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lunedì 25 luglio 2016

Io, il body shaming e il brain sceming





Mi ha scritto una ragazza qualche giorno fa per chiedermi se anche io ero mai stata vittima, in passato, di body shaming. 
Beh, procediamo per punti. Innanzitutto il 70% dei miei lettori si chiederà cosa minchia sia il body shaming e ve lo tradurrò con "prendere per il culo qualcuno per il proprio aspetto fisico, ma prenderlo per il culo per umiliarlo, isolarlo ed etichettarlo; dire alla tua amica: "cambiati che sei vestita da zoccola" non è body shaming, quello è solo avere un buon rapporto tra amiche.

Un'enciclopedia femminista web (Questa qui) lo definisce così“Che grassa”, “troppo magra”, “troppi tatuaggi”, “quanto trucco!”, “troppo mascolina”, “ma quella non si è depilata?”, “dovrebbe togliersi qualche piercing”… potremmo continuare per ore: chi di voi non ha mai fatto commenti simili sull’aspetto di qualcun’altra? Ognuno ha le sue opinioni, ma insultare o etichettare negativamente una persona in base a come appare non è altro che body-shaming. Dalle frecciatine più velate agli insulti diretti, il risultato è uno solo: far vergognare del proprio corpo o di come ha deciso di mostrarlo la vittima delle nostre battutine velenose.


Sinceramente non ho mai subito body shaming, prima di tutto perché una bellezza eterea e straripante come la mia è già di suo un monito e un'intrinseca barriera a qualunque tentativo di mortificazione fisica da parte del prossimo e comunque sono cresciuta con un naso che mi precedeva negli step di sviluppo di qualche anno, una cosa che Gerard Depardieu per cortesia levati, Merci; e se pensate che non mi sia sentita mai dire Nasona, Nappona, Squalo, Peperona e anche, in adolescenza, "con te ci esco solo se ti rifai il naso", vi sbagliate di grosso! 

Certo poi se per B.S. (Non ho sbattimento di scriverlo tutto perché poi il correttore me lo corregge in body sharing e divento pazza a ricontrollare tutto)s'intende anche sentirsi dire ad ogni perdita di peso, dopo brevi depressioni e momenti bui, frasi come - "Eh mangia, cosa vuoi fare la modella?" - "Tu mangi o ci fai solo compagnia a tavola", magari uscito dalla bocca di persone che sapevano cosa stavi passando, va proprio detto che di questo body shaming ne siamo circondati e che nessuno di noi è esente da farlo o subirlo. Poi vabbè, i maschi sono reginetti nel b.s. perché qualche crosta nel dna li ha convinti di poter dire cose come che una brutta ma con un bel culo è meglio di una bella con un brutto fisico, l'acqua gassata che hanno nel cervello gli fa dire frasi tipo- "peccato per le tette sennò saresti carina" il mangime per canarini che hanno nel lobo temporale gli fa fare uscite tipo -"porta solo le tue amiche fatte così o così o così".

Io so solo tre cose per certo: se agli altri il mio naso non piaceva non me ne fregava un cazzo, mi fregava solo quando metteva me in in difficoltà e ho imparato a lavorarci, ho scelto look che non lo mettessero in evidenza, ho pianto, ho googlato milioni di volte "rinoplastica" ma non ho mai rinunciato ad una coda alta o alla frangia, ho capito che, se la prima che lo accettava e lo valorizza ero io, il resto veniva da solo. Sì lo so, il mio carattere ha voluto dire, ha fatto tanto anche il supporto della mia famiglia e il fatto di non essere circondata da persone ossessionate dall'aspetto fisico. Sentirsi amati per come si è (dentro, davvero, sì come in uno di quei link patetici di Facebook) è stata davvero la mia forza. 


Attenzione però devo anche dire tre cose scomode:


Io sono sempre stata magra e con un corpo "normale" non ho mai subito vessazioni, nessuno mi ha mai detto di non mettere gli shorts o ha fatto pesanti commenti sul mio fisico; un po' perché erano subito cazzotti volanti, un po' perché, in effetti, sono sempre stata piuttosto "Normale". Ma soprattutto perché se una persona si approcciava a me con un commento sul fisico, la prima a non essere interessata a nessun tipo di conoscenza o rapporto ero io.


