L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


venerdì 17 novembre 2017

Sì, potrei aver recensito dei cartoni animati per bambini molto piccoli

Non credo che qualcuno di voi abbia mai pensato che la Nina sia una di quelle bambine che, tornate dall'asilo, si siede davanti alla sua libreria in cameretta e si mette per ore a sfogliare quei bei libri che vi faccio vedere ogni tanto qui sul blog. Faccio ammenda e vi dico che la Nina guarda molta ,molta televisione. Cerco sempre di tenere sotto controllo quello che guarda e di farla in qualche modo affezionare solo ad alcune serie in modo che quando è finita la puntata posso dire: "ok, ora spengo la tv!". In ogni caso è innegabile l'impatto che hanno i cartoni sul suo modo di pensare e sul suo modo di giocare e sono sicuramente anche totale argomento di disquisizione con i suoi compagni di asilo.

Mi sono detta: perché non fare una una piccola recensione e una piccola classifica personale anche dei cartoni animati? E lo dico perché purtroppo noi genitori siamo ferratissimi, potremmo partecipare ai superquizzoni a domande aperte sulle prime quattro serie di Peppa Pig.

Come si chiamano le sorelline gemelle di Zoe Zebra?
Cantami la canzone del cowboy di Pedro Pony?
Perché Papà Pig non riesce a mettere l'olio nel motore del camper?


Eh sì perché le prime vere vittime di sigle martellanti, musichette, doppiaggi striduli, nenie e filastrocche che ti trapanano il cervello, siamo noi, noi poveri genitori che vorremmo solo guardare gente sgozzata dai Lannister o mostri nel sottosuolo o docufilm su russi pazzi che mangiano la gente. 
Invece nulla: Giochi con me Orso, Giochi con me Orso, Giochi con me Orso...

Tuttavia devo ammettere che la Nina ha una sua rosa di cartoni preferiti che, per alcuni aspetti risultano gradevoli e sopportabili, per altri mi conducono su sentirei di follia (tipo Daniel Tiger). Va detto però che, se si ha il tempo e la pazienza di soffermarsi un attimo a guardare con attenzione certe puntate, si possono notare tantissime sfumature, anche nelle storie, nei disegni, nel modo in cui sono costruite le storie che i bambini amano e guardano con tante attenzioni.


Per esempio, per me c'è sempre stata una certa dualità ed un certo scontro fra Masha e Orso e Peppa Pig, sia perché venivano trasmessi più o meno nello stesso periodo e negli stessi orari, sia perché la Nina li guardava e riguardava per ore entrambi. Credo che siano destinati alla stessa fascia d'età di spettatori ma si tratta, a parer mio, di due prodotti ben diversi; La Peppa, pur essendo un prodotto che viene dalla vicina e moderna Gran Bretagna parla proprio un linguaggio super infantile, quasi pedante, presenta un modello  di famiglia piuttosto stereotipo e noisette (papà mamma figlia grande femmina figlio piccolo maschio), a tratti quasi troppo classico, disegni schematici, mamma e babbo tontoloni, bambini ubbidienti, le interazioni fra i bambini sono completamente irreali e troppo bonarie, totale assenza di pathos anche quello mimino sindacale per i due anni, bambini animali che rappresentano la società multiculturale ma che poi sono messi perennemente in competizione per qualunque cosa, e vincono sempre tutti poi. Chissà perché? Sicuramente ci sarà qualcosa di didattico dietro che non riesco a capire.
Le musichette sembrano tutte vecchie suonerie del Nokia e tralascio il commento alla puntata sulle vacanze in Italia.

Invece, inaspettatamente, dalla steppa sconfinata a quaranta sotto zero, arrivano Masha e Orso, una "famiglia" che rispecchia perfettamente la realtà o almeno una realtà possibile: un rapporto esclusivo (inteso come più intimo e maggiormente interpretabile dal singolo genitore) padre/madre e figlio. Orso ama e protegge Masha ma è chiaro non la sopporta, perché come ogni genitore, si vorrebbe riposare, vorrebbe sedersi sulla sua poltrona e guardare tutto Narcos in una volta sola. E va detto che Masha è quanto di più vero e simile al carattere di un qualunque bambino, vivace ed a suo agio in casa. I disegni sono bellissimi, la casa di orso è piena di dettagli e di particolari che richiamano davvero la vita nelle dacie della russia, il samovar, gli strumenti musicali, la cucina. 
Non mi voglio soffermare troppo sulle musiche del cartone perché non sono un' esperta ma io le canzoni di Masha le canto a squarcia gola e non mi sembrano poi così male. O perlomeno mi sembrano molto più sensate di "ce ne andiamo in vacanza con un camper giaaaallloooo".


A difesa dei produttori di Peppa devo spezzare una lancia a favore dell'adorato Ben e Holly.
La Nina c'ha messo un po' ad apprezzarlo ma ora è tra i preferiti in assoluto e anche io come "utente genitore" non posso che provare un senso di pace quando lo vedo. Le storie sono divertenti, i personaggi non sembrano rimbecilliti e le dinamiche sono almeno un pochino più "adulte" anche se inserite in un contesto di fate ed elfi. Niente filastrocche e qualche battuta che capiscono solo gli adulti (cosa che mi fa molto apprezzare un cartone perché mi immagino lo sceneggiatore che si mette una mano sul cuore e dice: questo glielo facciamo dire così i genitori si fanno due risate). E poi c'è tutto un sottotesto di lotta di classe con gli elfi lavoratori e proletari caparbi e chiassosi  e le fate svogliate e che risolvono tutto con gli incantesimi e che chiaramente sono la polverosa nobiltà inglese. Questo dimostra che si può fare bene anche senza musichette e con una grafica basica come quella di Peppa.



