le fantasie geometriche, c'è un tempo per vestirsi da francese chic o coreana benestante in vacanza a Firenze, c'è un tempo per collezionare soprammobili d'antiquariato, un tempo per le borse di paglia, un tempo per i vasi con forme strane e i piatti dipinti a mano da una scandinava con la casa tutta bianca, c'è un tempo per il decluttering total francescano e il conseguente look da Dylan McKay perché hai solo t-shirt bianche e jeans, c'è un tempo per il minimal trascendentale ascetico, un tempo per travasare il Dove nei flaconi Aesop e un tempo per nascondere, in una cesta di iuta intrecciata da un mongolo a 383838 km di altezza, i flaconi più brutti.
Però c'è anche il tempo dei nerd, quello in cui vorresti comprarti un Tardis e metterlo in mezzo al salotto in bella vista, quello in cui vorresti tutte le action figures di Star Trek, un tempo in cui vorresti in sala la Morte Nera fatta col Lego esposta sulla mensola più in vista, un tempo in cui vorresti stare in casa col mantello di Harry Potter, la bacchetta e la saetta disegnata nella fronte a gridare "Crucio!" a tutti quelli che passano sotto casa, c'è un tempo in cui vorresti il poster di One Piece da appendere in camera, anche solo dietro la porta, e un tempo per la spada di Aragorn? Di certo appesa lungo il corridoio e anche un trono di spade come sedia per guardare la tv. Oh!

Non posso, i nerd sono la mia confort zone, è vero ma la nerd serena e felice che vorrebbe solo leggere fumetti e collezionare idoli in plastica e vecchi giochi in scatole originali, è incatenata nelle segrete del mio animo e la Connie arredatrice e adulta tiene la chiave della segreta nella tasca della vestaglia di seta e quella poverina urla davanti ad ogni oggetto cult, ad ogni Lucca Comics o solo guardando la casa di Sheldon Cooper.



Però, alla faccia del design, la lampada come Sherlock me la son comprata, tiè!





martedì 28 marzo 2017

She-Devil

Vorrei che iniziaste a leggere questo post con questa canzone di sottofondo (questa). Sì perché vi parlo di quando in casa c'è una dolce bambina, che ti abbraccia e ti cerca e ti dice "mamma come sei bella quando" ti vesti per uscire;  di una bella creatura che riempie la casa di dolcezza e cose buffe e che, anche se ha il suo bel caratterino, ti circonda di affetto e amore con la ricerca delle coccole e col bisogno di te.

Poi un giorno (qui dovete spegnere la canzone) arriva She Devil, ti ritrovi con un'adolescente formato polly pocket che ti dice che non sei la sua mamma che vuole un'altra famiglia che vuole stare col suo babbo e che il cane è meglio se la sera lo porti fuori te perché preferisce farsi addormentare dal babbo.  TU QUOQUE?

Tutto questo perché? Perché l'hai portata via all'ora che era giusto venire via da un posto dove si divertiva e le hai impedito di andare al parco giochi mentre diluviava. Da allora in casa una strafottente che non si abbassa a chiedere scusa, che ti ridacchia in faccia quando le dici che si è comportata male e ti ha detto cose brutte che ti fanno soffrire. La regola in casa è che non si va mai a letto arrabbiati e stiamo andando a letto arrabbiate da due giorni, senza un bacio o una gentilezza. 

Come ci si comporta? Io manco con i fidanzati che facevano gli stronzi mi son sentita così triste e mi trovo arresa perché sono sempre una che sa come comportarsi in questi casi, invece ignorarla e pretendere le sue scuse mi sembra l'unica via al momento ma non porta frutti, lei canticchia gioca e mi ignora e io mi incarognisco sempre di più come se davvero fosse un adulta e mi sento ancora peggio.


Mi hanno detto tante mamme che è una fase, mi hanno detto tanti ragazzi ancora non genitori, che anche loro hanno passato questa fase e che, o c'è qualche messaggio che lei percepisce in maniera sbagliata fuori da casa, o è solo un momento di sfida, un momento di crescita dove prende consapevolezza del suo carattere attraverso questa sfida. (Pronto Crepet?)

