L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


venerdì 21 luglio 2017

Bevete molta acqua, non uscite nelle ore più calde e procuratevi queste cose...


Quest’estate non si sa perché, non si sa per come, le parigine ci hanno imposto il loro look un po’ trasandata/chic/effortless, con quell’aria da una che si è vestita giusto cinque minuti prima di uscire e cinque minuti prima fumava nuda sul suo balcone affacciato sui tetti della città. 
In effetti è praticamente impossibile sfuggire al look che prevede abitino a fiori, borsa a rete o di paglia e altrettante scarpe in paglia come espadrillas con plateau oppure il sandaletto flat in pelle. 
Va detto che per un’estate passata a Capri o a Saint Tropez non c’è niente di più azzeccato! Tuttavia…



Ovviamente anche io ho ceduto in alcune sfumature a questa invasione francese, un po’ per ovvi motivi(w La France), un po’ perché non sono dovuta poi andare tanto lontano per trovare tutto quello che serviva per ottenere certi outfit, dato che alcuni capi e soprattutto, certi accessori, fanno un po’ parte, da anni, del mio bat/costume di tutti i giorni d’estate; esclusa la scarpa di paglia col tacco, quella no, non cedo!


Comunque, ahimè, ho dovuto dare anche un freno al total look alla Damas per colpa del capello biondo grigio (il blande che scrivo ogni tanto su instagram, termine inventato dalle francesi per indicare il blonde più il blanche = blande)poiché il rischio di sembrare un cosplay della Nonnetta di Titty era estremamente alto ad ogni accostamento di fiori e paglia e ad ogni tentativo di mantenere un low profile estivo. 

In ogni caso, in questa estate per me un po’ anomala, (visto che per ora ho passato solo alcune giornate al mare e molti pomeriggi a bordo piscina e nonostante sia luglio, non ho ancora prenotato ferie perché son concentrata su glitter e partecipazioni), vi scrivo qualche consiglio su quello che mi piace portarmi dietro quando parto, perché cara Jeanne, è vero che col vestitino da nonna e la borsa di paglia, è un attimo, ti spogli e ti tuffi ma qui c’è una pelle da gestire, dei capelli da ungere, dei giochi dei superpigiamini da portare in spiaggia e sopratutto servono dei costumi che aggrazino!



-La borsa a rete si trova ovunque e in tutte le misure, so che spesso se ne vedono in plastica o in un tessuto che imita il cotone ma su Amazon e sul sito di Merci le potete trovare in puro cotone e per il mare sono belle e molto instagram, anche se vostra figlia pretende che ci mettiate dentro un secchiello glitter con led e che produce anche suoni.

da Net-a-porter 

-Finalmente il cappello di paglia ricamato è entrato prepotentemente nella lista dei must per la spiaggia, su Etsy se ne trovano di molti tipi, anche le grandi catene sono corse ai ripari e, udite udite, alcuni artigiani li personalizzano con frasi scelte da voi o col vostro nome. Per le super autoreferenziale! Se siete brave "Vintage hunter" se ne trovano di bellissimi ricamati anche di alcuni decenni fa. Un po’ troppo? NO


da etsy

Vintage da Etsy


-Da anni ormai si va al mare col telo di lino o di cotone? AH, lo scoprite solo adesso? Avete ancora il telo di spugna con i 500€ disegnati sopra o quello grande grande di quando abbiamo vinto i mondiali nel 2006? Vanno bene anche i teli in microfibra come si trovano da Decathlon ma solo se non sono di colori visibili dagli astronauti.
Vi lascio un link qui così capite di cosa sto parlando, ok?

frescobal carioca


- Il dilemma su quali scarpe portare al mare ci dilania da sempre perché, tendenzialmente, la scarpa che usi per andare in spiaggia non è quasi mai riproponibile una volta tornati a casa dato che la sabbia, il sole e il fatto che quando sei in spiaggia, fa caldo, e "strascichi i piedi", rovina quasi tutte le scarpe. Io personalmente dopo aver rovinato espadrillas e sandaletti Rondini, paia e paia di Birkenstock, ho risolto con i modelli in gomma che costano meno, sono identici ai modelli in pelle e quindi se siete addicted non potrete che apprezzare; se siete di quelli che le metterebbero al rogo andate oltre. 

pinterest
Nota a margine: con il cuore gonfio di rammarico sono qui a dirvi che quest’anno mi torna prepotente l’infradito nera, basic e da mettere col jeans mommy. Per la spiaggia per favore, con gli shorts ecc, perché quando vi ci vedo in giro per le grandi città vorrei bruciarvi i piedi come pinocchio.


foto di mija-mija 

-Paradossalmente al mare, dove dovresti stare secco e asciutto sotto al sole come uno stoccafisso, e invecel’unico modo per salvarsi è stare sempre unte dalla testa ai piedi come un lottatore di sumo e quindi è fondamentale mettere in borsa uno di quegli oli che puoi spalmarti dappertutto prima e dopo il bagno ma anche a casa prima della spiaggia, mentre mangi, mentre dormi, mentre guardi la tv. Quest’anno ho usato molto l’olio Nuxe e poi ho scoperto l’olio della Caudalie, che può essere cosparso ovunque: capelli, pelle e viso e lo trovo molto più profumato e di gran lunga migliore come resa sui capelli del Nuxe.



