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venerdì 7 ottobre 2016

Piccolo Condominio Antico



Mi avete chiesto se è stato difficile lasciare la vita in campagna, la casa col bosco accanto, il giardino e il ruscello che scorre vicino, per scegliere di andare a vivere in un condominio anche piuttosto grande e in mezzo al paese. Sì, un condominio, costruito negli anni '60, con l'odore di cavolo per le scale, i motorini parcheggiati nel cortile, l'imbarazzo dei viaggi in ascensore con qualche condomino poco loquace, le liti per i panni stesi che sgocciolano di sotto, per i cani che abbaiano e le piante dell'androne da annaffiare a turno. Sì dai, proprio uno di quelli, un vecchio condominio all'italiana. 

È stato bello vivere in campagna e mi manca, soprattutto ora in autunno, quando tutto piano, piano intorno si addormenta diventando oro e rosso, in casa si accende il camino per la prima volta e nella vigna davanti casa comincia la vendemmia.
Ma in questo post sarò poetica (e anche patetica) e vi dirò che amo anche questa mia nuova vita, che poi tanto nuova non è perché, prima della campagna, vivevo comunque in condominio, però magari potete rileggervi questo post quando la vostra vicina del piano di sopra cammina con i tacchi e vorreste andare a bussarle al portone o quando hanno scosso una tovaglia sui vostri gerani

Certo, alla base di una sana e poetica vita in condominio c'è la tolleranza che però se non si ha si può anche imparare e insegnare ai propri figli; insegnare a salutare, insegnare a tenere in ordine uno spazio comune, insegnare la tolleranza, insegnare che magari il vecchietto che cammina tutta la notte per casa dorme poco perché malato o insonne o ha fatto il turno di giorno e la notte è il suo giorno, imparare a capire che se la vicina ogni volta ci attacca un bottone di dieci minuti è perché magari è sola e ha voglia di parlare, imparare che sentire bambini correre o vedere una coppia che si bacia sulle scale fa bene, sempre. Certo, se poi proprio nei vostri vicini non riuscite a vedere altro che Rosa e Olindo e neanche una traccia di Sandra e Raimondo la cosa si complica, vi sto solo chiedendo uno sforzo "poetico". Se siete eremiti o amanti di privacy strettissima o silenzio, mi rendo benissimo conto che il condominio può diventare il vostro piccolo inferno in terra e so che ci sono situazioni insopportabili e che quindi vi chiedo uno sforzo enorme tirando in ballo la poesia e il neorealismo.

Ma a me piacciono le giornate di sole quando da ogni terrazzo svolazzano lenzuola colorate e asciugamani e mi posso perdere a immaginare come sono arredate dentro le case, invidio le rigogliose piantine aromatiche del vedovo del piano accanto o le meravigliose vestaglie di seta della vicina, stese sulla stampella per non doverle stirare. Quando poi piove c'è agitazione, si parla da balcone a balcone e anche tu sei allertato e metti i panni in casa. 
E l'odore del cibo? Certo a volte è difficile, soprattutto di prima mattina, accettare un soffritto di potenza forza nove che si espande per sette piani, ma quando rientri tardi e in frigo hai solo una vaschetta di prosciutto sotto vuoto, l'odore di quei cibi familiari ti fa sentire meno solo, anche se comunque poi dalla tua vaschetta devi tornare.

I rumori ovattati dei vicini diventano piano piano i rumori di casa tua e scandiscono anche gli orari a volte: il rumore della serranda della signora del piano sopra che si alza presto, il ribollire di una vasca da bagno il sabato mattina, i ragazzi che scendono le scale con le cartelle pesanti e tutti di fretta per andare a scuola alle otto, persino il canetto che abbaia ad ogni mimino sospetto, diventa un rumore familiare. 
La notte a volte quando sono sveglia, sento lontani i televisori accesi di qualche insonne come me oppure quando porto fuori il cane ed è buio, vedo le finestre quasi tutte spente e solo alcune ancora accese: le camere, i bagni, le stanze degli insonni; e mi immagino la vita di tutti in questa grande microcosmo. Ogni famiglia con i suoi problemi e le sue felicità, ogni persona con le sue solitudine e le sue abitudini per combatterla. 
È un pensiero un po' naïf, me ne rendo conto, forse anche un po' patetico ma per me, in questo momento, anche familiare, malinconico e ve lo ripeto: Poetico.



4 commenti:

  1. ma che carino questo post! :)

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  2. Mi piace questo post, è pieno di poesia, di un modo positivo di vedere le piccole cose della vita, anche quelle - a volte - scomode. Mi ha ricordato di un libro che ho acquistato d'impulso solo per il titolo: "Le luci nelle case degli altri". Che poi il libro mi ha fatto cagare, invece il tuo post no! ❤️ Valeria

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  3. Connie ti seguo tanto e ti apprezzo sempre. Questo tuo post mi ha fatto venire un mente un gran bel libro,leggero senza essere superficiale,molto delicato ecco. "Le luci nelle case degli altri",della Gamberale. Te lo consiglio:)

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