La seconda cosa che devo dire e che vorrei fosse letta nella maniera migliore possibile è questa: il b.s. non deve essere una scusa; una scusa per rendersi ridicole credendo che alla faccia di chi ci deride ci possiamo mettere indosso tutto quello che ci pare. Io ho 36 anni e so che per me è finita l'era dei top crop e delle minigonne con i tacchi, e non è che non li metto perché ho paura che qualcuno mi dica "dove vai vecchia vestiti così", non li metto perché mi vedo, "capisco" il mio corpo. Se indosso qualcosa e mi sento a disagio ma allo stesso tempo mi sono impuntata contro un "sistema" che, ovviamente, non può dirmi cosa mettere o non mettere, non sarà certo rendendomi ridicola che combatterò questo sistema. 


Certo poi il Body Shaming non deve essere neanche una scusa per crogiolarsi nel dolore della propria cameretta; se vi hanno bullizzato per come siete ne soffrirete, è certo; ma infradiciare cuscini di lacrime e cercare di dedicare la propria vita a netflix e alla nutella non migliorerà la situazione, sarete sempre vittime, anche da adulte. Senza darsi da fare per se stesse e capire come valorizzarsi, come migliorarsi e fare tanta fatica per questo non ne uscirete mai e non sto pensando solo di fatica fisica, palestre e diete, sto parlando di rivoltarsi le budella per guardare dentro. 

La fatica per migliorarvi vi renderà sorde alle merde che vi dicono che state male e non dovete mettervi questo e quello, lo deciderete voi cosa indossare e cosa fare perché vi piacerete, lo deciderete voi quanti tatuaggi e piercing farvi. Non quello che vi piace, non le vostre amiche, non una giornalista di vogue. Ricordatevi che il Body Shaming si può eliminare ma la il Brain Sceming purtroppo vesserà sempre la nostra società.


La terza cosa che devo dire è la più difficile: anche io ho fatto body shaming. Ho giudicato, ho sparlato, ho etichettato le persone o per un difetto fisico o perché indossavano qualcosa che per me non dovevano mettere. L'ho fatto quando ero arrabbiata, l'ho fatto quando ero adolescente e volevo essere accettata dal branco, lo faccio al semaforo quando una vecchietta mi taglia la strada e sottolineo la sua situazione anagrafica. Lo faccio e non vorrei, e sto insegnando alla Nina che non si giudicano le persone per come appaiono: MAI. Tutte lo facciamo, poche lo ammettono. 

venerdì 22 luglio 2016

Domande scomode



La strada dell'inferno è lastricata di domande scomode e di conseguenza la nostra vita è costellata e segnata periodicamente da le stesse solite questioni a cui fa fatica rispondere; parlo di quelle domande che le persone con un po' di buon senso dovrebbero evitare di fare ma che comunque in ogni caso usciranno sempre prima o poi dalla bocca di qualcuno.


Quando siete un adolescente deforme con una tetta sì e una no, quaranta brufoli su un solo lato della faccia, il naso di un troll e i piedi di uno dell'all star game, ci sarà sempre qualche parente che ti chiederà: e allora, il fidanzatino? E tu correrai in camera tua a piangere sulla foto di classe di quello alto che fa il centravanti ed esce con quella della terza A che è sviluppata già da un anno.

Poi crescete e iniziate l'università e ci sarà sempre la carogna non necessariamente col vostro stesso dna che ti farà la solita domanda: e allora quanti esami ti mancano alla laurea? E tu senti il tuo libretto universitario fremere nello zaino come un diario di Tom Riddle.

Poi trovi un tipo che vuole stare con te e ad ogni battesimo, matrimonio, comunione ecc ci sarà il tipo che per fare conversazione visto che in questi casi non si ha quasi mai niente da dirsi che domanderà a te e al tuo dolce malcapitato: Eaaaallora? i prossimi siete voi due? E tu senti riecheggiare ancora i vaffanculi che vi siete detti in auto un minuto prima di scendere alla cerimonia.


Poi le cose si sistemano e vi sposate e allora arriva la domanda di rito ad ogni battesimo o assembramento in qualche nursery dopo un dolce scodellamento: E voi? Quando lo fate un bambino?
E tu pensi a quel test di gravidanza negativo, o a quel progetto di lavoro che prima vorresti portare a termine, pensi a quel bambino che hai perso o semplicemente al fatto che non ne vuoi e che sono cazzi tuoi.