Nel frattempo mi trattengo dal chiamare il sacro collegio di correzione svizzera delle suore carmelitane scalze ma le ho chiuso i rubinetti di regalini e attività varie , almeno per questa settimana, e se è vero che sono piccoli per non capire cosa vuol dire ferire e non capiscono il senso reale del gesto del chiedere scusa, almeno le farò capire che, quando sbaglia, al suo errore segue una reazione. Non posso tenere il muso ad una bambina, mi rendo conto, capisco che delle scuse ottenute in maniera coatta sarebbero scuse meccaniche e non metabolizzate; non posso neanche farla troppo lunga. In questo blog vi ho parlato sempre del meglio e del peggio e di quando mi sono trovata in difficoltà nel mio ruolo di mamma, ecco questo è un momento di difficoltà, so che sono in una fase delicata che può stabilire l'andamento del nostro rapporto nei prossimi anni. I bambini oggi hanno tutto, sono protetti, coccolati, accompagnati e noi genitori viviamo nell'ansia di non fargli mancare nulla né affettivamente né materialmente ma credo che, se è vero che è piccolina per non capire il gesto, sia già abbastanza grande da capire che sono una persona e che non deve dire e fare certe cose prima di tutto con me e soprattutto agli altri. 

Ditemi dove sbaglio e se sbaglio.


lunedì 20 marzo 2017

eccomi di nuovo! Libri per bambini! #babybooklovers

Eccomi di nuovo qui, stavolta a stretto giro, con la mia piccola rubrica. 
Ci siamo rifornite di nuovi libri e, come sempre, ve ne parlo con piacere e, come sempre, nei commenti e su snapchat e instagram, suggeritemi nuovi libri ed acquisti!
Avevo promesso anche di fare un post sui libri vintage che ho preso nei vari mercatini ma ci sto mettendo molto tempo a leggerli perché alcuni sono veri e propri piccoli romanze e ne ho diversi in cantiere, vorrei parlarvene quando li ho tutti letti! 
Intanto iniziamo con questi "moderni":


Fiabe a Tutto tondo - Cappuccetto Rosso - Ed. Sassi Junior

La trama della storia credo non ci sia bisogno che ve la spieghi ma la bellezza di questo libro sta nel fatto che volendo è anche un vero e proprio gioco. Aprendolo e legando i nastrini si trasforma in  una giostra di diorami pieni di particolari, il racconto è scandito con gli scenari in 3d pieni di dettagli da scoprire. Alla Nina piace tenerlo sempre aperto in camera e leggerlo ruotandolo come un piccolo teatro portatile!!



Flon-Flon e Musetta - Elzbieta - Ed Aer

Un libro senza dubbio dall'argomento piuttosto impegnativo e per questo adatto sicuramente ai bambini dai 4/5 anni in su, tuttavia è un piccolo albo dalle illustrazioni delicate e dai caratteri grandi che parla della guerra in maniera gentile. Tratteggiando la storia di due coniglietti amici e divisi dalle spine di un conflitto grande e incomprensibile, questo racconto scritto da un'autrice Polacca molti anni fa, riesce a spiegare ai bambini un qualcosa di difficilmente spiegabile. Pensavo che alla Nina l'argomento "guerra" sarebbe rimasto incomprensibile o spinoso invece le ha suscitato interesse e mi ha anche fatto qualche domanda che non mi aspettavo. 



Scopro la musica - L'orchestra - edizioni Usborne 

Ok, ammetto che questo libro è uno dei miei ennesimi tentativi di incanalare le energie della Nina verso la musica classica e devo ringraziare una ragazza che su snapchat mi ha mandato un video live direttamente dalla libreria dove lo ha visto! Ovviamente l'ho cercato subito ed è stato molto apprezzato! Per questo oltre alla copertina occorre anche  un video!





Cerca e trova - In Viaggio - Sassi Junior

Un libro/gioco pieno di dettagli da scoprire e cercare, una grafica un po' anni sessanta piena di colori e per finire un testo breve ed in rima; il libro si apre in grandi pannelli con l'elenco delle cose da cercare ed in questo, a tema viaggi, ci sono personaggi da cercare negli aeroporti, nelle città e al mare.  É divertente e adatto anche ai più piccolini, ovviamente la Nina ha imparato già a memoria  tutte le disposizioni delle cose da cercare e fa la gradassa ma le piace anche farsi spiegare i vari dettagli presenti sullo scenario.