Come si gestiscono dei capelli decolorati al mare? Vanno tenuti praticamente immersi in una salamoia di maschere e oli e sopratutto vanno protetti dal sole con cappelli e foulard. Io ho scelto una serie di prodotti che li protegga dal sole e che li ingiallisca il meno possibile (effetto Malibù Stacy dietro l’angolo garantito altrimenti) e oltre alla maschera super riparatrice Kerastase, ho scelto anche una crema protettiva che si mette sui capelli come crema solare sempre della linea per il mare della Kerastase. Dopo la doccia e i vari trattamenti sempre e solo olio argan ( il pregio dei capelli decolorati è che assorbono i prodotti e quindi non si ungono praticamente mai)



Una cosa che non avrei mai pensato di fare è quella di portarmi dietro una borraccia, mai in vita mia, invece ecco l’epifania di questa estate 2017: le borracce di design chylli's ad esempio  tengono l’acqua fresca anche 24 ore. Sono comode per chi come me si porta dietro una piaga di figlia che riesce a calcolare esattamente le coordinate geografiche e pronuncia le parole “ho sete” nel momento esatto in cui ci si trova alla massima distanza possibile da un qualunque rivenditore o distributore di acqua potabile. 
E sono Instagrammabilissime!



Quest’estate ogni mio spostamento è stato caratterizzato da una piccola biblioteca, digitale e non, che mi sono portata sempre con me perché ho deciso di riprendere con serietà a leggere e scrivere in francese e anche se la mia tutor non è tra le più severe (Mavie) io, da brava studentessa, mi porto sempre dietro una copia di uno di questi libri che, con grande fatica, porto a termine. 
La riabilitazione prevede anche l’ascolto della musica francese in questa playlist, l’ascolto della radio francese nell'app Radios France nonché la visione continua dei tg francesi sui canali di notizie estere di sky. Se volete parlare con me del più e del meno quindi ques'estate solo Macron e la canicule sulla Borgogna. 




Per la protezione solare quest’anno ho gli instagrammabili solari Bakelskin Care ovviamente della linea Bakelsun; solari composti per il 100% da principi attivi e, senti un po’ caro Di Caprio, rispettano il pianeta, sono naturali e non sono testati sugli animali, sono kosher e non contengono sostanze chimiche inutili. Per questo possono essere messi su labbra, contorno occhi, palpebre ecc. Hanno un odore piuttosto neutro anche se a me piacciono un po’ le creme profumate perché sono in fondo una vecchietta che si darebbe il talco. Unica nota negativa, pizzicano un po’ gli occhi quando fai il bagno, quindi bisogna stare attente quando si spalmano nel contorno occhi (Sì sono anche antietà e io mi ci sono cosparsa come un culturista prima di uno show).




Ultimo ma di certo non meno importante: il costume! Dopo la gravidanza, un po’ per la moda, un po’ per occultare i cedimenti vari della pancia, ho optato per il sassy/classy costume intero; quest’anno (non senza alcuni sacrifici) la pancia sembra essere tornata nei ranghi e mi sono dunque concessa anche qualche bikini. Quelli che avete visto sul mio Instagram e che vedete qui sotto sono di Contessa Volpi ( un marchio di cui vi avevo appunto già parlato per il costume intero l’estate scorsa). Ecco, il modello bikini Sophia , che avevo snobbato l’anno scorso per colpa della pancia, è invece il modello del miracolo: fa le tette!!!! Non è uno scherzo, non è un'esercitazione! La forma del sopra del bikini, grazie ad un incrocio magico, studiato forse da scienziati australiani in una base segreta, unito ad una leggerissima imbottitura (niente che faccia urlare alla truffa), fanno sembrare che ci sia un seno anche laddove c’è solo deserto e desolazione (cioè su di me). 
Vi metto qui  il link con i rivenditori, perché oltre che a spedire dall’Australia, i costumi Contessa Volpi sono in vendita anche in alcuni negozi in Italia.








martedì 18 luglio 2017

Babybooklovers

La mia rubrica questa volta inizia con un libro un po' particolare, un libro che fa parte di una collana  quella EduGatto che si pone l'obbiettivo di raccontare piccole storie per rimpicciolire i problemi. Nella seconda pagina di copertina si trova infatti questa piccola premessa: " I libri non sono medicine ma possono attivare, tra il bambino e l'adulto un dialogo ricco di fantasia e di evocazioni. Anche la lettura è uno scambio affettivo, un modo prezioso di far crescere insieme adulti e bambini, specialmente quando crescere può essere faticoso".
La disegnatrice e scrittrice Kitty Crowther ha vinto l'Astrid Lindgren Memorial Award, che è considerato un po' il nobel della letteratura per bambini con la motivazione che "...nel suo mondo, la porta che divide fantasia e realtà, è spalancata grazie ad una profonda empatia con i meno fortunati".
E quante lacrime si versano leggendo questo libro di una dolcezza e di una tenerezza che ti scaldano il cuore,  ti parla e parla da un bambino (grande, lo consiglio almeno per i bambini sopra i sette anni) che legge di un'assenza, ma c'è tanta speranza e tanto amore. Lo consiglio ovviamente a bambini più grandi ma può essere anche un piccolo grande biglietto di guarigione per un adulto. 

Io e Niente - di Kitty Crowther ed. Almayer Edizioni



Sapete che la Nina è una grande appassionata di Madeline e delle sue avventure franco/inglesi. 
E' così innamorata di Madeline che mi ha chiesto di vestirsi da lei per il prossimo carnevale e non le importa se i libri sono in inglese e le illustrazioni particolari, non le importa se non la conosce quasi nessun'altra bambino, guai a toccarle la sua Madeline the brave. Purtroppo si trovano quasi solo su amazon e quasi solo con la copertina morbida che in mano ad un bambino equivale alla morte di un libro però sono davvero divertenti e squisitamente vintage.