Io odio, odio, odio Daniel Tiger, lo odio, veramente, vorrei spintonarlo per le scale mobili, eh, lo so che non si può dire non è colpa mia, il mio cervello è stato deviato. Ogni puntata sembra un filmato per torturare i carcerati a guantanamo con filastrocche motivatrici da raduno di family banker ripetute decine e decine di volte. Forse di tutti questi cartoni è il più "didattico" perché insegna a gestire la rabbia, la gelosia, la delusione, ecc ma porta i genitori alla follia. Daniel Infatti è insopportabile come un bambino vero, geloso della sorella, capriccioso, petulante ma è l'espediente per insegnare ai bambini come non essere nella maniera suddetta. Però tu intanto diventi pazzo a sentir ripetere "QUANDO UN AMICO NON VUOL GIOCAR FAI QUALCOS'ALTRO ANCHE TU" almeno una cinquantina di volte. Dettagli di design a parte e cioè che Daniel e suo padre sono gli unici del villaggio a girare solo con la felpa e senza portare pantaloni, vabbè 

Per fortuna la Nina è anche una grande estimatrice del filone dei cartoni vintage come la Pimpa e i Barbapapa e, ovviamente, io adoro guardarli; va proprio detto che rispetto ai cartoni nuovi questi mettono pace, sono sempre perfetti da guardare per calmarsi. I Barbapapà con quell'aria da turisti naturisti francesi ignudi su qualche isola greca, ti infondo una serenità hippy che neanche certe droghe. La Pimpa con quelle storie psichedeliche tipo lei che mangia la pizza in mezzo all'antartico perché fa un buco nel ghiaccio ed esce un tonno napoletano che fa il pizzaiolo, ti fa fare dei viaggi che Keruak per favore se ti vuoi levare, grazie.



Abbiamo stabilito anche delle puntate preferite che guardiamo e riguardiamo su YouTube perché non sempre alla televisione danno questi due cartoni o se li danno vengono mandati in onda in maniera piuttosto casuale, senza rispettare l'ordine delle puntate e facendo imbestialire la Nina.
La nostra puntata preferita della Pimpa è sia quella del temporale e delle ombre cinesi, che quella nella quale allaga tutta la casa per annaffiare le piante;  mentre invece, la  preferita di Barbapapà, è quella del viaggio in India, più hippy di così


C'è poi un altro cartone poco conosciuto ma che la Nina ama tantissimo che si chiama Max e Ruby,  e, anche se fa nascere in lei l'insensato desiderio di avere un fratellino,  è davvero delizioso in perfetto stile naïf ( credo sia una serie canadese). Max e Ruby sono due coniglietti che fanno cose normali, vivono in un piccolo paese di campagna e fanno cose come vendere biscotti, fare la limonata, fare feste di Halloween e Ruby, che è la sorella più grande si prende sempre cura del piccolo Max facendogli da mammina, per questo le bambine credo lo amino molto. I disegni sono bellissimi e anche qui come in Masha e Orso si possono vedere tanti piccoli dettagli delle case del country side e il cartone sembra un enorme coperta patckwork. Anche qui senso di pace alle stelle.


Poi il sospiro di sollievo lo ho davvero tirato quando sono arrivate le Powerpuff girl che non guardavo anni fa perché ero già grande ma che ho scoperto essere veramente troppo divertenti. Le sconsiglierei prima di andare a letto o per calmare la prole perché la nina quando le guarda trasforma la sala in una specie si set cinematografico degli avengers perché mima salti e combattimenti ma ride anche di gusto. A volte mi domando cosa ci capisca quando le guarda ipnotizzata perché ogni puntata è piena di citazioni di film, rivendicazioni femministe, lotte di potere e ironia, a volte anche molto sottile. Per non parlare dei cattivi tipo ragazzuomo o mojo jojo che mi fanno cappottare ma non so fino a che punto una bimba di cinque anni possa trovare esilarante una scimmia che sembra Mugatu di Zoolander.


Infine una nota di pucciosità la devo dedicare ai Teletubbies che sì, sono in effetti i reginetti indiscussi del far andare fuori di testa i genitori con le loro frasi ripetute mille volte, i colori da distacco della retina e l'assenza totale di una qualunque trama; ma, negli anni, sono diventati una piccola comfort zone della Nina. Quando è malata o la sera quando non riesce a prendere sonno mi chiede sempre di guardare un po' di Teletubbies, sono la sua pastina in brodo.







giovedì 26 ottobre 2017

I leoni da tastiera e il body shaming familiare


Allora, funziona così: in pratica ci sono questi utenti del Web, convinti senza dubbio di conoscere il mezzo, sicuri che quello che vedono dalle foto di instagram o che deducono da due a tre opinioni scritte in 140 caratteri su twitter dia loro il quadro perfetto della persona che seguono, nel bene e nel male. Spesso, spessissimo a me capita il bene devo ammetterlo, non sono perseguitata da gente che si diverte te ad offendermi o a ribattere polemicamente ad ogni cosa che dico, sarà perché alla fine, se uno è una persona di intelligenza media, capisce che la mia è una vita normale e che quindi non c'è niente da odiare od invidiare e capisce anche che, spesso, quello che scrivo è nel 90% dei casi totalmente ironico.

E poi ci sono quelli che, così, un giorno si svegliano e si prendono la briga di farsi addirittura un profilo fake per scriverti che sei brutta, che sei una persona strana, che dovresti vergognarti non sappiamo poi bene di che cosa, che sei una vecchia, che hai le labbra rifatte, eccetera, eccetera.



Ora io non voglio fare la Fonzarelli della situazione, cioè non ho interesse a fare la parte della dura che non viene minimamente scalfita dalle offese anonime ma veramente leggo certi commenti e tutti sentimenti mi escono fuori tranne la rabbia, o la paura, o il sentirmi offesa. Anzi, spesso mi viene da ridere. Vi spiego perché e lo faccio perché alcune persone che sono state tartassate di messaggi anonimi, persone che non fanno niente di male né si espongono in maniera antipatica, ci sono rimaste molto male, mi hanno scritto, mi hanno chiesto come faccio a non avere paura e a non offendermi ed  arrabbiarmi, mi scrivono proprio: ma non ti viene da piangere? 
Ecco, piangere proprio no, ma per pochi semplici motivi che potranno forse sembrarvi motivi banali ma che gratta gratta alla fine sono proprio i veri motivi delle mie reazioni del tutto pacate a certi incontri sul Web.