I'm a Bunny - Richard Scarry - ed. Golden Books 

Ok, ammetto che quando ho visto questo piccolo volumetto in un una libreria inglese di Firenze non ho saputo resistere e l'ho preso senza neanche consultarne il contenuto. Richard è sempre una garanzia, si sa, è un libro adatto ai piccolini ma con illustrazioni di una dolcezza che fa bene al cuore anche dei più grandi. (perfetto per la pasqua)




APE - Una piccola meraviglia ella natura - Britta Teckentrump - Ed. Sassi Junior 

La storia in rima della giornata di una piccola ape che in ogni scenario si intravede più piccola o più grande, oppure circondata dalle sue compagne ma sempre intagliata e intravista nella sua cella mentre operosa trasporta nettare e cerca nuovi prati fioriti. Illustrazioni quasi da appendere come piccoli quadri e libro adatto a bambini curiosi e amanti della natura che già si cimentano con la lettura.




Mi disegni un piccolo principe? - Michael Van Zeveren - ed Babalibri

Un piccolo racconto per bambini che vanno a scuola e vogliono esprimere la loro creatività! Una pecorella (animale scelto non a caso) deve disegnare come tutte le sue compagne di classe, un piccolo principe che a lei non riesce, la mamma allora le dice di guardare oltre le cose e di disegnare anche quello che non vede o quello che le fa vedere la sua fantasia! La piccola pecorella scoprirà di essere una vera artista dell'astratto!




(SASSI JUNIOR - BABALIBRI - GOLDEN BOOKS - USBORNE -AER)



martedì 21 febbraio 2017

Sul diritto alla noia e la mamma pupazzo



Quando mi scrivete nei commenti sul Instagram o qui sul blog cose tipo "sei una mamma bravissima, la Nina è fortunata" per il modo in cui percepite che mi occupo di lei,  ammetto che mi sento dilaniata dai sensi di colpa perché vi confesso che non sono come credete o perlomeno sento di non corrispondere esattamente  al parametro della "brava mamma" che ho nella mia testa.

Spesso la Nina con me si annoia, lo ammetto, io non sono una di quelle mamme che si mettono a dipingere e a fare la pasta di sale, non mi Muciaccizzo per la prole. Ecco l'ho detto. O perlomeno, non lo faccio a tempo pieno, non per tutto il tempo che trascorro con lei.  C'ho ragionato un bel po' e ci sono delle motivazioni del perché non lo faccio: prima di tutto perché non voglio fare le cose con lei per il comune sentire o perché i blog delle mamme nordiche trasmettono questa immagine della mamma moderna; poi non voglio fare le cose con la Nina mentre io mi annoio, perché lo sento come un lavoro o una faccenda da fare in casa tra quelle da fare. Non sta scritto da nessuna parte che per mia figlia io debba essere anche una principessa disney, regina dell'intrattenimento, del gioco e del d.i.y. full time. Inoltre credo che i bambini abbiano il diritto di annoiarsi, di conoscere e sperimentare la noia, senza noia non si inventa niente, se c'è sempre qualcuno che ti mette tempere in mano, ti fa trovare un laboratorio di pasta da manipolare e una casa parco giochi, non imparerai mai a gestire la noia, ad archiviarla e spazzarla via. Non credo sia compito della mamma pianificare e gestire totalmente l'intrattenimento, non credo sia un'ulteriore ansia da aggiungere alle ansie di madre. Oltre a tutti i pensieri che puoi avere anche se sei una madre serena non puoi aggiungere il pressing del dover far fare per forza qualcosa con i bambini quando si è in casa insieme. Certo, magari si devono fornire gli strumenti per non annoiarsi e certo, mi piace sedermi a disegnare con lei, insegnarle a colorare nei bordi e fare i collage ma è tempo del mio tempo e del suo tempo che si intrecciano, non una dedizione totale di tempo mio dedicato al suo. Sono molto più felice e soddisfatta di me stessa quando la sento canticchiare e parlottare in camera sua e vedo che ha inventato un gioco nuovo o sta sfogliando un libro o cucinando in un ristorante immaginario. Io non ho ricordi di mia mamma che giocava con me, eppure ho avuto una bellissima infanzia e non posso certo parlare di una mamma assente, la mamma era la mamma col suo lavoro e le cose da fare in casa, era quella che ti preparava la merenda e ti dava un aiuto per qualcosa. 

