L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


venerdì 30 settembre 2016

scendere il cane - Quale Outfit adottare ?




Stando a Pinterest l'unica che scende il cane a pisciare risulta essere quella vecchia scopa di Olivia Palermo; non ci sono immagini, non ci sono suggerimenti, non ci sono idee, solo qualche foto patinata di tipe sconosciute immortalate in qualche villaggetto irlandese, mentre passeggiano con un setter pettinatissimo, lungo un viale alberato e indossando  Barbour e stivaletti. Eh vabbè grazie, mica tutte siamo la Regina Madre che col Range Rover porta i corgi a scorrazzare liberi nelle colline della sua tenuta. 




E noi poveri mortali che alle undici e mezza siamo in pigiama, al caldo delle nostre piccole abitazioni  e ci deve comparire come minimo San Francesco che accarezza il lupo per darci la forza di uscire a portare il cane fuori? Come ci dobbiamo vestire? Eh?

Il mondo dei possessori di cani si divide in due grandi gruppi dai quali escludo per rabbia quelli che hanno il giardino perché, ahimè, ne facevo parte e in alcuni casi, tipo questo, ne sento molto, molto, molto la mancanza (non però quando c'è da tagliare la siepe o strappare le erbacce).

- Ci sono quelli che si cambiano, ed hanno un outfit preposto e ben studiato per non prendere pioggia o freddo, per non sentire sbalzi termici, per non sporcare rientrando in casa; sono quelli che hanno scarpe comode e felpe termiche col cappuccio, pantaloni comodi e pratici da mettere e togliere e hanno cappelli, berretti e paraorecchie; tendenzialmente in segreto amano il pile.

Poi ci sono quelli che escono vestiti come sono e quindi scendono il cane così come si trovano in quell'orario in casa e li trovate a spasso in giacca e cravatta, tacchi a spillo, vestaglie, tute da yoga, abiti da cerimonia, ciabatte e grembiule da cucina con tanto di macchie di sugo.

Io per ora mi destreggio fra le due categorie e sono scesa sia in tacchi e abitino prima di una cena fuori, che in vestaglia e pigiama appena alzata alle sette di mattina ma sento che devo trovare una mia via oppure lanciare come Beyoncè una linea di capi appositi per scendere il cane, una collezione ginnico/elegante con un nome che richiami al ghetto ma anche ai privilegi dei nostri cani moderni...ora ci penso eh.






lunedì 26 settembre 2016

Petit Home - Djeco - La casa delle bambole che vorrei, per me, non per la Nina.

Alla Nina, come avete visto in alcune foto su instagram, nella cameretta ho fatto una casa delle bambole con moduli a scatole di legno che si possono modificare e spostare, per lei va benissimo perché ancora non ha ben chiaro il concetto di casa completa e quindi anche di arredamento mobiletti ecc,  quindi diciamo che quelle "scatole" per ora sono perfetti scenari dove può far muovere  i suoi crossover fra Peppa Pig e i dinosauri, Trilly e Masha, Barbie che non so perché convive con un troll di frozen nell'attico ma si sa lì cosa sarà successo, quella squinzia bionda avrà capito che quello ha la grana per i diritti del film e ci si è accasata. Non è difficile poi vedere un t-rex seduto nella cucina di mamma pig o quello che lei chiama zoo pieno di macchine e macchinine mentre invece nell'asilo di madame gazzella ci sono seduti tigri e leoni. Io ormai ho gettato la spugna ed evito di intervenire. 

Mi siedo a guardarla giocare e intanto penso a quella bellissima casa delle bambole della Djeco che vidi a Parma, quasi un anno fa, da Orso Ludo e che Giacomo mi impedì di comprare trascinandomi via dal negozio in preda ad un capriccio di quelli che neanche un gelato può guarire.

La casa era della linea Petit Home e oltre ad avere l'arredamento più bello e più alla moda che io abbia mai visto, era davvero così figa che sarebbe potuta stare in un salottto. Le villette sembrano quelle delle archistar anni'60 e gli accessori sono degni del negozio di un negozio di modernariato berlinese, e le famiglie? Bellissime e sembrano vestite da Cos. Anche i nonni sono fighi. Per la prima volta la nonna non ha la crocchia e la vestina e il nonno non sembra Geppetto.

Vi metto una carrellata di immagini e un video di you tube perché dovete capire!!!!!





















Qui sotto vi metto anche un video così che non possiate dire che non vi avevo informati!



venerdì 23 settembre 2016

Sul fertility day e i fantasmi delle gravidanze passate e future- come Scrooge



La campagna del Fertilità day che ha sollevato tante polemiche in questi giorni perché oggettivamente, diciamolo, facevano prima a trasmettere i Robinson, Otto sotto un tetto o la Famiglia Bradford in prima serata e se la cavavano meglio, a me ha fatto riflettere sul fatto di avere o no questo secondo figlio a cui penso da qualche mese.

Allora Cara Ministra, stanotte mentre meditavo sul fare o non fare il benedetto secondo figlio mi sono addormentata e in sonno (o forse no) son venuti a farmi visita tre fantasmi: il fantasma della gravidanza passata, il fantasma del figlio presente, e il fantasma dei figli futuri.
Sì come ad un Ebenezer Scrooge della maternità.


Le racconto come è andata.