Madeline in London - Ludwig Bemelmans - ed Penguin




Questo libro dalle illustrazioni bellissime, che sembrano ognuna piccole opere d'arte, parla proprio di un' artista. Non conoscevo la storia di Louise Bourgeois, una scultrice moderna e anomala, che ha fatto della sua vita e delle sue vicende familiari la sua storia artistica. Trovate magioni informazioni su di lei nel link che vi metto qui ma se lo trovate non perdetevi neanche questo libro per i più piccoli perché davvero le illustrazioni e il racconto sono davvero spettacolari e nel quale la storia è narrata e disegnata tra gli intrecci delle tele che la madre di Louise tesseva (erano restauratori di arazzi).

Cloth Lullaby, the woven life of Louise Bourgeois - scritto da Amy Novesky e disegnato da Isabelle Arsenault - ed Abram Books 




La storia di Miss Rumphius mi rimette in pace con il mondo come quando guardo la signora in giallo nelle puntate a Cabot Cove. La Nina leggendolo ha trovato subito geniale l'idea di girare con dei semini di fiori in tasca da gettare qua e là per far crescere i fiori per strada; perché, oltre al racconto della sua vita straordinaria, è proprio questo quello che fa ad un certo punto della sua vita la signora Runphius ed è anche un po' tutto il messaggio di questo bellissimo racconto: come posso rendere il posto dove vivo più bello? 
E Miss Rumphius lo fa facendo diventare, negli anni, la collina dove vive sul mare, una collina piena di fiori.

Miss Rumphius - disegni e storia di Barbara Cooney - ed. Penguin




Ho scoperto che i bambini un po' più grandi della Nina, verso i sette, otto anni sono spesso  grandi appassionati di materie scientifiche come l' astronomia, i dinosauri, la biologia ed anche la geografia e questo credo sia il libro/regalo perfetto. Vi dico, l'ho dovuto tenere lontano da Giacomo che voleva mettersi a posizionare gli adesivi dei monumenti, delle attrazioni naturali e dei prodotti tipici sulle varie cartine dell'Europa. Ho nascosto questo libro almeno fino a quando la Nina non avrà qualche anno in più ma lo consiglio ai piccoli appassionati di adesivi in primis ma anche di geografia!

Atlante illustrato d'Europa - ed Usborne






lunedì 10 luglio 2017

Bambini piccoli problemi piccoli - Obiezione, vostro onore!



"Bambini piccoli-problemi piccoli " dice un proverbio ma questo è vero fino ad un certo punto. 
Certo, se sei uno di quei genitori che fa una tragedia pediatrica per una piccola bollicina su una guancia allora alzo subito le mani oppure, nel caso opposto, se sei un genitore alle prese con un adolescente che non si sa che cosa vuole se dalla vita se lo bullizzano, se il bullo è lui, se si taglia perché glielo dice uno su internet o se vuole fare lo youtuber, stesso discorso: alzo le mani.
Ma se riesci a vivere "abbastanza normalmente" l'arrivo piuttosto in pompa magna di un pargolo in famiglia non c'è niente di più falso del fatto che i problemi di quando sono piccoli sono i problemi che poi ti dimentichi. 

All'inzio è davvero tutto complicato, perché è terribilmente complicato anche fare quello che prima facevi con tranquillità, come cenare o farsi una doccia; è tutto da districare e capire, tutto è da  gestire in maniera diversa: la famiglia, la coppia, i rapporti con gli amici, fino a gestire di nuovo e in maniera diversa il TUO tempo, il tempo per rimetterti in sesto e provare a riallungare la mano nel letto per cercare quella dell'altro relitto: il padre. L'altra metà del cielo e in questo caso del Dna, che spesso, nei momenti più difficili, ti ha guardato con quella faccia da mucca che guarda passare il treno.
Però poi accade che un giorno ti trovi vicino una personcina, un nano parlante che ti fa domande strane che spesso crede di poter comandare e che ha una sua visione bislacca dello spazio e del tempo. I bambini piccoli hanno problemi piccoli se non lasci che ti inghiottiscano con il loro carico di fatica, col fatto che non si capisce quasi mai cosa hanno quando stanno male, dal fatto che per quanto fricchettona e naturista tu possa essere hanno sempre bisogno di essere sorvegliati o controllati, con il semplice pensiero ansiogeno che la loro vita quotidiana è scandita da cose che tu DEVI fargli fare. 

Quando sento la Nina in bagno che tira lo sciacquone o la vedo che cerca qualcosa da mangiare nella dispensa (non sempre tra le due operazioni passa il lavarsi le mani), oppure sento che sta in camera sua a ritagliare e colorare o si fa i suoi scenari dove lei è una severissima maestra che mette in castigo pupazzi infliggendo riposini di ore ed ore, io ci penso spesso a quei primi mesi e anche a quei primi anni e dico che, almeno per adesso, no, non è vero che piccoli bambini sono piccoli problemi. Questi forse sono gli anni migliori, finalmente puoi parlare con questa entità che prima non c'era ed erano coccole e cenette e viaggetti nel week end e poi è arrivata ed è cambiato quasi tutto. 
Avevo sottovalutato la potenza psicologica del potersi confrontare e del parlare con lei, sì ho sempre pensato che non fosse la mia bambola, la mia proiezione o una mia proprietà ma che fosse una persona ben distinta da me col suo carattere e le sue idee, però ora poterla sentire esprimersi sulle cose con le sue opinioni, poterle parlare e vedere che ti ascolta che capisce tutto e che quello che tu dici per lei è la verità mi fa avere meno paura del futuro. Probabilmente a livello pedagogico sarà un pensiero molto ingenuo il mio e sto in realtà attraversando la fase più complicata e non me ne accorgo. Credo anche che dipenda molto da bambino a bambino e che ci sia molta differenza tra una figlia femmina e un figlio maschio e che ci siano tante altre dinamiche familiari che si possono intrecciare e mettersi a complicare questo processo "comunicativo". Insomma vi scrivo questo per dirvi che il peggio passa ma anche che probabilmente ritorna, sotto altre forme o altri linguaggi ma ora che posso sedermi a ragionare o cercare di capire cosa mi chiede la vita è diventata un pochino più semplice. 