Quello che voglio dire non è che abbandono la Nina a se stessa una volta varcata la soglia di casa,  piuttosto cerco di indirizzarla verso cose che può fare da sola o con un mio piccolo aiuto; sento mamme che si arrabattano continuamente per trovare forme di intrattenimento per i figli, devono impastare pasta di sale, incollare, travestirsi e dipingere con le dita. Ammesso che anche alla mamma piaccia passare tutto il suo tempo così dobbiamo ammettere che fa tutto parte dell'immagine pinterestizzata che cerchiamo di ficcarci in testa.

"GUARDA COME QUESTA MAMMA FA I SUOI ESERCIZI FITNESS TENENDO IN BRACCIO IL SUO BEBÈ-UNA BELLA IDEA PER TENERSI IN FORMA E GIOCARE CON LUI!"
E a me viene voglia di lanciare il pc fuori dalla finestra. Sì perché devi essere bella, in forma, in carriera, in salute, cucinare e cucinare bio, portare a spasso il cane e fare il pupazzo clown per la prole. 
Eh no! Io non ci sto! 
La mamma è in casa con te, se vuoi coloriamo un disegno, leggiamo un libro, non per tutto il tempo che stiamo insieme però, se vuoi puoi aiutarmi a fare qualcosa in casa, altrimenti, cara bambina di quattro anni, è tempo che tu impari a gestire il tuo tempo e la tua noia e devi imparare a capire i ruoli nella casa.

Non è severità, è che non voglio fare la mamma pupazzo, non voglio essere un teletubbies sempre a disposizione e che fa anche le lavatrici, ho la presunzione di sembrare più autorevole così e che col tempo si imparino a delineare e gestire i propri spazi nella casa. Non ho letto nessun testo e questo è solo frutto di miei pensieri e ragionamenti sulla genitorialità, metto le mani avanti e sono aperta al confronto. Ma mi sono fatta l'idea che quando si gioca "troppo" coi propri figli si finisca per assumere un ruolo sempre più lontano da quello del genitore con cui poi si fanno i conti da più grandini, quello che ti impone un po' di regole e che ha autorità.  Forse mi sbaglio e sono soltanto io che non riesco a far condividere i due aspetti e separare i due ruoli ma ho come l'impressione che, se per un'ora gioco con la Nina e interpreto il suo magico pony alato, lasciandomi cavalcare e comandare a bacchetta, poi sia davvero difficile alzarsi e dirle: "Ok, ora rimetti in ordine la tua camera, poi vai a lavarti le mani e quando ti chiamo vieni a tavola"

Cioè, dai, chi prenderebbe ordini da un magico pony alato?

martedì 31 gennaio 2017

Di come piano piano la spunterò sulla paura di volare



Come ormai saprete, oltre all'insonnia, alle varie ansie e ai piccoli tormenti che mi affliggono e che mi auto/infliggo, nell'ultimo anno ha fatto la sua scintillante comparsa anche la paura di volare, la così detta Aerofobia, da non confondersi con la non meno fastidiosa disfunzione che tuttavia, al massimo, ti mette in imbarazzo per aver lanciato un silenzioso peto in un ascensore affollato.

No, non potevo limitarmi ad alzarmi la notte per mettere in ordine cromatico e di misura gli asciugamani del bagno, è arrivata anche l'aerofobia, la fottuta e incontrollabile paura di volare mista all'istinto di aprire il portellone per scendere in una magica pensilina delle nuvole mentre si sorvola il mediterraneo.


Allora, non starò qui a dirvi "i dieci trucchetti per non avere l'ansia" come se fossi una rubrica scema di qualche rivista del 1997 nella sala d'aspetto del dottore, perché una delle cose che mi manda più fuori dalla grazia di cristo è la frase "non ci pensare" e, anzi, sono qui a dirvi che ho usato farmici, ho preso le così dette goccine calmanti e fatto anche della terapia. Da brava insonne so cosa vuol dire quando racconti il tuo problema alla gente e ti senti dire: "ma se non hai sonno alzati e fai qualcos'altro, guardala tv, stira, leggi, scrivi?" - IO VOGLIO DORMIRE CAZZO!

Quindi questi che vi sto per sciorinare sono solo dei piccoli accorgimenti che ho imparato negli ultimi voli e che come grossa premessa hanno il giusto dosaggio di goccine calmanti; mi spiace se siete contrarie ai medicinali e agli psicofarmaci e in generale questo post non vi è utile, io amo troppo viaggiare e amo prendere l'aereo. Da questa cosa voglio guarire e sono certa che arriverà anche il giorno in cui non ne avrò bisogno di prendere nulla per volare e durante una turbolenza sull'oceano indiano sorseggerò un whisky, con la cintura di sicurezza slacciata e dicendo : "ehi, come balla questo bestione!"


