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giovedì 27 ottobre 2016

Baby Book Lovers - Little People BIG DREAMS


Eccomi qui di nuovo con la mia piccola rubrica sui libri che via via prendo per la Nina e che mi piace condividere con voi. Ogni volta i vostri suggerimenti su cosa prendere per rimpolpare la mini biblioteca sono preziosi e dolcissimi!
Perché un privilegio nascosto dell'essere genitore a volte è proprio quello di poter sfogliare piccoli gioielli di narrativa e illustrazione, sentirsi bambini mentre si leggono e sperare di lasciare qualcosa di prezioso in quelle testoline bombardate dai cartoni.

Nel mio ultimo viaggio, a Barcellona, in una libreria per bambini ho scoperto una collana bellissima perfetta per far crescere l'autostima di una giovane fanciulla:
La collana si chiama Little People BIG DREAMS e ogni libro racconta con disegni bellissimi e una storia breve ma molto romantica la vita di quelle che da bambine erano considerate "strane" o "diverse"  e poi sono diventate grandi donne che hanno cambiato a loro modo il mondo e la condizione femminile.  Quello che mi piace di questa collana è che ti permette di raccontare storie vere e che non ci sono principi azzurri, mi piace che non siano storie di semplice lotta ed emancipazione ma a volte anche solo storie semplici di bambine, ragazze e poi donne che hanno fatto quello che le faceva sentire felici e stare bene e poterlo trasmettere è davvero fondamentale.

Sono storie scritte e disegnate da illustratrici e disegnatrici che trovate su instagram (una è @mariaisabelsancezvergara una è @ana-albero una @mariadiamantes ) e mi piace l'idea che siano proprio donne giovani e creative a ideare questi libri. 
Sono pubblicate dalla Frances Lincoln-Children Books, non li ho trovati nelle librerie in giro purtroppo ma li ho presi tutti su Amazon.




Io per il momento ho preso quello di  Frida Kahlo, Amelia Earhart e Coco Chanel, che ho trovato facilmente e ho prenotato le altre che sono ancora in ristampa e purtroppo non si sa quando saranno di nuovo disponibili.
Su snapchat li ho sfogliati e vi ho fatto vedere quanto sono belli e stimolanti e quanto sono colorate e divertenti le illustrazioni.







martedì 18 ottobre 2016

Malinconia per favore vai via, anzi no




Malinconiaaaaa per favore vai viaa tanto tu in casa miaaaaa no non entrerai mai

No, anzi, visto che sei malinconia e non proprio tristezza magari aspetta, non andartene subito, riflettiamo un po'. O forse alla fine resta che ti faccio un posticino, una scatola piena di cose senza valore che ogni tanto vado a guardare, perché é questo il tuo lato più perverso, di certo non ti si può definire una sensazione piacevole, di quelle che si possono augurare o vedere in faccia ai bimbi che scivolano con lo slittino sulla neve, certo che no, però senza di te non si può stare, e forse anche il bambino che scivola sullo slittino ha un po' di malinconia. Chi lo sa.

Quando voglio ironizzare sui social la chiamo spleen per darmi un tono (se siete capre trovate il link qui non lo dirò a nessuno), un sentimento potente, decadente e antico, descritto da grandi autori, vergato a chiare lettere su pagine e pagine di rimembranze, flussi di coscienza e prosopopee varie che vanno dal ricordo d'infanzia alla depressione esistenziale più cupa. E alla fine ci siamo noi poveri mortali di poche parole che ci curiamo da questo spleen magari la domenica sera, mangiando un brodino col formaggino, mentre si guarda il vhs scassato di  Brisby e il Segreto di Nim.

È davvero complicata da spiegare la malinconia perché é difficile anche dire a qualcuno che la si sta provando. Ci avete mai fatto caso? Qualcuno vi ha mai realmente risposto alla domanda come stai con un: "Al momento sono molto malinconico, sai,  ripenso all'odore della casa di mia nonna, vorrei sedermi là piangere ma vabbè, siamo qui ordiniamo uno spritz".
Una volta avevo la presunzione che fosse un sentimento destinato agli animi più sensibili, alle creature più delicate, invece poi ho scoperto che ha tante facce e tante sfumature e che accompagna un po' la vita di tutti con maggiore o minore potenza. Magari molte persone riescono a metterla in sordina, ma c'è, altre persone lasciano che prevarichi su tutto e non vanno avanti, altri hanno momenti e orari precisi destinati alla malinconia quotidiana. Insomma se non sapete di cosa sto parlando siete dei robot mandati sul nostro pianeta per controllare le nostre menti e siete finiti nel mio blog. Peggio per voi.

È un sentimento molto potente che non va sottovalutato, è complesso e composto da tante sfaccettature, chi lo chiama solo tristezza lo minimizza e riduce ad un qualcosa che si può curare con l'allegria, mentre invece a volte la malinconia corre su un filo molto sottile, una cordicella tesa in equilibrio tra la gioia di un ricordo passato, la consapevolezza del fatto che questo ricordo sia tale e quindi passato e non tornerà e la conseguente tristezza di questa inesorabilità.