Insomma, tutta questa lunga premessa per dirvi che le domande scomode a cui non si sa come rispondere non finiscono mai come gli esami. Ora che la Nina ha quattro anni poi mi pare di vivere con Marzullo perché le domande diventano sempre più complesse e a brucia pelo, ed esigono una risposta chiara e lucida e immediata, come se di fronte aveste una commissione d'esame composta da magnifici rettori col la faccia color cerume.

Queste sono le domande uscite l'ultima volta, se avete le risposte me le lasciate nella scatola dello sciacquone nei bagni al piano della terza B?

- mamma perché i cani dei Paw Patrol parlano e il nostro cane no?
- mamma perché non possiamo andare in giro "ignudi"?
- mamma io prima dov'ero?
- mamma perché io dormo sola e te col babbo?
- mamma perché si deve lavorare?
- mamma perché ci sono i giorni della settimana?
- mamma perché quando nel cielo c'è il sole non c'è la luna?
- mamma cos'è il tempo?

mi vanno bene anche le risposte a crocette


P.S. la foto di Snookie a significare il mio stato cerebrale di fronte a tutte le domande fatte in questo breve post









mercoledì 20 luglio 2016

la metafora del maglione



É difficile dire quello che devo dire, è difficile trovare le parole giuste per spiegare quello che mi passa in testa in questi giorni. Probabilmente in molti mi sconsiglierebbero di aprirmi con questo argomento qui sul blog ma alla fine non lo farò approfonditamente, cercherò magari di descrivere un sentore solo con una lunga metafora, cercherò di parlare della condizione in cui mi sento nella speranza di condividere con voi qualcosa. Questo blog e le persone che da anni mi leggono e mi seguono anche se non sono niente altro che una sconclusionata che scrive pensieri sparsi, mi ha sempre dato tanta forza e tanto supporto e le cose che scrivo trovano sempre uno spunto di confronto con chi mi scrive anche solo per un consiglio. 

Prima di partire con la metafora è necessaria una premessa: io non ho il diritto di lamentarmi di niente, sono una persona fortunata, come se ne potrebbero vedere nelle foto di un enciclopedia alla voce "persona felice". Chiunque guardandomi dall'esterno (ma non troppo troppo da lontano) potrebbe e dovrebbe dire che nella mia vita c'è solo di che stare sereni. Questo sento il dovere di dirlo, sarà una paraculata, sarà che c'è sempre chi sta peggio di te e non voglio certo scatenarmi contro l'orda di quelli  a cui la vita ha fatto di tutto per rimanere antipatica, sarà che conosco persone che soffrono, anche in questo momento e mi sento quasi indegna a provare un po' di questa piccola tristezza che non mi abbandona. Cioè vorrei dirvi che "soffro responsabilmente" ecco. Non mi metto sul letto a piangere leggendo letteratura cecoslovacca e facendomi i selflie alle gambe abbandonate sulle lenzuola.

Inizio con la mia parabola.


Avete presente quando desiderate ardentemente un bel maglione? Da sempre desiderate un maglione fatto con le vostre mani, di una lana particolare, intrecciato con i ferri punto per punto da voi stesse. Avete predisposto tutto, tutto, comprato i ferri trovato la lana, trovato un posto adatto dove cominciare a sferruzzare, avete una di quelle belle ceste per i gomitoli e lo schema ben preciso in testa di come procedere con l'intreccio. Mentre iniziate avete tanto entusiasmo, alla fine ora davvero non vi manca nulla per iniziare questa cosa che desideravate da tanto. Però via via il maglione diventa sempre più pesante e pizzica sulle ginocchia mentre lo continuate a sferruzzare, è bello eh, gli altri vi guardano con ammirazione per come lo state facendo perché quel pizzicare sulle gambe alla fine lo senti solo tu. Poi arrivano i primi nodi che non tornano, i punti più difficili da superare, i giro manica complicati, le rifiniture del collo. Però che bello, sta venendo proprio bene, anche se pizzica e diventa sempre più pesante e complicato da portare a termine. Lo provi ancora quando è mezzo da finire e mentre ti guardi allo specchio ti chiedi se ti sta davvero bene, se forse è troppo tardi per apportare delle modifiche, se forse non hai fatto un errore a sceglierlo di quel color e a dargli quella forma, magari tu cambierai, cambierà il tuo corpo e cambieranno i tuoi colori. Però tu ormai hai iniziato a sferruzzare e sei quasi a fine e le persone ti chiedono come hai fatto a faryi un maglione così bello, chi ti conosce un pochino meglio ti chiede se per caso non ti pizzica ma voi dite di no perché quello è il vostro maglione e lo state costruendo con grande  fatica. E poi è pronto, manca poco, basta stringere i denti, chiudere qualche nodo e sarà pronto perché voi possiate indossarlo. Il pizzicore prima o poi passerà.