venerdì 23 giugno 2017

Di quella notte che ho letto decine di brutte storie





Io non sono una psicologa, anzi, ho fatto la scuola dei vestitini e ho un curriculum di storie d'amore piuttosto melodrammatico; non ho l'autorità e i mezzi per aiutate concretamente nessuno, so ascoltare e rispondere se mi scrivete ma rispondo cose dettate dal mio istinto e senza nessun fondamento tecnico.

Perché questa premessa? 
Ieri ho fatto dei sondaggi su twitter dove ho chiesto genericamente (proprio perché non sono un'esperta) se le persone che mi seguono hanno mai subito o stanno subendo stalking, se hanno subito a volte molestie sul lavoro o se sono state picchiate dai fidanzati. 
Ecco, da ieri alle una mi sono arrivate decine di mail di ragazze e ragazzi che mi hanno scritto e raccontato di violenze; storie terribili di anni ed anni di vessazioni e abusi, racconti lunghissimi di vere e proprie persecuzioni. Ieri sera sono andata a dormire avvilita ed arrabbiata come poche altre sere, sopratutto dopo aver letto di persone che avevano preso finalmente, dopo anni di minacce velate e non, il coraggio di denunciare a carabinieri/polizia/ ecc e si sono sentite quasi trattare dalle autorità come delle esagerate che stavano forse un po' cercando attenzioni o che comunque le cose dovevano essere ben più gravi di no schiaffato fra fidanzati per tirare in mezzo fogli e avvocati. (Non posso postare le mail perché le persone mi hanno espressamente richiesto l'anonimato, la ragazza della storia qua sopra ha r descritto la storia in maniera generica proprio perché voleva che io la potessi pubblicare). Ho letto fino a notte fonda storie di persone che sono state picchiate per anni e se ne danno la colpa, storie di donne che hanno vissuto per mesi e mesi in convitti con un uomo che frugava di nascosto nei cassetti della loro camera, ragazze che ogni sera escono dal lavoro e da anni trovano in auto nel parcheggio del loro ufficio il tipo che non fa niente ma sta solo in macchina a guardarle; storie di ragazze che per un sms di auguri di natale da un ex, si sono trovate le mani sul collo, storie di donne adulte che sono perseguitate da ex mariti che chiamano nel cuore della notte, storie di ragazzine di diciassette anni che lavorano in pizzeria e ogni sera subiscono battute e molestie non appena si trovano sole con un collega, storie di ragazze costrette ad implorare di non essere letteralmente "struprate" dal proprio fidanzato arrabbiato e ubriaco. Ieri sera ero attonita e avvilita. Prima di tutto perché solo con alcune ho saputo dire cose concrete, con altre ho letto con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, ho letto tutto e ho scritto che è fondamentale chiedere aiuto però e solo questo mi sono sentita di dire.
Parlatene, mi hanno scritto tanti centri anti violenza, ho parlato con delle volontarie e mi hanno dato anche dei link utili e numeri che potete trovare. Ce ne sono nelle vostre zone e loro sanno tutto, sanno ascoltarvi, sanno proteggervi, sanno anche come si comportano le forze dell'ordine in certi casi. 
1522, è il numero gratuito, del centro nazionale antiviolenza, risponde h 24 e ci sono persone preparate che vi ascoltano anche se avete da raccontare solo cose che per voi sono irrilevanti o sciocchezze o boh, che magari non vi tornano. 
Chiamate senza problemi e loro poi vi indirizzano al centro più vicino a voi.
Altrimenti, ad esempio, ci sono link come questo qui sotto, che è di un centro anti violenza di una città
Genova
Roma
Milano
Però non tenetevi le violenze per voi, non nascondetele non giustificatele, non cercate cose sbagliate in voi nel vostro passato, nelle cose che fate e perché no (questa che sto per scrivere è una mia opinione mia e solo mie eh) ARRABBIATEVI PARECCHIO e denunciate, denunciate dove sentite di essere ascoltate e se vi danno una pacca sulla spalla o vi dicono che vabbè "la state facendo troppo lunga" incazzatevi forte, anche se ve lo dice vostra madre o una vostra cara amica. Anche loro vi stanno facendo violenza in quel momento.
Io vi ringrazio perché ascoltare le vostre storie mi ha fatto sentire impotente, è vero, ma mi avete onorato anche di ascoltare un genere di confidenze difficili da tirare fuori e che non credo di meritare perché per come mi vedo sono solo una coglionaccia dei social, in ogni modo spero in qualche modo di avervi aiutato.




martedì 13 giugno 2017

Baby Booklovers

Eccomi di nuovo qui con la piccola e poco pretenziosa rubrica sui libri per bambini; stavolta è davvero variegata, sia per gli argomenti dei libri e anche per la fascia di età a cui sono destinati; diciamo che alcuni libri possono essere davvero regalati anche a bambini un po' più grandi rispetto a quelli di quattro anni come la Nina!