Quando ricevo qualche offesa più o meno anonima la prima cosa cui penso in maniera quasi automatica è la realtà, sì la realtà intesa come il reale ed effettivo scambio di comunicazioni nelle relazioni umane; ora, non so voi esattamente da dove veniate ma, almeno che non viviate in un ghetto pieno di gang portoricane in guerra tra loro, nessuno vi parlerà mai come in questa immagine qui sotto. 




Quindi quando mi arrivano questo tipo di messaggi la prima cosa che penso è: questa persona, uomo/donna/giovane/vecchia/conoscente mi direbbe mai in faccia queste cose? La risposta è sempre no ma non perché io invece vivo a celestopoli anzi, molto più semplicemente perché quando aggredisci devi saperlo fare davvero e devi saperlo fare con la persona che hai davanti. Qualche settimana fa un tipo su twitter ha iniziato ad offendermi e io tempo tre parole l’ho mandato dove si conviene, la sua risposta è stata che mi conosceva di persona e se avessi saputo chi era avrei tenuto la cresta più bassa. Dal canto mio la mia risposta è stata che il suo ultimo tweet era la dimostrazione che davvero non poteva conoscermi dal vero perché in nessun modo una persona che mi conosce mi parlerebbe con quel disprezzo senza finire rannicchiato in un angolo. Finché so che stai dietro un profilo anonimo, su un computer, non sono aggressioni vere e proprie, sono solo la misura di chi scrive e del perché lo fa. Io mi espongo e non ho paura delle mie idee, il fatto che io sia sui social come sono nella vita mi mette sempre in una posizione di vantaggio contro i vigliacchi. 

In secondo luogo e non meno importante c'è il mio background familiare, assolutamente da non sottovalutare. C’è quel prendersela poco e buttarla in caciara che viene dalla mia famiglia, dove per famiglia intendo tutti: nonni, zii, cugini, fratelli, sorelle e ci metto anche i nuovi acquisti come i cognati, le cognate e sì, anche figlia e marito.

Quando mi sveglio ogni mattina Giacomo fa il punto della mia situazione estetica, io so tenergli testa e non potrei stare con un uomo che, conciata male, mi dice che sono bellissima per rabbonirmi, la sua sincerità mi innervosisce ma è totale e mi da sicurezza; ad esempio posso bere il mio caffè con sottofondo dì: hai la bocca troppo gonfia sei troppo magra hai la pelle gialla come diavolo ti sei vestita? 
Quando ho decolorato per la prima volta i capelli la mia famiglia mi ha detto nell’ordine:
Fratello: sembri una di quelle americane che scappano dall’FBI e si  decolorano i capelli nei bagni dei motel.
Madre: sembri la prima badante di tuo nonno
Fidanzato: oddio! devo andare a comprarti una tinta alla coop!
Tutto questo mentre io ero in lacrime ed in piena crisi tricologica. 
In casa mia non vale proprio il detto che ogni scarrafone è bello a mamma sua, anzi tendiamo da anni a sottolineare difetti su difetti, non mortificandoci certo, ma spesso con ironia, con le imitazioni, con i nomignoli, eccetera. Però tutto quello che viene detto lo prendi e lo incassi e un po' devo dire che questo tipo di atteggiamento, oltre ad averlo inevitabilmente acquisito, mi ha insegnato a filtrare tante cose. Il mio amato nonno Beppe ogni volta che mi vedeva fin da piccola  mi diceva queste cose per prendermi in giro per il mio naso “che n’ha panini?” - traduzione: CHE NAPPA NINI! Oppure anche “che n’ha parenti?” o “che na sa' punta di musica”. E io dovrei offendermi perché una ragazzina su instagram mi dice vecchia? Una volta una cugina quando eravamo più giovani mi disse: “guarda che anche se sei così magra la modella non puoi farla lo stesso perché non hai il viso abbastanza bello”.E io, ripeto, dovrei offendermi perché una ragazzina mi dice brutta su instagram?

Fermi tutti. Non voglio darvi un’idea terribile della mia famiglia, non facciamo bosdyshaming di secondo nome ma solo dirvi che si può imparare a guardare tutto sotto un’altra prospettiva, a volte ci si sente colpiti se ci si fa sentire vulnerabili o si lascia scoperto un fianco. Io questo fianco ho avuto la fortuna di lasciarlo coprire al mio carattere e alla mia famiglia. Non dico che sia facile fregarsene delle offese gratuite che spesso si ricevono sul Web e con questo non voglio neanche sminuire la gravità di chi si sente libero di fare il maleducato  e farsi portabandiera dell'arroganza e dell'offesa grazie all’anonimato; tuttavia credo che di base, l'atteggiamento più sano e utile, sia proprio quello che si riassume con una parola, non molto elegante ma molto efficace: fottersene.


Perché alla fine questa non è la vita reale. 

P.S. Se avete riconosciuto qualcuno che seguite o è vostro amico negli screenshot dei dm di instagram, salutatemelo e ditegli che nella vita c'è di meglio da fare! 

lunedì 25 settembre 2017

di quella volta che ho perso una scarpetta nel fiume



L'altro giorno, in una delle mie sessioni meditative, tipo quelle in cui fisso le tende arancioni di organza dei miei vicini chiedendomi come si possa fare a comprarne di così brutte e cercando forse di smaterializzarle con la forza del pensiero, mi è tornato alla mente un ricordo, così, senza nessuna ragione, ma vivido e preciso. Da questo ricordo in poi mi è partita una di quelle riflessioni che mi son dovuta sedere qui e parlarne con voi.

Insomma, il flashback quale era?