giovedì 14 luglio 2016

Dimmi che portachiavi hai e ti dirò chi sei



Qualche settimana fa vi ho chiesto su twitter di farmi vedere quali erano i vostri portachiavi. Era una domanda piuttosto ingenua, nata così, dal nulla, nata soprattutto dal fatto che mi era sorto questo pensiero: casa nuova, portachiavi nuovo.

Mi sono detta che certo, non posso aver pensato ad ogni minimo particolare della casa e poi continuare a tenere quel portachiavi anonimo con targhetta di plastica dell'agenzia immobiliare. E poi se ci pensiamo benne curiamo nei mimi dettagli il contenuto delle nostre borse, dal portafoglio alle trousse, alle bustine porta per i cellulari, alle agende in pelle magari fino alla penne stilografiche per poi davanti al portone tirare fuori un cesto di chiavi che manco san Pietro e l'immancabile mini trudino a forma di tricheco lezzo e senza un occhio.


Non ci siamo, non ci siamo. E' sto bello però vedere tutti i vostri portachiavi, va detto che perlomeno per quello che ho visto io la fanno da padroni gli ometti del lego a tema Star Wars ma alcuni erano davvero ancestrali e sembravano sopravvissuti a scippi e sequestri, altri erano molto teneri come una ragazza che mi ha fatto vedere quello di sua mamma che da anni tiene un gioco di quando lei era piccola. Alcuni erano veramente da ispezione usl, altri invece denotavano una personalità scientifica e organizzatissima. Insomma non credevo che avrebbero raccontato così tanto quindi ci dobbiamo stare attenti, no?
Una mia ricerca onlain ha stabilito che il portachiavi da russa la fa da padrone su pinterest e quindi se avete da aprire il vostro attico a Dubai o necessitate di trovare velocemente nella vostra Chanel borchiata d'oro le chiavi della  Lamborghini ci sono questi da pochi spicci:








Ma non so se me la sento di spendere 800€ per un portachiavi, non so, non è perché non ne abbia eh, è che se poi lo perdo, uff, scoccia un po'; È anche vero che questo qui sotto di fendi e rappresentante Karl Lagerflied se lo perdi lo puoi tranquillamente rimpiazzare con una cocorita impagliata ma in ogni caso sti 1700€ persi nel parcheggio della Pam scocciano un po'.





Io preferisco mantenermi su un profilo basso, basic e artigianale magari anche sentimentale,  trovando qualche ciondolo vintage o qualcosa di fatto D.I.Y. ma non troppo sfigato da bancarella di cianfrusaglie. Tipo queste qui sotto che ho visto su Etsy.



Ovviamente un mio carissimo amico mi ha già regalato un bellissimo cuore in pelle, uno per ogni membro della famiglia e io mi sono già presa questo cimelio vintage qui sotto che userò per la bici! GIRLPOWER!!!


mercoledì 6 luglio 2016

Connie passione borse di tela


Da sempre ho una passione smodata per le borsine in tela. Anzi, riformulo e provo a nobilitare il tutto utilizzando un gergo da Fescioblogge: da sempre ho una passione smodata per le canvas shopper. Sì lo so che è la solita mia cosa molto francese o anche da giapponese in vacanza ma sta di fatto che, sopratutto in estate, apprezzo i look un po' low profile corredati da una borsa in tela, magari di un museo o di qualche mostra. 