Inizio subito con il più colorato e divertente, nonché quello più adatto ai più piccoli, quelli che iniziano ad essere irrimediabilmente affascinati dalla sconfinata scienza del contare fino a dieci. La Nina ha imparato subito la poesia/filastrocca di questo libro e anche ovviamente tutti i numeri. E' una storia coloratissima di animali che portano ciascuno dei dolci ad una festa di compleanno per una balena. Le illustrazioni sono molto belle colorate e gli animali con i vestiti tipo le mamme con i tacchi mi fanno impazzire, insomma oltre alle belle illustrazioni può davvero essere anche un buon esercizio di lettura per i primi approcci con i testi scritti! 

Lungo il Cammino - testo e illustrazioni di Mariana Ruiz Johnson - edizioni Kalandraka (trovate le loro novità sulla pagina Facebook qui e il loro sito è qui)




Questo libro è per bambini forse dai sei/sette anni in poi, la trama è molto particolare, forse complicata ma molto affascinante, sembra quasi un spunto per una sceneggiatura. La storia è semplice alla fine ma l'ambientazione è abbastanza introspettiva: si narra di un mondo dove si parla pochissimo perché le parole si devono comprare, sono prodotte da una fabbrica e costano tantissimo, solo i ricchi dicono quello che vogliono, ci sono le parole buttate nei cestini della spazzatura e quindi anche dire ad una bambina che le si vuole bene può essere una piccola avventura.

La grande fabbrica delle parole - Agnès de Lestrade e Valeria Docampo - edizioni Terre di mezzo (qui la pagina Facebook)






Un libro buffissimo e super accessibile, basta sfogliarlo una volta e poi i bambini lo ricordano subito e lo leggono da soli, si parla dei tanto temuti pidocchi ma con ironia e con le solite facce buffe delle illustrazioni di Stephanie Blake.

PIDOCCHI - di Stephanie Blake - ed Babalibri (qui la pagina Facebook)



Qui siamo nel puro collezionismo e non potevo non farvi vedere l'ultimo pezzo della mia collezione... ehm... della collezione della Nina. Finalmente è arrivato anche il volume su Maya Angelou della collezione Little People, Big Drems. 
Una storia di una figura femminile che non conoscevo e che mi è piaciuto tantissimo, parla di speranza e tenacia e di come si può riscattarsi da un'infanzia un po' triste. pensavo che la storia sarebbe risultata complicata alla Nina invece ogni sera mi chiede di Maya! 

Maya Angelou- collana Little People Big Dreams (qui)- scritto da Lisbeth Kaiser e illustrato da Leire Salaberria (di trova su amazon)




Infine la vera opera d'arte, il libro che va guardato come nelle biblioteche segrete vaticane dove il frate ti sfoglia i tomi millenari con i guanti bianchi; La Sirenetta pop-up di quel maestro assoluto di questa tecnica che è Robert Sabuda. Se avete visto quando lo sfogliavo su Snapchat capirete anche voi che la Nina può guardare questo libro solo da dietro un vetro anti proiettile e sorvegliata da una guardia svizzera! 

La Sirenetta - Robert Sabuda - edizioni Mondadori (li trovate qui)






giovedì 8 giugno 2017

post di getto come il vomito

Probabilmente questo post sarà pieno di errori e refusi perché lo sto scrivendo di getto e non ho voglia di sistemarlo o renderlo preciso perché i grammarnazi non mi rompano i coglioni, ah, probabilmente sarà anche pieno di parolacce e frecciatine ma anche di questo onestamente non mi importa una sega. Sono qui perché oggi il posto dove vivo, il paese dove vivo, il "posto" dove lavoro, ha dato davvero il peggio e sono qui per dire che no, non accetto più l'anonimato dei leoni da tastiera, non accetto più i commenti meschini e senza cuore, lo humor nero quando ancora i cadaveri sono caldi e non accetto più i fascistelli eterosessuali che prenderebbero a pedate una mamma che dimentica un bambino in auto.
Vedete, io non sono un'esperta di comunicazione, chi mi conosce sa che quello che scrivo lo penso davvero o lo sostengo anche in un dibattito faccia a faccia, non ho paura delle mie idee e metto nome cognome in ogni cosa che esprimo, sarà anche vero che i social non sono la realtà, questo posso accettarlo ma a scriverci sopra sono le persone vere e se siete crudeli e meschini per me lo siete anche nella realtà e io mi ricordo i vostri nomi, me li segno tutti quanti. A riprova di questo ho la certezza che le persone che mi sono sembrate speciali, geniali, gentili e delicate sui social lo erano anche nella realtà, quando le ho potute conoscere.