Ricordo che una volta da piccola mia mamma mi aveva comprato delle scarpe di gomma, tipo ballerine traforate di plastica bianche e con applicate delle fragole rosse sempre in plastica.
Le scarpe erano fatte dello stesso materiale di quelle scarpette allacciate per andare sugli scogli (i granchietti) ma erano in realtà ballerine (delle antesignane Melissa). Sì, le scarpe potranno sembrarvi una merda rara e in effetti lo erano ma a me a quel tempo sembravano di una bellezza sconvolgente, degli stivali di Saint Laurent, le scarpe di cristallo di Cenerentola, ne andavo fiera e non volevo toglierle mai mai mai tanto che neanche si bagnavano. Potevo camminarci anche sull'acqua.
Una domenica con la famiglia siamo andati al fiume per un pic nic e io con le scarpe indosso ho voluto mettere i piedi nell'acqua e fare un' escursione tra le rocce. Insomma si è consumato il dramma: Una scarpetta è caduta nell'acqua e la corrente l'ha portata via e non so cosa sia successo poi,  non ci fu più verso di ritrovarla. Tornai a casa scalza e avvilita. Ho un ricordo così vivo di questa cosa perché penso che fu la mia prima vera sensazione di frustrazione e il tutto era dovuto al fatto che mia mamma mi aveva detto di non andare nel fiume con quelle scarpe perché le avrei potute perdere e se le avessi perse non me le avrebbe ricomprate. E così fu, non ricomprai mai più quelle scarpe. Non feci capricci perché non ero una bambina capricciosa ma dentro di me si svolse tutta la piccola fiammiferaia inscenata in ogni minimo dettaglio, si palesarono tutte le sfighe di Candy Candy, i pasti negati ad Oliver Twist. Ricordo che piansi ma con compostezza, non era un dolore sguaiato ma un dolore consapevole e rassegnato.

Insomma tutto questo per dire cosa?

Probabilmente oggi, se la Nina perdesse qualcosa a cui tiene molto, per distrazione o per semplice leggerezza, non necessarimante per disubbidire per partito preso (perlomeno per me non fu così) e io la vedessi soffrire, il giorno dopo sarei al negozio di scarpe a cercare il modello esatto e probabilmente non gliele ridarei dicendole: "ecco, tieni, scema e guarda di non riperderle nell'Arno" ma anzi le farei uno scrigno con dentro le scarpe di gomma e un biglietto con scritto "amore, non soffrire più se una brutta sirena di fiume era solo gelosa delle tue scarpe e ha provato a rubartele".


Ecco il problema di alcuni di noi genitori moderni, è che non capiamo che, a volte, quello che i nostri genitori hanno fatto, anche meccanicamente e senza aver letto quattordici pagine di forum su genitoribraviedentusiasti.it, ci ha insegnato molto. Io ho imparato a stare attenta a le cose a cui tengo, e che le scarpe sono sacre ad esempio, ma ho imparato anche che babbo e mamma non te le parano tutte. Attenzione, la mia famiglia non è esempio di virtù ed educazione vittoriana eh, non voglio dire quello, anzi siamo più ad un livello di educazione basata sul fatto che, se ti dico di non correre perché ci sono le buche e tu cadi in una buca io ti dico: ecco te l'avevo detto. O se è freddo e non ti copri il cretino sei tu che non ti sei coperto e se prendi il raffreddore te la sei voluta.


Ecco la mia riflessione qual è? Dobbiamo agire ragionando da adulti che educano e che quindi vedono il futuro e il formare un futuro essere umano o dobbiamo agire sempre e solo di sentimento, infondere quel senso di protezione, quel sottotesto che dice "amore non preoccuparti finché la mamma è qui non ti può succede niente"; perché sì, la riposta sembra facile ed ovvia e quella giusta è solo e soltanto una ma non sempre quello che si fa corrisponde a quello che si sente o che istintivamente si vorrebbe fare per il proprio figlio.
Se sei severo e metti regole e sei irremovibile soprattutto quando sbagliano, tiri su una persona che saprà stare sulle sue gambe, affrontare gli altri e saprà sempre che ad un'azione corrisponde una reazione (cosa che fior fiori di adulti ancora non hanno capito). Però ti puoi sempre ritrovare in casa un soldato che gioca a freccette con la foto del sergente istruttore nascosta nell'armadietto.
Se pensi invece a quella bimba triste e scalza che la domenica notte pensava alla sua scarpetta affondata nel gelo del fango del fiume ed era divorata dalla frustrazione e dai sensi di colpa, allevi solo una persona molle che a 35 anni ti chiederà se i piatti da lavare si mettono in quell'elettrodomestico con l'oblò o quello con lo sportello.

Voi come vi sentite a volte?


venerdì 22 settembre 2017

commessa una volta commessa tutta la vita


Quando sei stata commessa lo rimani per tutta la vita, l'esperienza lavorativa ti segna. Nessuna ex commessa o attuale commessa potrà negarlo, le cose che vedi fare ai cosiddetti customers ti rimangono impresse nella mente come 
Quando entri in un negozio non lo sai, ma la commessa, se è una tipa sveglia, capisce molto di te da come ti muovi tra la merce e gli scaffali. Capita così che, una venditrice più scaltra delle altre, possa capire se la persona che ha davanti è un ex commilitone; sì, dentro di me scatta sempre la scena da film:

- Ragazzo, eri anche tu in Corea?
- Sì, signore, squadra Charlie 6, reggimento fanteria, sotto il tenente Darrow.
- Darrow, quel vecchio figlio di put... si è preso tre pallottole e la medaglia al valore,vero?
- Sì, signore! 
- Dio lo benedica, era un gran soldato quel gran figlio di put...

Però più o meno potrebbe accadere cosi in un negozio:
- Eri commessa anche tu?
- Sì, reparto mutande di H&M, sotto la store manager Maria Catena detta Kety.
-Ah, la Kety, quella gran t... ho fatto con lei il corso per sale management account customers satisfaction. Ora è da Cucinelli vero?
-Sì, signora!
- Salutamela tanto quando la vedi, quella baldr... è una gran venditrice.

