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lunedì 28 novembre 2016

Il Natale passato, presente e futuro...con i propri nonni




Ieri sera su twitter vi ho chiesto di raccontarmi il  ricordo più bello del Natale passato con i vostri nonni, un po' perché i miei ricordi ancora sono un po' dolorosetti e faccio fatica a metterli in ordine,  un po' perché questo sarà il mio primo Natale senza l'ultimo nonno che mi era rimasto che poi  era anche il nonno dei Natali perché festeggiavano a casa sua. I vostri ricordi sono stati una bellissima lettura e no, non mi hanno fatto piangere ma mi hanno dato molta serenità.

Il fantasma dei natali passati ci vede tutti intenti fare i conti con grandi tavolate e raduni familiari ma sempre con un nonno pronto a mangiare complice i canditi che non ci piacciono, oppure assorti in qualche cucina a contare ravioli, avvolti nell'odore di ripieno che sovrastava la cucina della nonna. Ci sono i nonni col regalo outsider, la banconota lasciata di sottobanco al "nipote preferito", ci sono i ricordi di bambine che si fanno belle per scendere a tavola e stare sedute vicine alla nonna, e le messe di Natale infagottati nel cappotto più bello per la mano guantata di una nonna in pelliccia, odorosa di canfora. Le Nonne presenti ogni Natale con la piega perfetta e la spilla sul maglione a forma di stella alpina, o i nonni che nel calderone dei mega robot e delle bambole parlanti mettevano un lavoretto in legno fatto da loro e incartato nella carta di giornale. E le nonne come direttrici di grandi hotel, capaci di gestire ospiti e menù degni di una cena alla casa bianca che non mancavano mai di lasciare al "nipote preferito" la ciotola dell'impasto da ripulire!
E i nonni che ogni anno ti fanno il loro regalo, che sia un profumo che non metterai mai o un pigiama fuori moda e i nonni pieni di acciacchi che non rinunciano a sedersi a tavola il giorno di Natale perché sanno che loto sono il collante, sono il nodo del tiro alla fune e devono stare ben saldi nonostante tutti gli strattoni.

E adesso? Il fantasma del Natale presente ci dice che, chi può, se li deve tenere stretti e fare tesoro di tutto quello che ancora posso dare, dal racconto, al piccolo regalo; ci insegna a spendere qualche minuto in più, a fare una telefonata più lunga o qualche chilometro in più anche solo per passare poco tempo con loro in quel giorno perché per loro non saremmo mai abbastanza grandi da non avere bisogno della banconota outsider o sempre deperiti da non aver bisogno di leccare anche la ciotola con l'impasto del dolce.

Perché chissà cosa ci dirà il fantasma dei Natali futuri? Forse ci dirà che i nonni ci saranno sempre, nel nostro modo di festeggiare di occuparci degli altri, dal modo in cui curiamo un ripieno per i tortellini al fermarsi a guardare il film di natale fino a tardi con un nipotino, al gesto di accompagnare la mamma alla messa di Natale, al voler per forza radunare un po' la famiglia, almeno per un giorno. Sì perché i nonni siamo noi, anche se ancora non lo siamo e forse non lo saremo ma loro sono nei nostri gesti e proprio in queste occasioni, nelle pieghe della memoria, si trovano i rituali e i ricordi più dolci.

2 commenti:

  1. È da stamattina in treno che cerco di ripescare un ricordo bello legato al natale e ai nonni (quelli materni che sono quelli che ho conosciuto di più) e non me ne venivano un po' perché tutti quelli che ho passato in rassegna mi sembrano banali da raccontare, un po' perché è passato così tanto tempo da quando se ne sono andati (a distanza di sei mesi esatti l'uno dall'altra, per il troppo dolore della solitudine credo) che è come se tutto fosse avvolto più che altro da una patina. E ora all'improvviso eccone uno: noi che arriviamo dalla Puglia alla provincia di Salerno ogni Natale il 23 sera sul tardi, mia nonna che ci aspetta in cima alla rampa di scale (due piani soltanto) e ci saluta velocemente perché è più importante dirci che i casuncielli - dolcetti tipici delle nostre parti - sono già pronti sul "buffet" in sala da pranzo poggiati su vassoi di carta e coperti con la carta alimentare gialla. Ogni anno sempre così e ogni anno ancora col cappotto addosso, due baci veloci e lei che mi fa strada nella stanza e mi guarda alzare la carta e prenderne uno ancora tiepido e mangiarlo. Da quel momento in poi iniziavano le vacanze di Natale e iniziavamo a raccontarci le cose che erano successe, i pettegolezzi degli altri parenti, le cose del paese.
    Dopo che se ne sono andati, mia mamma ha preso l'abitudine di fare questi dolci ogni Natale e vengono buoni eh, ma ogni volta tutti quanti ci guardiamo e diciamo "come quelli di nonna, non verranno mai".
    Grazie Connie, è bello leggere tutti questi ricordi.

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