Chi sputa sul dolore di una persona che vive il più grosso dolore della sua esistenza nella sua vita come potrà mai essere? Migliore?
I disumani, i subumani, gli analfabeti con la verità letta su Facebook, quelli che "a loro non potrebbe succedere perché...", i commentatori meschini, i paladini dei diritti inventati da loro sappiate che  sono anche i meschini nella vita, la vita vera; sono i colleghi che ti accoltellerebbero per avere un aumento, sono le donne che non ti fanno sedere in autobus anche se hai il pancione o sei anziana, sono i benpensanti che postano le foto dei nipotini e poi vorrebbero ammazzare i figli di chi mette le polpette per avvelenare i cani, è il web, sono io, siete voi, siamo noi, noi siamo quello che scriviamo qui, sempre. E per quanto mi riguarda siete responsabili di quello che scrivete. Io ho le mie opinioni e le esprimo e nessuno mi costringe a confrontarmi con voi, stanno qui e le scrivo. Sono forse sola a navigare in un mare di merda con una palettina da gelato, probabilmente, ma oggi ho capito che rimanere umani è possibile e che le persone che sputano violenza vanno denunciate, anche con la palettina da gelato.



il signore è già stato segnalato e non metto il suo nome perché non merita di apparire in un blog bello come il mio 

giovedì 11 maggio 2017

Perché parlo e parlerò poco del mio matrimonio


"Allora, come va con i preparativi per il matrimonio?" 
Ecco la domanda che mi sento rivolgere da innumerevoli settimane a questa parte. Forse è colpa mia che ho dato la notizia troppo presto o forse è come quando aspetti un bambino, che le persone non sanno cosa dirti e ti chiedono come va la gravidanza fissandoti il baricentro e tu hai solo la panza gonfia, niente da dire e va tutto bene.
Vi dirò, forse con il matrimonio è peggio perché la curiosità si dirama in innumerevoli aspetti e tematiche e, se tu volessi, potresti essere un fiume in piena che parte a parlare da un colore di pantone e arriva a disquisizioni floreali su un preciso colore di tulipani che vengono prodotti solo in una determinata zona dell'Olanda. 

Io devo metterla giù piano e dire chiaro e tondo perché parlo poco e parlerò poco del mio matrimonio: perché odio le spose e i matrimoni. 

Non se ne abbiano a male le mie amiche spose, non sto parlando di nessuna di loro ma della figura della sposa, una donna normale che quando stabilisce che il giorno tal dei tali convolerà a nozze, diventa un'erinne fanatica e agitata come un hooligans e soprattutto monotematica. Tutti si aspettano da me che io diventi una sposa isterica, perché mi piace il bello, perché mi apparecchio la tavola anche quando mangio da sola la bresaola e metto la tovaglietta americana cordinata coi fiori sulla tavola. Va da sé che una cosa come un matrimonio mi debba mandare nei pazzi, è una gigantesca pagina centrale di instagram da coordinare. 
E invece no, mi metto una mano sul cuore e vi dico che non ci sto pensando o ci penso a sprazzi, che vorrei scrivere sulle partecipazioni "dai, venite a festeggiare il nostro matrimonio che tanto sennò per capodanno ci prende sempre la malinconia, ci ubriachiamo vestiti di paillettes e non ci pensiamo!"

Voglio rompere un clichè rompendone piano piano tutti quelli che lo compongono, uno ad uno. Non voglio fare la pazza, non voglio intasare i miei social di cose sul matrimonio, non voglio mettere mie foto in palestra mentre cerco la forma perfetta per essere perfetta per un giorno, non voglio creare un hashtag, non voglio l'abito da sposa e il servizio fotografico mentre guardo l'orizzonte abbracciata a Giacomo tra le rotoballe della Toscana, non voglio dilapidare i soldi per raggiungere un epico pendant visibile solo nella mia mente, non voglio competere con nessuna, non voglio vestirmi da sposa a quarant'anni e lanciare bouquet, non voglio tagliare giarrettiere o fare l'isterica perché i fiori dei centrotavola sono di una tonalità più scura rispetto alla moodboard che avevo mandato al fioraio, non voglio piani di torte coperte di orridi ricami, non voglio diventare quello che tutti si aspettano che io diventi. 
E se lo dovessi diventare, sovrastata dagli eventi, non voglio che se ne accorga nessuno, sarò una sposa pazza e silente. 

Sono venuta poi a sapere ultimamente, da fonti anonime che non posso rivelare, che ci sono sposi "vagamente social" che chiedono sponsorizzazioni, non sto scherzando, le chiedono come chiedono i campioncini dei prodotti, scrivono decine di mail dove, dato che si sposano e hanno tot followers, la buttano lì, chiedono se possono avere servizi gratis a fiorai, fotografi, pasticceri, sarte, parrucchieri, tipografie. In cambio? Visibilità.  Io non...

A parte gli scherzi, ho frequentato con alterne fortune il "mondo del wedding" per lavoro e lo piazzo poco sotto al mondo della moda nella classifica dei lavori frustranti per un generale stato d'ansia dei colleghi e soprattutto per lo stato di apprensione in cui versano i clienti. Suocere, mamme, mariti, testimoni che creano un vortice di aspettative e ansie solo per il semplice fatto che è così che deve essere. Parliamo poi delle truffe in circolo non appena pronunci la parola m a t r i m o n i o, una mia amica qualche anno fa si è sentita chiedere quattrocento euro al posto delle solite venticinque  per una piega normale solo perché era la sua pettinatura da sposa, se non è una truffa questa. Ed è tutto così: fai una festa? Costa 1000. Ti sposi? Costa 3000. Contro questo non posso fare niente, l'ansia ha alimentato il fanatismo e il fanatismo ha alimentato il business e il leviatano dei matrimoni è uno di quelli contro cui si combatte male a meno che tu non faccia una finta festa e solo alla fine dici a tutti che era un matrimonio. Ormai è una pratica appurata e se ti sposi, ti sposi, devi accettare che i fiori, le candele, i palloncini, lo stipendio dei camerieri, i tovaglioli, le fragole per i cocktail, costino come se tu vivessi sulla quinta strada. I costi spropositati di cose normali creano un corto circuito per il quale le spose pretendono, pretendono tutto, subito e perfetto, tutti devono leggere la mente della sposa e soddisfarla o lei farà la pazza, come se in quel giorno lì si spendesse tutta la qualità e la quantità della sua vita, come se fosse una gigantesca notte degli oscar dove è sicura di vincere la statuetta, come se, in quelle poche ore, si consumasse davanti agli occhi di tutte le persone che per lei contano, lo show della sua esistenza. Io lo trovo tristissimo. 
Io voglio fare una festa e sì, essere bella, e sì comprarmi un bel vestito da sera e dei sandali da paura e sì voglio che ci siano tutte le persone a cui voglio bene e sì voglio sposare Giacomo perché voglio stare con lui per il resto della mia vita. E questo è tutto quello che ho da dire sul mio matrimonio.