Tutto questo per dire cosa? Che quando sei commessa ti rimane dentro una specie di imprinting che le altre sanno identificare, una gestualità che, se impari ad adottare, anche se non sei mai stato un commesso o una commessa, può rabbonire anche la più stressata e scontrosa delle venditrici a fine giornata. Io sono stata commessa, direi che è il lavoro che ho fatto per il tempo più prolungato e per le più variegate fette di clientela e SO, so cosa fa la differenza fra un buono e un cattivo cliente, lo so nel bene e nel male, so come far innervosire una che mi tratta male e so come rendere docile una commessa stanca. A volte mi rendo conto che faccio gesti in automatico dentro i negozi, anche cose che potrei tranquillamente evitare di fare senza infastidire nessuno mentre Giacomo mi dice: "ma non ripiegare tutta la pila di maglioni, ma lasciali attaccati lì con quei pantaloni di cotone questi jeans, chi se ne accorge?! Sono pagate per mettere in ordine!"
 NO, NON LO ACCETTO! SONO UNA VETERANA

- Una ex commessa, se entra in orario vicino alla chiusura, chiede sempre se stanno per chiudere o eventualmente a che ora chiuderanno, se mancano cinque minuti non entra e torna un'altra volta.

- Una ex commessa non aprirà mai trenta t- shirt per cercare quella della sua taglia ma le scorrerà per benino cercando il cartellino fino ad estrarre la sua e riporrà in ordine accettabile la pila di t-shirt.

- Una ex commessa non andrà mai alla cassa con il tester di un prodotto.

- Una ex commessa, soprattutto se dentro una grande catena, non chiederà mai se questa cosa c'è ancora della sua taglia, prima di tutto perché spesso i magazzini sono a chilometri di distanza, e nel 99,9% dei casi la merce è esposta in tutte le taglie presenti. Se non c'è non c'è.

- Una ex commessa chiede solo se davvero non riesce a fare da sola, solo se davvero non riesce ad orientarsi con taglia e colore solo se non trova in nessun pertugio quello che ha visto su internet e non rivede in negozio, altrimenti fa da sola.

- Una ex commessa saluta e risaluta e ti augura sempre buona giornata, chi entra in un negozio senza salutare è considerato il livello meno evoluto di genere di clientela.

- Una ex commessa saluta e ringrazia anche se è entrata a dare solo un'occhiata

- Una ex commessa non chiederà mai lo sconto. Il prezzo è quello, se l'articolo è scontato lo sconto è scritto. Punto.

- Una ex commessa non chiederà mai di avere anche la gruccia, o lo chiederà solo dove il suo sguardo attento le farà capire che può farlo.

(o la stampella come la chiamate nel resto del mondo, mi sa)


p.s. sì, lo so, mi rendo conto che molti riferimenti sono per una commessa di un negozio di abbigliamento ma con qualche piccola modifica o sfumatura sono regole applicabili anche al fruttivendolo. Provare per credere.



venerdì 21 luglio 2017

Bevete molta acqua, non uscite nelle ore più calde e procuratevi queste cose...


Quest’estate non si sa perché, non si sa per come, le parigine ci hanno imposto il loro look un po’ trasandata/chic/effortless, con quell’aria da una che si è vestita giusto cinque minuti prima di uscire e cinque minuti prima fumava nuda sul suo balcone affacciato sui tetti della città. 
In effetti è praticamente impossibile sfuggire al look che prevede abitino a fiori, borsa a rete o di paglia e altrettante scarpe in paglia come espadrillas con plateau oppure il sandaletto flat in pelle. 
Va detto che per un’estate passata a Capri o a Saint Tropez non c’è niente di più azzeccato! Tuttavia…



Ovviamente anche io ho ceduto in alcune sfumature a questa invasione francese, un po’ per ovvi motivi(w La France), un po’ perché non sono dovuta poi andare tanto lontano per trovare tutto quello che serviva per ottenere certi outfit, dato che alcuni capi e soprattutto, certi accessori, fanno un po’ parte, da anni, del mio bat/costume di tutti i giorni d’estate; esclusa la scarpa di paglia col tacco, quella no, non cedo!


Comunque, ahimè, ho dovuto dare anche un freno al total look alla Damas per colpa del capello biondo grigio (il blande che scrivo ogni tanto su instagram, termine inventato dalle francesi per indicare il blonde più il blanche = blande)poiché il rischio di sembrare un cosplay della Nonnetta di Titty era estremamente alto ad ogni accostamento di fiori e paglia e ad ogni tentativo di mantenere un low profile estivo. 

In ogni caso, in questa estate per me un po’ anomala, (visto che per ora ho passato solo alcune giornate al mare e molti pomeriggi a bordo piscina e nonostante sia luglio, non ho ancora prenotato ferie perché son concentrata su glitter e partecipazioni), vi scrivo qualche consiglio su quello che mi piace portarmi dietro quando parto, perché cara Jeanne, è vero che col vestitino da nonna e la borsa di paglia, è un attimo, ti spogli e ti tuffi ma qui c’è una pelle da gestire, dei capelli da ungere, dei giochi dei superpigiamini da portare in spiaggia e sopratutto servono dei costumi che aggrazino!



-La borsa a rete si trova ovunque e in tutte le misure, so che spesso se ne vedono in plastica o in un tessuto che imita il cotone ma su Amazon e sul sito di Merci le potete trovare in puro cotone e per il mare sono belle e molto instagram, anche se vostra figlia pretende che ci mettiate dentro un secchiello glitter con led e che produce anche suoni.

da Net-a-porter 

-Finalmente il cappello di paglia ricamato è entrato prepotentemente nella lista dei must per la spiaggia, su Etsy se ne trovano di molti tipi, anche le grandi catene sono corse ai ripari e, udite udite, alcuni artigiani li personalizzano con frasi scelte da voi o col vostro nome. Per le super autoreferenziale! Se siete brave "Vintage hunter" se ne trovano di bellissimi ricamati anche di alcuni decenni fa. Un po’ troppo? NO


da etsy

Vintage da Etsy


-Da anni ormai si va al mare col telo di lino o di cotone? AH, lo scoprite solo adesso? Avete ancora il telo di spugna con i 500€ disegnati sopra o quello grande grande di quando abbiamo vinto i mondiali nel 2006? Vanno bene anche i teli in microfibra come si trovano da Decathlon ma solo se non sono di colori visibili dagli astronauti.
Vi lascio un link qui così capite di cosa sto parlando, ok?