1 - Ho creato un surviving pack, una busta di tela mia e solo mia con un mio personalissimo kit di sopravvivenza, me la sono preparata come la valigia che si fa per andare a partorire, con le cose che sai che ti aiuteranno a sopravvivere a quel momento difficile, salviette, feticci, fogliolini. Una barbona dei cieli.

2 - Mi sono portata dietro un libro che conosco, uno di quelli consumati, con le parti sottolineate, con i brani che amo rileggere, con i bordi con le orecchie e me lo sono riletto qua e là. Non mi sono portata un libro nuovo o un libro da finire ma quello che definirei un confort book. In caso di ansia mi leggo la descrizione delle miniere di Gimli, ho pensato. 

3 - Mi sono creato due playlist da ascoltare: in caso di volo liscio come l'olio abbiamo un Mozart, Bach, Strauss, Bernstein, ecc;  in caso di volo turbolento ecco una compilation di mega pezzi anni '90. Se l'aereo deve cadere voglio precipitare sentendo Spice up your life!

4 - Ho mangiato. Ho ingurgitato tutto quello che si poteva mangiare appoggiati ad un tavolino d'aereo. Noodles, cioccolata, anacardi, quei mini biscottini salati che hanno solo sugli aerei, ho prodotto la quantità di spazzatura di uno staterello ma mi sono coccolata di schifezze.

5 - Vi sembrerà impossibile ma, come diceva Giacomo, ogni volo la situazione migliora e vi sembrerà impossibile ancor di più ma anche il suo consiglio di sedermi dal lato del finestrino e guardare mi ha aiutato. Come un inconscio senso di (immotivato) controllo della situazione.

6 - Ho preso al dutyfree, prima di salire, quei mini pacchetti di campioncini vari, cose piccoline come cremine, balsami per le labbra, bastoncini profumi vari di prove e prove di vari profumi, così ho spacchettato, spalmato, provato creme, annusato, oli ecc. 

7 - Prima di partire ho fatto TUTTO e ci siamo capiti. Poi: Leggings usati come pantaloni (si può), mutande comoda della nonna, salvaslip, t-shirt 100% cotone, calzettone comodo ma non stretto, scarpa sfilabile senza dare nell'occhio, camicia e felpa oversize, vestita a cipolla come consigliava la nonna e con un kit di abiti adatto a creare una specie di letto di panni se mi fosse sopraggiunto il sonno dei giusti ( o delle goccine).

8 - Un'altra cosa che ho fatto prima di partire e che non dovete assolutamente sottovalutare: è stato informarmi. Ho scoperto che in numerosi siti internet ufficiali degli aeroporti, sopratutto di quelli più grandi, ci sono molti forum che parlano della paura di volare e, in alcuni casi, piloti e assistenti di volo rispondo alle domande di chi scrive; ho scoperto inoltre che sapere orari, numero del volo, durata e rotta, aiuta, è come per la storia di guardare dal finestrino. Sono cose che non si vogliono sapere ma invece servono per razionalizzare. Io ho ignorato il pensiero del volo fino a poche settimane prima di partire, poi un attacco di panico notturno mi ha svegliato. Quel giorno ho deciso di informarmi e non mi ha fatto male come invece credevo.

9 - Io amo molto fare l'enigmistica (no i rebus, quelli no), mi rilassa, mi occupa il cervello al 100%, a volte passo le ore su un cruciverba da 5 punti, non quelli con le parole aiutino eh, sono un'amante dei supermegacruciverba senza numeri e con le parole alla rinfusa da piazzare a tentativi, quelli di QUIZ MESE, dai, quelli da pensionato level pro, quelli con le definizioni difficili e con le parole che se ti vengono in mente te le devi scrivere a lato dello schema. Mi piace anche fare il lavoro a maglia ma in aereo con i ferri dice che non posso salire.