giovedì 27 aprile 2017

Genitori Bugiardi


Quando sei genitore una delle cose fondamentali, un pilastro dell'educazione, un precetto fondamentale da ribattere continuamente ai figli, se vuoi crescerli in un ambiente pedagogicamente ed eticamente sano, è senza dubbio: NON DEVI DIRE BUGIE!
E le bugie fanno piangere Gesù, le fatine, Buddha o quello in cui credete, le bugie hanno le gambe corte, il bambino bugiardo se lo mangiò il lupo, insomma il bugiardo è senza dubbio "la perzona falza" del mondo dei bambini.
E invece, alla faccia di Collodi, siamo noi genitori che diventiamo bugiardi patentati una volta che le creature entrano nell'età della ragione, quella che coincide anche con l'età delle domande scomode, dei perché, del fatto che si ricordano le strade, gli orari, i giorni della settimana e non puoi più bluffare sullo spazio/tempo. 

Questo post mi è venuto in mente dopo aver letto un tweet di Arianna che diceva così:


Sotto al tweet le dichiarazioni di altri genitori "mentirosi" che confessavano col capo coperto di cenere di aver più volte fatto ricorso all'antica arte dello sparar cazzate per togliersi da qualche spiegazione fastidiosa o guaio o sbattimento all'orizzonte. Perché alla fine è davvero solo per quello che si dicono, sono bugie piccole, piccole che non fanno male a nessuno e temprano i figli alla negazione e al sacrificio, le dici ogni tanto, quando sei stanco e quando davvero non hai voglia di adempiere ai tuoi doveri di genitore; ed ecco un profluvio di gelatai con piani ferie molto flessibili, giostre chiuse per pericolo caduta fulmini, negozi di giocattoli con gestori spesso malati o chiusi per eventi straordinari, giochi prodotti in edizioni limitatissime, giochi prodotti solo per i grossi supermercati quelli grandi grandi che sono vicini alle metropoli, edicole con orari al pubblico degni di un ufficio anagrafe e via dicendo. Io personalmente sono una bugiarda scaltra e convincente, riesco a dire una bugia credibile e ben articolata in pochi secondi e, con l'esperienza, ho capito anche che più sono dettagliate nella spiegazione e nelle motivazioni più il pargolo si acquieta. 
La mia top ten delle bugie rifilate alla Nina al momento è così stilata:

1) La tv trasmette cartoni e programmi per bambini solo e soltanto fino alle 09:00 poi solo tg. La programmazione riprende verso le 17:00 e alle 21:00 ricominciano i tg. 
Sì, anche su cartoonito, sì anche su RAI yo yo. E mentre i bambini sono a scuola trasmettono questo:



2) Purtroppo per avere accesso ai parchi giochi come Disneyland od EuroDisney va presentato un certificato del pediatra dove si attesta che il bambino dorme nel suo letto almeno il 70% della notte altrimenti niente accesso al parco.

3) La nonna non può venire perché è alla messa ---> la messa è noiosa meglio non chiedere.
    La nonna non può venire perché è dal dottore ---> il dottore fa le punture meglio non insistere. 
Tendenzialmente la nonna sta guardando Netflix in quel momento.

4) Il parco giochi con scivoli e girelli è chiuso almeno due volte la settimana per manutenzione straordinaria del comune che lucida gli scivoli e collauda le altalene; è una questione di sicurezza, inutile passare anche a vedere tanto ora ci sono solo operai e ingegneri intorno ai giochini e che gusto c'è?
In realtà non piove da tre settimana e al parchetto giochi sembra di stare nel Sahara degli acari e del pulviscolo vario.

5) La gelateria sta aperta solo se fuori fa caldo, ci deve essere una temperatura esterna consona sennò proprio per legge il gelataio non può aprire la gelateria, è una questione di surriscaldamento globale e quelle robe di Di Caprio. 
In realtà è leggermente freschino ma in gelateria c'è una coda che manco al padiglione del Giappone.

6) Purtroppo quelle scarpe con i led, questi leggings stampa frozen e questa bellissima maglia col taglio diagonale e disegnata una barbie coi capelli gilletterati non la fanno della tua taglia, credo che sia proprio una politica dell'azienda, peccato, cerchiamo qualcos'altro.
In realtà NO 

7) Sotto il nostro appartamento vive un compositore con l'orecchio fino che dorme circa diciotto ore al giorno ed è sposato con una donna che ha sempre mal di testa ed è piuttosto nervosa.
In realtà l'appartamento è sfitto da quando siamo qui.

8) Ho il numero di telefono di tutte le mamme di tutti i bambini del mondo ma anche i telefoni di ogni esercizio commerciale e anche di qualche canale tv, telefoni con i quali mi prodigo in enfatiche telefonate dove chiedo precise spiegazioni sui palinsesti, sugli orari di apertura o sul perché la bambina X o il bambino X proprio quel giorno non possono venire a casa nostra.
In realtà ho la cefalea.