frescobal carioca


- Il dilemma su quali scarpe portare al mare ci dilania da sempre perché, tendenzialmente, la scarpa che usi per andare in spiaggia non è quasi mai riproponibile una volta tornati a casa dato che la sabbia, il sole e il fatto che quando sei in spiaggia, fa caldo, e "strascichi i piedi", rovina quasi tutte le scarpe. Io personalmente dopo aver rovinato espadrillas e sandaletti Rondini, paia e paia di Birkenstock, ho risolto con i modelli in gomma che costano meno, sono identici ai modelli in pelle e quindi se siete addicted non potrete che apprezzare; se siete di quelli che le metterebbero al rogo andate oltre. 

pinterest
Nota a margine: con il cuore gonfio di rammarico sono qui a dirvi che quest’anno mi torna prepotente l’infradito nera, basic e da mettere col jeans mommy. Per la spiaggia per favore, con gli shorts ecc, perché quando vi ci vedo in giro per le grandi città vorrei bruciarvi i piedi come pinocchio.


foto di mija-mija 

-Paradossalmente al mare, dove dovresti stare secco e asciutto sotto al sole come uno stoccafisso, e invecel’unico modo per salvarsi è stare sempre unte dalla testa ai piedi come un lottatore di sumo e quindi è fondamentale mettere in borsa uno di quegli oli che puoi spalmarti dappertutto prima e dopo il bagno ma anche a casa prima della spiaggia, mentre mangi, mentre dormi, mentre guardi la tv. Quest’anno ho usato molto l’olio Nuxe e poi ho scoperto l’olio della Caudalie, che può essere cosparso ovunque: capelli, pelle e viso e lo trovo molto più profumato e di gran lunga migliore come resa sui capelli del Nuxe.



Come si gestiscono dei capelli decolorati al mare? Vanno tenuti praticamente immersi in una salamoia di maschere e oli e sopratutto vanno protetti dal sole con cappelli e foulard. Io ho scelto una serie di prodotti che li protegga dal sole e che li ingiallisca il meno possibile (effetto Malibù Stacy dietro l’angolo garantito altrimenti) e oltre alla maschera super riparatrice Kerastase, ho scelto anche una crema protettiva che si mette sui capelli come crema solare sempre della linea per il mare della Kerastase. Dopo la doccia e i vari trattamenti sempre e solo olio argan ( il pregio dei capelli decolorati è che assorbono i prodotti e quindi non si ungono praticamente mai)



Una cosa che non avrei mai pensato di fare è quella di portarmi dietro una borraccia, mai in vita mia, invece ecco l’epifania di questa estate 2017: le borracce di design chylli's ad esempio  tengono l’acqua fresca anche 24 ore. Sono comode per chi come me si porta dietro una piaga di figlia che riesce a calcolare esattamente le coordinate geografiche e pronuncia le parole “ho sete” nel momento esatto in cui ci si trova alla massima distanza possibile da un qualunque rivenditore o distributore di acqua potabile. 
E sono Instagrammabilissime!



Quest’estate ogni mio spostamento è stato caratterizzato da una piccola biblioteca, digitale e non, che mi sono portata sempre con me perché ho deciso di riprendere con serietà a leggere e scrivere in francese e anche se la mia tutor non è tra le più severe (Mavie) io, da brava studentessa, mi porto sempre dietro una copia di uno di questi libri che, con grande fatica, porto a termine. 
La riabilitazione prevede anche l’ascolto della musica francese in questa playlist, l’ascolto della radio francese nell'app Radios France nonché la visione continua dei tg francesi sui canali di notizie estere di sky. Se volete parlare con me del più e del meno quindi ques'estate solo Macron e la canicule sulla Borgogna. 




Per la protezione solare quest’anno ho gli instagrammabili solari Bakelskin Care ovviamente della linea Bakelsun; solari composti per il 100% da principi attivi e, senti un po’ caro Di Caprio, rispettano il pianeta, sono naturali e non sono testati sugli animali, sono kosher e non contengono sostanze chimiche inutili. Per questo possono essere messi su labbra, contorno occhi, palpebre ecc. Hanno un odore piuttosto neutro anche se a me piacciono un po’ le creme profumate perché sono in fondo una vecchietta che si darebbe il talco. Unica nota negativa, pizzicano un po’ gli occhi quando fai il bagno, quindi bisogna stare attente quando si spalmano nel contorno occhi (Sì sono anche antietà e io mi ci sono cosparsa come un culturista prima di uno show).




Ultimo ma di certo non meno importante: il costume! Dopo la gravidanza, un po’ per la moda, un po’ per occultare i cedimenti vari della pancia, ho optato per il sassy/classy costume intero; quest’anno (non senza alcuni sacrifici) la pancia sembra essere tornata nei ranghi e mi sono dunque concessa anche qualche bikini. Quelli che avete visto sul mio Instagram e che vedete qui sotto sono di Contessa Volpi ( un marchio di cui vi avevo appunto già parlato per il costume intero l’estate scorsa). Ecco, il modello bikini Sophia , che avevo snobbato l’anno scorso per colpa della pancia, è invece il modello del miracolo: fa le tette!!!! Non è uno scherzo, non è un'esercitazione! La forma del sopra del bikini, grazie ad un incrocio magico, studiato forse da scienziati australiani in una base segreta, unito ad una leggerissima imbottitura (niente che faccia urlare alla truffa), fanno sembrare che ci sia un seno anche laddove c’è solo deserto e desolazione (cioè su di me). 
Vi metto qui  il link con i rivenditori, perché oltre che a spedire dall’Australia, i costumi Contessa Volpi sono in vendita anche in alcuni negozi in Italia.








martedì 18 luglio 2017

Babybooklovers

La mia rubrica questa volta inizia con un libro un po' particolare, un libro che fa parte di una collana  quella EduGatto che si pone l'obbiettivo di raccontare piccole storie per rimpicciolire i problemi. Nella seconda pagina di copertina si trova infatti questa piccola premessa: " I libri non sono medicine ma possono attivare, tra il bambino e l'adulto un dialogo ricco di fantasia e di evocazioni. Anche la lettura è uno scambio affettivo, un modo prezioso di far crescere insieme adulti e bambini, specialmente quando crescere può essere faticoso".
La disegnatrice e scrittrice Kitty Crowther ha vinto l'Astrid Lindgren Memorial Award, che è considerato un po' il nobel della letteratura per bambini con la motivazione che "...nel suo mondo, la porta che divide fantasia e realtà, è spalancata grazie ad una profonda empatia con i meno fortunati".
E quante lacrime si versano leggendo questo libro di una dolcezza e di una tenerezza che ti scaldano il cuore,  ti parla e parla da un bambino (grande, lo consiglio almeno per i bambini sopra i sette anni) che legge di un'assenza, ma c'è tanta speranza e tanto amore. Lo consiglio ovviamente a bambini più grandi ma può essere anche un piccolo grande biglietto di guarigione per un adulto. 

