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martedì 15 novembre 2016

La sindrome di Cher

L'altro giorno mi trovavo in un negozio di abbigliamento, ciondolando raminga in cerca di un qualcosa di non specifico, quando all'improvviso ho provato un'irrefrenabile spinta istintiva verso una minigonna in paillettes tempestata di luccichini e probabilmente filata e confezionata da magici unicorni; l'ho afferrata della mia taglia col piglio di una gazza ladra in astinenza e ho anche pensato: "tiè, ragazzina smilza, l'ultima XS me la sono presa io, eheheheh".
Da quel pensiero in poi ho riacquistato lucidità, ho ripreso fiato e ho rimesso la gonna dove stava meditando sul fatto che forse, in vita mia, non metterò mai più una cosa come quella, se non per qualche carnevalata. Ho anche pensato che quel genere di pensiero è lo stesso che si fa quando si decide di passare il resto della propria vita con una persona. Sei serena e felice ma una parte di te inevitabilmente pensa ok no more flirt, no more farfalle nello stomaco, no more pavoneschi scenari di corteggiamento, no more primi baci ecc, ammesso poi che tutte queste sensazione sia fonte di benessere, va detto. Ecco, con l'abbigliamento succede un po' così: no more parigine, no more minigonne, no more jeans strappati, no more nastri fiocchi e fantasie da grembiule.

Non mi fraintendete, non sono triste e rassegnata, sono in una fase di transizione stilistica, non mi vedrete tra poco con le calze color castoro e il filo di perle, sto solo cercando di evitare la terribile e poco lusinghiera Sindrome di Cher.



Che cosa è la sindrome di Cher?
Molto semplice. Quando non c'hai più l'età, lo stile di vita e il fisico per vestirti come quando avevi vent'anni ma tu non ci fai caso e continui a vestirti come ti sei vista bene quella volta nello specchio, diversi anni fa. Sento già il brusio delle mie amiche che mi redarguiscono e mi dicono che non siamo vecchie, che non ci dobbiamo buttare giù, che sono la solita finta ottimista, che i trenta sono i nuovi venti, i quaranta sono i nuovi trenta e via dicendo ma io non sto parlando di gambe gonfie e rughe, sto parlando di consapevolezza della propria immagine e del non rendersi ridicole. 
Su, dai, di tutto mi si può accusare ma non di essere una che si comporta da "vecchia"!


A volte vedo delle mie coetanee e penso: Mh questa ha la mia età e pare mi nonna. Sì perché vedo che vi siete rassegnate al "comodo" prediligendo cose che avete ancora almeno dieci anni da tenere buone buone dentro l'armadio. Oppure che avete già optato per il taglio da menopausa, pratico e semplice nella manutenzione. Lo so, siamo in confusione. Siamo troppo giovani per immergerci a piedi pari nel mondo di pullover girocollo e pantaloni a sigaretta di Ines De La Fressange ma siamo anche troppo vecchie per vestirci come una p.r. di Mykonos. 
La sindrome di Cher è subdola e infingarda, si nasconde nei dettagli oppure è palesemente sbandierata sotto i nostri occhi. Anche quelle che dopo i trenta continuano a vestirsi come bambine suscitano in me una certa inquietudine, non sto parlando solo di cosce e panze nude ma anche collant colorati o disegnati, di abbigliamento in lana cotta, fiorellini, fantasie bambinesche ecc. So che sembrano innocue concessioni di stile ma invece sono nostre nemiche; la chiamerei più la sindrome da presentatrice della posta di yo yo ma il succo è sempre lo stesso. 
Non abbiamo più l'età, è tempo di mettere mano al nostro stile. 
Ferme, fatemi spiegare, da domani non dobbiamo vestirci tutte come Marta Marzotto, solo che è tempo di rinunciare a quelle cose che ci piacciono troppo d'istinto, le cose che compriamo da quando siamo ragazzine, le cose che comprano le ragazzine, le cose che ci fanno sembrare nostalgiche "tardone".
Ecco poche regole da seguire per non essere vittime della sindrome di Cher:

1) Sceglietevi un'icona di riferimento, una donna che ha la vostra età e che vi piace. Puntate anche in alto ma rispettate una certa anagrafica e una certa sobrietà, ricordate anche che Kate Middleton è nata lo stesso anno di Nicki Minaj. Capito?

2) Fatevi una bella cartella sul pc con foto di outfit o accessori che possono piacervi e intonarsi al vostro stile di vita. Io ho una cartella con icone di stile anche piuttosto datate ma sempre ritratte in situazioni familiari o paparazzato con lo stile di tutti i giorni.

3) Non volete cadere in tentazione? Sapete già che se vedrete quella canotta floreale pailllettata e  traforata non potrete non comprala? Evitate determinati reparti di determinate catene che offrono linee specifiche per "teenagers", saltateli a piè pari, in fondo questa settorialità vi sta aiutando. Immaginatevi la vostra foto barrata sul portone con scritto Io non posso entrare

4) Non è detto poi che non possiate concedervi ogni tanto qualche guizzo, io ho giacche di paillettes e  abiti troppo corti o troppo attillati, ammetto che ogni tanto cedo a qualcosa che dentro di me so che  non metterò quasi mai. Però fa bene.

5) Siate oneste con voi stesse. Spesso guardarsi allo specchio con spirito critico è utilissimo, non per bere candeggina ma per capire come valorizzarsi. Quando comprate qualcosa pensate sempre al vostro stile di vita e ai vostri appuntamenti quotidiani, proiettatevi dentro gli ambienti che frequentate e immaginatevi vestite come Cher o come Kate Middleton. A voi la scelta.



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