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lunedì 4 luglio 2016

La dura vita del Boa Constrictor



Sono reduce da una due giorni in compagnia di un'amica con problemi di stomaco e digestione, sono tornata a casa e ho trovato Giacomo sofferente per non aver digerito una qualche insalata di farro e tutto questo dolore digestivo intorno a me mi ha fatto tornare alla mente una mia peculiare condizione umana: Io digerisco tutto.

Guardate che è dura la vita di chi digerisce tutto eh! Siamo pochi e spesso ghettizzati. Un fritto potenzialmente mortale per una compagnia di dieci commensali che su di te ha avuto l'effetto un un frullato di frutta può farti sentire molto solo e incompreso. Quando poi nelle compagnie la conversazione verte su allergie, ingredienti, posti dove non andare a mangiare la pizza perché non è abbastanza cotta e rimane nello stomaco, tu non hai niente da dire o menti per essere accettata nel gruppo. Ma il tuo stomaco lo sa che stai mentendo.

Mi piacerebbe essere una di quelle creature delicate e quasi circondate da un candore vittoriano che a cena fuori si trovano disperate a scegliere in un risicattassimo menù dato che il loro delicato stomaco di creatura diafana non sopporta quasi ormai più nessun alimento. La pizza no perché il lievito mi fa star male, allergia al pomodoro, intolleranza ai fagioli borlotti, mi tolga l'aglio altrimenti non lo digerisco,  prendo l'insalata numero tre ma tolga la cipolle e la feta perché non le digerisco, no il fritto dopo le 21 no perché poi sto male, la carne la cuocia molto perché altrimenti mi fa acidità e altre richieste squisitamente e culinariamente snob. Provo una sana invidia per chi si può atteggiare a malato ottocentesco un po' pallido ed emaciato e scassa la minchia a camerieri e chef per farsi fare un piatto di pasta senza glutine con cavolo verza bio e formaggio grana a parte ma solo se stagionato almeno venti mesi altrimenti non lo digerisce.

Io sono un camionista da trattoria fuori casello e digerisco anche l'uranio impoverito. Le volte in cui sono stata battuta da qualche cibo si contano sulle dita di una mano: un sushi l'ha spuntata sul mio stomaco ma solo perché poi ho preso freddo e del cinghiale in umido ha cercato di uccidermi verso i diciotto anni ma forse erano anche quelle due bottiglie di chianti che avevo usato come bevanda. Per il resto niente può battere i miei succhi gastrici; io posso mangiare la polenta con quaranta gradi, le cose ricoperte di aglio, l'abbacchio con i piedi immersi nella neve e il mio stomaco non fa una piega. Certo, se a luglio, a pranzo, mangio una teglia di melanzane alla parmigiana, poi devo stare ferma come un boa per permettere al mio organismo di digerire; il tutto, magari anche lacrimando ma poi il mio stomaco vince. A volte anche io mi sono atteggiata a creatura delicata da decotto di erbe, ho provato a solidarizzare con chi chiedeva ingredienti particolari o amputazioni di ricette, così per darmi un tono. Quante volte ho bevuto un digestivo per berlo in compagnia e non passare da ladra o spia o maledetta che digerisce, in realtà non mi serviva. Anche Mami diceva a Miss Rosella che si deve mangiare come un uccellino quindi almeno sulle porzioni cerco di comportarmi da femmina, tuttavia mentre intorno a me soffrono perché quel risotto era troppo pesante io devo mentire e annuire e dire che mmmm anche a me è rimasto un po' sullo stomaco. In realtà è da mo che è stato digerito e se ora pensassimo a friggere qualcosina un posticino glielo trovo senza problemi.


3 commenti:

  1. hahahahahahhaa io come te, batti cinque

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  2. Sono così anch'io, comprendo tutto e mi sento finalmente parte di una pseudo comunità!

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  3. Grazie connie, per aver trovato le parole per descrivere la nostra condizione di reietti dell'umanità

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