9) La mamma non può accompagnarti ai gonfiabili, ha un ordine restrittivo del tribunale perché una volta tanti anni fa aveva uno spillone in un cappotto e ne ha bucato uno altissimo e da allora se mi riconoscono non mi fanno entrare. 
In realtà odio i gonfiabili.

10) Ogni volta che vediamo un bambino con il gesso (cosa che la colpisce molto) le dico che si è rotto il braccio o la gamba mentre giocava e che sua mamma mi ha detto che il dottore le ha spiegato che è successo perché quel bambino non mangia mai la verdura.
In realtà chi la conosce la mamma?


Però a nostra difesa e giustificazione pensiamo alle nonne, al background fornitoci dalle nostre nonne, le bugiarde zero, le seminatrici di paure ancestrali. Solo la mia nonna materna, che era anche un'educatrice in quanto maestra elementare, ci diceva sempre che se andavamo a letto con i capelli bagnati ci potevamo svegliare con la meningite (Burioni suca); in realtà non voleva le federe e i cuscini umidi. Oppure ci diceva che se mangiavamo prima di andare a dormire ci svegliavamo con la bocca storta, una specie di ictus in pratica. In realtà non voleva buttare all'aria di nuovo la cucina dopo che aveva messo tutto a posto dopo la cena o che mangiassimo sui divani.
E sì che io e le mie cugine eravamo anche grandine, chissà le panzane che ci rifilavano in tempi più remoti.



mercoledì 26 aprile 2017

del "Perché ti sei fatta bionda?"





É bello arrivare quasi alla soglia dei quarant'anni e ancora non aver capito che non è produttivo per la propria autostima presentarsi dal parrucchiere con una gallery di foto di fighe con tagli e colori che tu e solo tu ritieni stiano bene alla tua fisionomia. É bello e ingenuamente tenero che una come me si sia presentata mora e verdognola dal parrucchiere, brandendo foto di Sarah Harris e dicendo sicura di sé: "voglio i capelli così!"




Ok, procediamo con ordine che voglio risultare solo un pochino pazza non completamente da internare; provo a rispondere con questo post a chi in questi giorni mi ha chiesto se son stata pagata per farlo, a chi mi ha guardata come se mi fossi tatuata la faccia come Tyson, o semplicemente a chi mi ha detto: cosa hai fatto ai tuoi bellissimi capelli?

Innanzitutto non erano bellissimi capelli. Ero bruna, avevo fatto una tinta più scura ad ottobre ( avevo fatto anche la frangia ma è un ricordo ancora troppo doloroso e non mi va di parlarne) per coprire circa un decennio di decolorazioni varie, di meches dalla larghezza che variava dal misurabile col microscopio alla variante di valico, di sciatusch ripetuti ( sciuatush si narra sia una parola che solo alcune tribù indigene sappiano pronunciare e riprodurre con la scrittura cuneiforme/ scìàt-ùsch = donna con lunga ricrescita). Insomma, uscivo da un periodo di prepotenti decolorazioni che coperte col bruno finivano sempre per sfociare in un rosso prugna supplente di religione.

In contemporanea da sotto al capello scurito spuntavano non solo i capelli rossi ma anche una selva di doppie punte come in una coltivazione abusiva di ananas e, tragedia delle tragedie, l'imbocco del tunnel della terza età, le ciocche di capelli bianchi come se avessi preso uno spavento.
Che fare allora? Tornare mora e ricominciare l'iter del copri il rosso e tappa il sale e pepe? Pinnare board di ridenti sedicenni coi boccoli naturali come Iriza Legan?
Oppure tornare a farsi guardare strano dal parrucchiere mentre si pronunciano parole oscure come balaiage o baby light? Pinnare board di morette/biondine con cassetti ribelli che sembrano sempre asciugati dal vento caldo di ibiza?

NO! Ho fatto la mattata! Mi sono presentata con la foto di una donna adulta e con le rughe, vestita come mi piace e sufficientemente sciatto/francese da rientrare nei miei canoni stilistici, una donna dalla chioma vecchio/albina! La parrucchiera mi ha guardata e mi ha detto tutti i pro e i contro e anche che la forza sarebbe dovuta scorrere potente in me per affrontare questa cosa. E io ho iniziato. Probabilmente ho fatto una cazzata, lo so, per ora mi ci sono volute alcune settimane per adattarmi al primo step e resistere alla voglia di decapitarmi ogni mattina appena mi vedo nello specchio; ho superato a fatica i primi lavaggi in solitaria, gli sguardi di disapprovazione di chi ti crede una fan di Eminem ormai fuori tempo massimo.


Vedremo, tra pochi giorni ho il secondo step della decolorazione (si fa per step, se il vostro parrucchiere ve lo fa tutto in una volta lo dovete denunziare al tribunale L'orèal!!) quello in cui approderò al secondo stadio quello chiamato del platino Ciccciolina. 
Per il momento devo soltanto curarli come se fossero un cucciolo di panda in cattività, trattarli con delicatezza e nutrirli con creme costose come caviale beluga; le alternative di acconciatura sono o farseli pettinare dalla parrucchiera per un sicuro effetto "parrucca di Milly Carlucci", o fare da sola ed ottenere così un effetto Cobain che non ce la fa a stare al mondo.



Vediamo fiduciosi il prossimo step, voi intanto portate un cero a nostra signora della parrucca scenografica, tale Beyonce Knowles-Carter, protettrice di noi mattarelle tricologiche e pregate per i miei bulbi.





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