10 - In fine, il consiglio più stupido di tutti, quello forse anche più scontato per me, perché ogni difficoltà della mia vita l'ho risolta così: prendere tutto con un po' di  ironia e humor di quello più nero.
Messaggio dall'aeroporto inviato alla mamma su whatsapp : "ti scrivo quando atterro...se atterro ;D"


p.s. Nessun passeggero seduto vicino a me è stato molestato per compiere questa routine, sono stata brava ed educata.
p.p.s. Nessun assistente di volo è stato tormentato.
p.p.p.s. Non provate a chiedermi quali gocce prendo, quante ne prendo, a che ora ecc. Non sono un dottore, non sono il vostro dottore e anche io le ho prese parlando con specialisti (lo scrivo perché qualcuna c'ha già provato!!!)





giovedì 26 gennaio 2017

#Babybooklovers

Le Feste natalizie, i viaggi e il compleanno della Nina appena passato, ci hanno permesso di rimpolpare la biblioteca con regali e autoregali di libri sempre più belli che mi permettono di farvi nuovamente partecipi della mia piccola rubricata periodica: Baby Book Lovers

Pronte a segnarvi nomi ed editori? 

Come funziona la maestra - di Susanna Mattinale e Chiara Carrer - ed. Il Castoro

Dati i "problemi relazionali" della Nina col corpo insegnanti e più in generale col fatto che, purtroppo, da qui fino ad almeno alla terza media, dovrà andare ogni giorno a scuola (sì, ogni giorno della settimana, lo so figlia mia, anche se me lo chiedi incredula ogni mattina), ho pensato di prenderle questo libro davvero divertente. Un atlante sulla maestra, colorato e divertente ma anche serio e dettagliato, come è fatta fuori e come è fatta dentro la mastra e come si farebbe se non ci fosse!


La Regina dei baci - di Kristien Aertssen-Eed. Babalibri

Un libro piccolo piccolo e molto dolce, con illustrazioni meravigliose, da leggere prima di dormire, quando già gli occhi si chiudono piano piano e magari dopo aver passato una giornata un po' battagliera madre/figlia. (Io ho fatto un po' la lacrimuccia la prima volta ma ero anche pms, va detto).







Il meraviglioso CICCIAPELLICCIA - di Beatrice Alemagna - ed. Topipittori

Un libro che ad ogni pagina è un piccolo capolavoro dell' illustrazione. Ogni pagina andrebbe appesa in camera per farne un piccolo quadro da guardare e riguardare; i colori, il tratto, le atmosfere, sono bellissime ed evocative, a volte io e la Nina ci perdiamo a notare dettagli e piccoli particolari perché  anche la storia stessa, tenera e buffa, fa apprezzare la cura delle cose piccole rappresentate con dolcezza nei  disegni. Anche io voglio un mio cicciapelliccia poi!






Casa - di Carson Ellis - Emme edizioni

Anche in questo caso le illustrazioni la fanno da padrone ma alla Nina piace vedere come sono le case del mondo e ci divertiamo a dire in quale ci piacerebbe vivere. Ci sono disegnate, con colori vivaci e un tratto grafico davvero da opera d'arte, le case più disparate, della casa della strega, alla casa delle api, alla casa di chi vive sotto il mare ad Atlantide e via dicendo . Un libro divertente per futuri architetti!




CATTIVI COME NOI - di Clotilde Perrin - ed. Franco Cosimo Panini

Questo libro gigantesco, grande come un tavolino che si apre e chiude e ha racconti e aperture e cose che si possono nascondere e trovare nelle tasche dei cattivi, è uno dei preferiti della Nina. 
E con questo libro si gioca. Anche se c'è del testo e vengono raccontati i personaggi cattivi nella mitologia comune, ci sono dei veri e propri manichini da esplorare, gonne di streghe da alzare per trovare gatti neri, pozioni e cornici di nemici giurati, peli di lupi da aprire per trovare travestimenti da monete. Un libro davvero spassoso.





L'acca in fuga - Fiabe Lunghe un sorriso - Gianni Rodari - ed El - ed Einaudi

Finalmente posso leggere alla Nina anche qualche piccolo racconto non necessariamente illustrato e  posso farlo senza che si annoi e  finalmente posso leggerle il mio adorato Gianni Rodari; una figura costante nella mia vita di bambina di cui ricordo ancora le filastrocche e i giochi di parole e di cui spero che apprezzi l'ironia e la tenerezza delle storie e delle parole anche la Nina.






Recommendations by Engageya

Post in evidenza

Di quella notte che ho letto decine di brutte storie

I o non sono una psicologa, anzi, ho fatto la scuola dei vestitini e ho un curriculum di storie d'amore piuttosto melodramma...