Io e Niente - di Kitty Crowther ed. Almayer Edizioni



Sapete che la Nina è una grande appassionata di Madeline e delle sue avventure franco/inglesi. 
E' così innamorata di Madeline che mi ha chiesto di vestirsi da lei per il prossimo carnevale e non le importa se i libri sono in inglese e le illustrazioni particolari, non le importa se non la conosce quasi nessun'altra bambino, guai a toccarle la sua Madeline the brave. Purtroppo si trovano quasi solo su amazon e quasi solo con la copertina morbida che in mano ad un bambino equivale alla morte di un libro però sono davvero divertenti e squisitamente vintage.

Madeline in London - Ludwig Bemelmans - ed Penguin




Questo libro dalle illustrazioni bellissime, che sembrano ognuna piccole opere d'arte, parla proprio di un' artista. Non conoscevo la storia di Louise Bourgeois, una scultrice moderna e anomala, che ha fatto della sua vita e delle sue vicende familiari la sua storia artistica. Trovate magioni informazioni su di lei nel link che vi metto qui ma se lo trovate non perdetevi neanche questo libro per i più piccoli perché davvero le illustrazioni e il racconto sono davvero spettacolari e nel quale la storia è narrata e disegnata tra gli intrecci delle tele che la madre di Louise tesseva (erano restauratori di arazzi).

Cloth Lullaby, the woven life of Louise Bourgeois - scritto da Amy Novesky e disegnato da Isabelle Arsenault - ed Abram Books 




La storia di Miss Rumphius mi rimette in pace con il mondo come quando guardo la signora in giallo nelle puntate a Cabot Cove. La Nina leggendolo ha trovato subito geniale l'idea di girare con dei semini di fiori in tasca da gettare qua e là per far crescere i fiori per strada; perché, oltre al racconto della sua vita straordinaria, è proprio questo quello che fa ad un certo punto della sua vita la signora Runphius ed è anche un po' tutto il messaggio di questo bellissimo racconto: come posso rendere il posto dove vivo più bello? 
E Miss Rumphius lo fa facendo diventare, negli anni, la collina dove vive sul mare, una collina piena di fiori.

Miss Rumphius - disegni e storia di Barbara Cooney - ed. Penguin




Ho scoperto che i bambini un po' più grandi della Nina, verso i sette, otto anni sono spesso  grandi appassionati di materie scientifiche come l' astronomia, i dinosauri, la biologia ed anche la geografia e questo credo sia il libro/regalo perfetto. Vi dico, l'ho dovuto tenere lontano da Giacomo che voleva mettersi a posizionare gli adesivi dei monumenti, delle attrazioni naturali e dei prodotti tipici sulle varie cartine dell'Europa. Ho nascosto questo libro almeno fino a quando la Nina non avrà qualche anno in più ma lo consiglio ai piccoli appassionati di adesivi in primis ma anche di geografia!

Atlante illustrato d'Europa - ed Usborne






lunedì 10 luglio 2017

Bambini piccoli problemi piccoli - Obiezione, vostro onore!



"Bambini piccoli-problemi piccoli " dice un proverbio ma questo è vero fino ad un certo punto. 
Certo, se sei uno di quei genitori che fa una tragedia pediatrica per una piccola bollicina su una guancia allora alzo subito le mani oppure, nel caso opposto, se sei un genitore alle prese con un adolescente che non si sa che cosa vuole se dalla vita se lo bullizzano, se il bullo è lui, se si taglia perché glielo dice uno su internet o se vuole fare lo youtuber, stesso discorso: alzo le mani.
Ma se riesci a vivere "abbastanza normalmente" l'arrivo piuttosto in pompa magna di un pargolo in famiglia non c'è niente di più falso del fatto che i problemi di quando sono piccoli sono i problemi che poi ti dimentichi. 

All'inzio è davvero tutto complicato, perché è terribilmente complicato anche fare quello che prima facevi con tranquillità, come cenare o farsi una doccia; è tutto da districare e capire, tutto è da  gestire in maniera diversa: la famiglia, la coppia, i rapporti con gli amici, fino a gestire di nuovo e in maniera diversa il TUO tempo, il tempo per rimetterti in sesto e provare a riallungare la mano nel letto per cercare quella dell'altro relitto: il padre. L'altra metà del cielo e in questo caso del Dna, che spesso, nei momenti più difficili, ti ha guardato con quella faccia da mucca che guarda passare il treno.
Però poi accade che un giorno ti trovi vicino una personcina, un nano parlante che ti fa domande strane che spesso crede di poter comandare e che ha una sua visione bislacca dello spazio e del tempo. I bambini piccoli hanno problemi piccoli se non lasci che ti inghiottiscano con il loro carico di fatica, col fatto che non si capisce quasi mai cosa hanno quando stanno male, dal fatto che per quanto fricchettona e naturista tu possa essere hanno sempre bisogno di essere sorvegliati o controllati, con il semplice pensiero ansiogeno che la loro vita quotidiana è scandita da cose che tu DEVI fargli fare. 