Ecco se dovessi rivedere la sceneggiatura di Inside Out io inserirei il personaggio di inesorabilità, non so un tipo con la faccia di Baudelaire che te la mette sempre giù pesante su ogni cosa, perché, a parte tutto, se impari a fare i conti con lui impari a tenere a bada la malinconia a e farla diventare una cosa buona e non una malattia; quando capisci che quel magone della sera non fa male ma fa parte della vita, inizi a vederlo come un gatto che ti si acciambella sulle gambe per essere accarezzato e la scatola dei ricordi non ti serve più.

venerdì 7 ottobre 2016

Piccolo Condominio Antico



Mi avete chiesto se è stato difficile lasciare la vita in campagna, la casa col bosco accanto, il giardino e il ruscello che scorre vicino, per scegliere di andare a vivere in un condominio anche piuttosto grande e in mezzo al paese. Sì, un condominio, costruito negli anni '60, con l'odore di cavolo per le scale, i motorini parcheggiati nel cortile, l'imbarazzo dei viaggi in ascensore con qualche condomino poco loquace, le liti per i panni stesi che sgocciolano di sotto, per i cani che abbaiano e le piante dell'androne da annaffiare a turno. Sì dai, proprio uno di quelli, un vecchio condominio all'italiana. 

È stato bello vivere in campagna e mi manca, soprattutto ora in autunno, quando tutto piano, piano intorno si addormenta diventando oro e rosso, in casa si accende il camino per la prima volta e nella vigna davanti casa comincia la vendemmia.
Ma in questo post sarò poetica (e anche patetica) e vi dirò che amo anche questa mia nuova vita, che poi tanto nuova non è perché, prima della campagna, vivevo comunque in condominio, però magari potete rileggervi questo post quando la vostra vicina del piano di sopra cammina con i tacchi e vorreste andare a bussarle al portone o quando hanno scosso una tovaglia sui vostri gerani

Certo, alla base di una sana e poetica vita in condominio c'è la tolleranza che però se non si ha si può anche imparare e insegnare ai propri figli; insegnare a salutare, insegnare a tenere in ordine uno spazio comune, insegnare la tolleranza, insegnare che magari il vecchietto che cammina tutta la notte per casa dorme poco perché malato o insonne o ha fatto il turno di giorno e la notte è il suo giorno, imparare a capire che se la vicina ogni volta ci attacca un bottone di dieci minuti è perché magari è sola e ha voglia di parlare, imparare che sentire bambini correre o vedere una coppia che si bacia sulle scale fa bene, sempre. Certo, se poi proprio nei vostri vicini non riuscite a vedere altro che Rosa e Olindo e neanche una traccia di Sandra e Raimondo la cosa si complica, vi sto solo chiedendo uno sforzo "poetico". Se siete eremiti o amanti di privacy strettissima o silenzio, mi rendo benissimo conto che il condominio può diventare il vostro piccolo inferno in terra e so che ci sono situazioni insopportabili e che quindi vi chiedo uno sforzo enorme tirando in ballo la poesia e il neorealismo.

Ma a me piacciono le giornate di sole quando da ogni terrazzo svolazzano lenzuola colorate e asciugamani e mi posso perdere a immaginare come sono arredate dentro le case, invidio le rigogliose piantine aromatiche del vedovo del piano accanto o le meravigliose vestaglie di seta della vicina, stese sulla stampella per non doverle stirare. Quando poi piove c'è agitazione, si parla da balcone a balcone e anche tu sei allertato e metti i panni in casa. 
E l'odore del cibo? Certo a volte è difficile, soprattutto di prima mattina, accettare un soffritto di potenza forza nove che si espande per sette piani, ma quando rientri tardi e in frigo hai solo una vaschetta di prosciutto sotto vuoto, l'odore di quei cibi familiari ti fa sentire meno solo, anche se comunque poi dalla tua vaschetta devi tornare.

I rumori ovattati dei vicini diventano piano piano i rumori di casa tua e scandiscono anche gli orari a volte: il rumore della serranda della signora del piano sopra che si alza presto, il ribollire di una vasca da bagno il sabato mattina, i ragazzi che scendono le scale con le cartelle pesanti e tutti di fretta per andare a scuola alle otto, persino il canetto che abbaia ad ogni mimino sospetto, diventa un rumore familiare. 
La notte a volte quando sono sveglia, sento lontani i televisori accesi di qualche insonne come me oppure quando porto fuori il cane ed è buio, vedo le finestre quasi tutte spente e solo alcune ancora accese: le camere, i bagni, le stanze degli insonni; e mi immagino la vita di tutti in questa grande microcosmo. Ogni famiglia con i suoi problemi e le sue felicità, ogni persona con le sue solitudine e le sue abitudini per combatterla. 
È un pensiero un po' naïf, me ne rendo conto, forse anche un po' patetico ma per me, in questo momento, anche familiare, malinconico e ve lo ripeto: Poetico.



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