C'è da dire che se il disegno mi piace io vado in giro anche con quella delle salumerie riunite, anzi una delle mie preferite che porto in giro con spavalderia è proprio di un salumiere ma è fatta di una tela bellissima e ha i manici di corda. Se provate a cercarle su Etsy  (cercatele con canvas shopper) vedrete che vi si spalanca un mondo. Io ultimamente ho preso quella in alto nel post in un negozio Etsy che si chiama l'Atelier des amis e che ne ha di bellissime:









Il negozio dell'Atelier des amis è questo qui ma vedrete che ce ne sono anche altre, alcune più basic altre che sono dipinte a mano e sono più costose ma vere e proprie opere d'arte. Ci sono borse con disegni bellissimi, stampe, vecchie scritte, slogan e quella che ho preso io è personalizzabile e scrivono quello che volete. Penso che sia anche un'idea regalo molto dolce e carina, alla fine il prezzo (quella che ho preso io costa 12 €) è quello di un "pensierino" ma l'effetto è garantito.








lunedì 4 luglio 2016

La dura vita del Boa Constrictor



Sono reduce da una due giorni in compagnia di un'amica con problemi di stomaco e digestione, sono tornata a casa e ho trovato Giacomo sofferente per non aver digerito una qualche insalata di farro e tutto questo dolore digestivo intorno a me mi ha fatto tornare alla mente una mia peculiare condizione umana: Io digerisco tutto.

Guardate che è dura la vita di chi digerisce tutto eh! Siamo pochi e spesso ghettizzati. Un fritto potenzialmente mortale per una compagnia di dieci commensali che su di te ha avuto l'effetto un un frullato di frutta può farti sentire molto solo e incompreso. Quando poi nelle compagnie la conversazione verte su allergie, ingredienti, posti dove non andare a mangiare la pizza perché non è abbastanza cotta e rimane nello stomaco, tu non hai niente da dire o menti per essere accettata nel gruppo. Ma il tuo stomaco lo sa che stai mentendo.

Mi piacerebbe essere una di quelle creature delicate e quasi circondate da un candore vittoriano che a cena fuori si trovano disperate a scegliere in un risicattassimo menù dato che il loro delicato stomaco di creatura diafana non sopporta quasi ormai più nessun alimento. La pizza no perché il lievito mi fa star male, allergia al pomodoro, intolleranza ai fagioli borlotti, mi tolga l'aglio altrimenti non lo digerisco,  prendo l'insalata numero tre ma tolga la cipolle e la feta perché non le digerisco, no il fritto dopo le 21 no perché poi sto male, la carne la cuocia molto perché altrimenti mi fa acidità e altre richieste squisitamente e culinariamente snob. Provo una sana invidia per chi si può atteggiare a malato ottocentesco un po' pallido ed emaciato e scassa la minchia a camerieri e chef per farsi fare un piatto di pasta senza glutine con cavolo verza bio e formaggio grana a parte ma solo se stagionato almeno venti mesi altrimenti non lo digerisce.

Io sono un camionista da trattoria fuori casello e digerisco anche l'uranio impoverito. Le volte in cui sono stata battuta da qualche cibo si contano sulle dita di una mano: un sushi l'ha spuntata sul mio stomaco ma solo perché poi ho preso freddo e del cinghiale in umido ha cercato di uccidermi verso i diciotto anni ma forse erano anche quelle due bottiglie di chianti che avevo usato come bevanda. Per il resto niente può battere i miei succhi gastrici; io posso mangiare la polenta con quaranta gradi, le cose ricoperte di aglio, l'abbacchio con i piedi immersi nella neve e il mio stomaco non fa una piega. Certo, se a luglio, a pranzo, mangio una teglia di melanzane alla parmigiana, poi devo stare ferma come un boa per permettere al mio organismo di digerire; il tutto, magari anche lacrimando ma poi il mio stomaco vince. A volte anche io mi sono atteggiata a creatura delicata da decotto di erbe, ho provato a solidarizzare con chi chiedeva ingredienti particolari o amputazioni di ricette, così per darmi un tono. Quante volte ho bevuto un digestivo per berlo in compagnia e non passare da ladra o spia o maledetta che digerisce, in realtà non mi serviva. Anche Mami diceva a Miss Rosella che si deve mangiare come un uccellino quindi almeno sulle porzioni cerco di comportarmi da femmina, tuttavia mentre intorno a me soffrono perché quel risotto era troppo pesante io devo mentire e annuire e dire che mmmm anche a me è rimasto un po' sullo stomaco. In realtà è da mo che è stato digerito e se ora pensassimo a friggere qualcosina un posticino glielo trovo senza problemi.


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