Quando sento la Nina in bagno che tira lo sciacquone o la vedo che cerca qualcosa da mangiare nella dispensa (non sempre tra le due operazioni passa il lavarsi le mani), oppure sento che sta in camera sua a ritagliare e colorare o si fa i suoi scenari dove lei è una severissima maestra che mette in castigo pupazzi infliggendo riposini di ore ed ore, io ci penso spesso a quei primi mesi e anche a quei primi anni e dico che, almeno per adesso, no, non è vero che piccoli bambini sono piccoli problemi. Questi forse sono gli anni migliori, finalmente puoi parlare con questa entità che prima non c'era ed erano coccole e cenette e viaggetti nel week end e poi è arrivata ed è cambiato quasi tutto. 
Avevo sottovalutato la potenza psicologica del potersi confrontare e del parlare con lei, sì ho sempre pensato che non fosse la mia bambola, la mia proiezione o una mia proprietà ma che fosse una persona ben distinta da me col suo carattere e le sue idee, però ora poterla sentire esprimersi sulle cose con le sue opinioni, poterle parlare e vedere che ti ascolta che capisce tutto e che quello che tu dici per lei è la verità mi fa avere meno paura del futuro. Probabilmente a livello pedagogico sarà un pensiero molto ingenuo il mio e sto in realtà attraversando la fase più complicata e non me ne accorgo. Credo anche che dipenda molto da bambino a bambino e che ci sia molta differenza tra una figlia femmina e un figlio maschio e che ci siano tante altre dinamiche familiari che si possono intrecciare e mettersi a complicare questo processo "comunicativo". Insomma vi scrivo questo per dirvi che il peggio passa ma anche che probabilmente ritorna, sotto altre forme o altri linguaggi ma ora che posso sedermi a ragionare o cercare di capire cosa mi chiede la vita è diventata un pochino più semplice. 

venerdì 23 giugno 2017

Di quella notte che ho letto decine di brutte storie





Io non sono una psicologa, anzi, ho fatto la scuola dei vestitini e ho un curriculum di storie d'amore piuttosto melodrammatico; non ho l'autorità e i mezzi per aiutate concretamente nessuno, so ascoltare e rispondere se mi scrivete ma rispondo cose dettate dal mio istinto e senza nessun fondamento tecnico.

Perché questa premessa? 
Ieri ho fatto dei sondaggi su twitter dove ho chiesto genericamente (proprio perché non sono un'esperta) se le persone che mi seguono hanno mai subito o stanno subendo stalking, se hanno subito a volte molestie sul lavoro o se sono state picchiate dai fidanzati. 
Ecco, da ieri alle una mi sono arrivate decine di mail di ragazze e ragazzi che mi hanno scritto e raccontato di violenze; storie terribili di anni ed anni di vessazioni e abusi, racconti lunghissimi di vere e proprie persecuzioni. Ieri sera sono andata a dormire avvilita ed arrabbiata come poche altre sere, sopratutto dopo aver letto di persone che avevano preso finalmente, dopo anni di minacce velate e non, il coraggio di denunciare a carabinieri/polizia/ ecc e si sono sentite quasi trattare dalle autorità come delle esagerate che stavano forse un po' cercando attenzioni o che comunque le cose dovevano essere ben più gravi di no schiaffato fra fidanzati per tirare in mezzo fogli e avvocati. (Non posso postare le mail perché le persone mi hanno espressamente richiesto l'anonimato, la ragazza della storia qua sopra ha r descritto la storia in maniera generica proprio perché voleva che io la potessi pubblicare). Ho letto fino a notte fonda storie di persone che sono state picchiate per anni e se ne danno la colpa, storie di donne che hanno vissuto per mesi e mesi in convitti con un uomo che frugava di nascosto nei cassetti della loro camera, ragazze che ogni sera escono dal lavoro e da anni trovano in auto nel parcheggio del loro ufficio il tipo che non fa niente ma sta solo in macchina a guardarle; storie di ragazze che per un sms di auguri di natale da un ex, si sono trovate le mani sul collo, storie di donne adulte che sono perseguitate da ex mariti che chiamano nel cuore della notte, storie di ragazzine di diciassette anni che lavorano in pizzeria e ogni sera subiscono battute e molestie non appena si trovano sole con un collega, storie di ragazze costrette ad implorare di non essere letteralmente "struprate" dal proprio fidanzato arrabbiato e ubriaco. Ieri sera ero attonita e avvilita. Prima di tutto perché solo con alcune ho saputo dire cose concrete, con altre ho letto con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, ho letto tutto e ho scritto che è fondamentale chiedere aiuto però e solo questo mi sono sentita di dire.
Parlatene, mi hanno scritto tanti centri anti violenza, ho parlato con delle volontarie e mi hanno dato anche dei link utili e numeri che potete trovare. Ce ne sono nelle vostre zone e loro sanno tutto, sanno ascoltarvi, sanno proteggervi, sanno anche come si comportano le forze dell'ordine in certi casi. 
1522, è il numero gratuito, del centro nazionale antiviolenza, risponde h 24 e ci sono persone preparate che vi ascoltano anche se avete da raccontare solo cose che per voi sono irrilevanti o sciocchezze o boh, che magari non vi tornano. 
Chiamate senza problemi e loro poi vi indirizzano al centro più vicino a voi.
Altrimenti, ad esempio, ci sono link come questo qui sotto, che è di un centro anti violenza di una città
Genova
Roma
Milano
Però non tenetevi le violenze per voi, non nascondetele non giustificatele, non cercate cose sbagliate in voi nel vostro passato, nelle cose che fate e perché no (questa che sto per scrivere è una mia opinione mia e solo mie eh) ARRABBIATEVI PARECCHIO e denunciate, denunciate dove sentite di essere ascoltate e se vi danno una pacca sulla spalla o vi dicono che vabbè "la state facendo troppo lunga" incazzatevi forte, anche se ve lo dice vostra madre o una vostra cara amica. Anche loro vi stanno facendo violenza in quel momento.
Io vi ringrazio perché ascoltare le vostre storie mi ha fatto sentire impotente, è vero, ma mi avete onorato anche di ascoltare un genere di confidenze difficili da tirare fuori e che non credo di meritare perché per come mi vedo sono solo una coglionaccia dei social, in ogni modo spero in qualche modo di avervi aiutato.




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