Il fantasma della gravidanza passata aveva le vesti di una solerte ostetrica che ogni tre parole urlava "spingi" e che mi ha mostrato la mia gravidanza passata. Ah, il radioso periodo dove ho perso il lavoro quando ero solo di tre mesi e ho ricevuto poi un risicato assegno di maternità "una tantum" tassato al 21% in quanto lavoratrice a progetto, senza ormai più un progetto. Lo stesso periodo in cui mi son trovata a confrontarmi con un sistema sanitario e una cultura in fatto di gravidanza, parto e allattamento, forse ferma ai tempi delle levatrici che facevano partorire al paesello la mucca, la cagna, la moglie del sindaco, la capra, la figlia del farmacista ecc. "Devi soffrire", dicevano in quel ricordo, perché così è tutto naturale e naturale è bello, è bio. E velocemente siamo andati al post parto dove sono tornata a casa a pezzi con niente altro da fare che accudire mia figlia e una vita di donna (che vuole fare anche la donna oltre che la mamma) da rimettere tutta in piedi, da sola, senza nessun supporto economico che venisse dallo stato. Grazie a Dio ho potuto farlo appoggiandomi ad un po' di risparmi (finiti velocemente) ma anche ad un padre con un lavoro sicuro e una famiglia grande e presente. É comunque stato molto faticoso e solo ora dopo tre anni posso dire che faccio questo, questo e questo e non solo che faccio "la mamma".


Il fantasma del figlio presente non era certo la Nina ma aveva le vesti di un funzionario del comune, una segretaria scolastica che prima di farmi vedere il presente mi ha ricordato che, essendo mia figlia un'anticipataria, all'asilo comunale non c'era posto per un bel po' e che, se la volevo mandare all'asilo, l'alternativa era il privato o iniziare quando si liberava un posto, se si liberava. Insomma poi abbiamo guardato a quello che lo stato fa per aiutarmi a non far mancare niente alla Nina a come,  guarda un po', le voci asilo, piscina, corso di danza, medicine, vaccini ecc, finiscono tutte scalate dall'estratto conto della famiglia. Perché qui per avere qualcosa non basta essere una mamma che lavora autonomamente e guadagna qualcosa, noooo, devi andare strisciando coperta di stracci dall'assistente sociale in coda per ore presentando francobolli, certificazioni, modelli isee-cur-cud-anas-aiscat e società autostrade, timbrati e vidimati da sette diversi funzionari per avere forse il rimborso dell'aerosol. E abbiamo guardato la Nina figlia unica giocare e divertirsi con tutte le opportunità che le posso dare ora in quanto figlia unica, che dovrei certamente toglierle se arrivasse un fratello con gli stessi diritti.


Il fantasma dei figli futuri si è presentato tardi e aveva le sembianze del babbo della nina però un po' più invecchiato; Fermo, razionale, con in mano un'agenda che traboccava di conti da pagare e scontrini. Non siamo andati molto lontano, siamo rimasti qui a casa a guardare la me del futuro con due o più figli. A casa, a fare la mamma a tempo pieno perché un qualunque altro tentativo di rifarsi un lavoro con un supporto dello stato sarebbe impensabile e perché due asili, vestiti doppi, impegni doppi e stress doppio, sarebbero poco sostenibili se io non mi chiudessi in casa a fare la mamma. I nonni sono invecchiati e ci sono altri nipotini quindi sono sola per gran parte del tempo perché non c'è altro da fare che rimboccarsi le maniche e mettersi a fare la mamma, lasciando da parte il proprio lavoro e le proprie aspirazioni, anzi, ringraziando il Dio che almeno lavorando autonomamente ci siamo alzate un giorno e ci siamo autolicenziate senza passare magari dal mobbing di qualche ufficio di stronzi.


Ecco vede cara Ministra, questo è quello che succede nella mia testa quando penso ad un secondo figlio. Forse lo farò lo stesso o forse prevarranno questi fantasmi, certo non posso dire che vedere dei giovanotti sorridenti che mi dicono "riprodursi è bello al resto pensa lo stato" mi faccia venire voglia di mettermi all'opera. Anzi, mi fa venire voglia di fare un lungo elenco di contro, che sono contro miei ma che sono contro che si vedono ogni giorno in ogni famiglia.

E chi fa due, tre, quattro figli? Sono eroi? Sono pazzi? No. Fanno bene. Ma fanno una scelta di vita che lo si voglia ammettere o no. La coppia e la famiglia di deforma e si adatta al niente che lo stato italiano ti lascia. Si possono fare tanti figli, io vengo da una famiglia di tre fratelli e non mi è mai mancato niente, erano tempi diversi ma non ho mai patito la mancanza di qualcosa e ho avuto una vita felice in famiglia. Chi sceglie una famiglia numerosa spesso ha fatto i suoi calcoli, a volte è inconsapevole, altre volte ci ha pensato bene e ha pianificato tante cose, purtroppo è brutto ma si pianifica anche l'amore e l'allargare la famiglia.
Non dovrebbe essere così. I figli non dovrebbero essere delle bombe che piovono sulle famiglie, o delle x da mettere sul calendario al momento opportuno o un qualcosa da mettere insieme al commercialista, a bilancio della famiglia. Però è così, lo stato continui pure a fare campagne che si basano solo sul grido di "Sveglia!" per l'orologio biologico della donna, sono fuorvianti e sinceramente offensive per chi ogni giorno fa sacrifici e rinunce per dare il meglio anche all'unico figlio che ha.


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