L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


mercoledì 29 giugno 2016

di quel giorno che mi è presa la paura di volare



Viaggiare mi è sempre piaciuto (come credo piaccia a tutti), organizzare un viaggio è divertente e visitare posti nuovi la considero una delle cose più gratificanti che si possano fare. Ho sempre amato anche gli aeroporti, con quell'atmosfera un po' internazionale che si respira anche negli scali più piccoli e il melting pot degli scali più grandi con le caffetterie, le boutique e tutta quel mondo seduto ad aspettare di partire. Mi ha sempre affascinato come in un unico posto, insieme alla routine di chi viaggia per lavoro, si potessero concentrare così tante emozioni: la speranza, la malinconia, la felicità la tristezza. Ho sempre amato anche prendere l'aereo con tutti quei piccoli vezzi e rituali da viaggiatore esperto e scafato che ti puoi permettere, il look da attore di Hollywood che scende da un N.Y. / Los Angeles con occhiale scuro, pantalone leggero, sneakers, maglioncino in cachemire e it bag portata come bagaglio a mano. E il libro da leggere tutto d'un fiato durante il volo? E la colonna sonora preparativa per la vacanza da ascoltare affacciati al finestrino quando si vedono solo soffici nuvolette? 

Ecco, tutto questo fascino per me è svanito in una calda giornata di settembre su un volo di ritorno Mykonos/Firenze quando ho avuto il mio primo attacco di panico in volo. 
Eh sì, alla mia fantastica collezione di ansie e manie varie mancava una fobia da manuale, dai, che pivella, non potevo mica farne meno, rischiavo di invecchiare solo con questi sciocchi disturbi da persona qualunque. 


Vi racconto in parole povere e disperate la tragedia greca che è successa in pochi minuti nella mia testa. Ci imbarcano e ci fanno salire sull'aereo senza prendere il bus ma raggiungendo l'apparecchio a piedi, non appena esco dall'aeroporto il vento sulla pista mi butta quasi in terra da quanto soffia forte e rischio di cadere con la Nina in braccio. Da quel momento è stata un'escalation di follia, come se nella mia testa stessero proiettando un film di Lars Von Trier al rovescio. Ho pensato che l'aereo non poteva volare con quel vento e mi è presa paura, ho pensato che se non avevo mai avuto paura di volare e invece stavolta ce l'avevo era perché davvero sarebbe successo qualcosa. E se tutti quelli che sono morti in un incidente aereo avessero avuto un presagio? Come facciamo a saperlo. Insomma, capite il livello di follia? Ho passato le due ore più brutte di tutta la mia vita piangendo disperata dentro una felpa per non farmi vedere da nessuno, credevo che qualcuno mi stesse schiacciando il petto con uno scarpone da trekking e morivo di caldo mentre tutti avevano felpe e sciarpe. Due ore passate pregando, cercando di meditare, aprire chakra, pulire auree, facendo esercizi di respirazione degni di parti gemellari, nulla. La situazione è peggiorata di minuto in minuto finché ho fatto questo lucido pensiero: se perdo il controllo di quella cosa perderò il controllo di tutto. La paura di impazzire definitivamente mi ha congelata. 
Sono scesa a Peretola e volevo baciare l'asfalto della pista d'atterraggio come Wojtyla.




Tornata a casa ho pensato che sarebbe finito tutto, ho ripreso anche due aerei, imbottendomi di goccine che Liza Minnelli fammi posto grazie; pensate che ho viaggiato anche accanto ad un musulmano che per tutto il viaggio ha letto il corano e inserito codici numerici nel cellulare al quale non ha mai tolto la rete 3g. Grazie al potere di Grayskull e delle goccine non ho sbroccato ma ecco non posso certo dire che sia stato un bel viaggio.

In compenso  ho avuto altri attacchi di panico legati al volo ma stavolta sulla terra ferma, uno la notte dopo gli attentati di Parigi, dove ho fatto sogni confusi su voli ed esplosioni e mi sono svegliata aggrappata alle coperte in un bagno di sudore e lo stesso identico sogno con la stessa identica crisi l'ho fatto poche settimane fa dopo la notizia delle vacanze prenotate per settembre con volo aereo Firenze/Catania.

Ok, è il caso di prendere la situazione in mano mi sono detta perché non potete capire la rabbia che mi fa sapere di avere questa che google chiama aerofobia. Mi sono letta un sacco di cose su forum e blog vari, ho preso dei libri che mi arriveranno tra qualche giorno e inizierò una terapia. Non posso credere di essermi menomata da sola e che il mio cervello mi abbia giocato questo brutto scherzo dopo tutti questo tempo insieme, lo so che non sono una persona facile ma non era certo il caso di vendicarsi rendendomi "invalida" al viaggio.

Beh, poi una delle cose che ho letto in maniera ricorrente su ogni articolo è che dalle statistiche risulta che ad essere colpite maggiormente e in maniera improvvisa dalla fobia di volare sono le donne intorno ai quarant'anni. Mica male no? Oltre quindi ai capelli bianchi, alle vene varicose, al cascame vario, alla menopausa, ai capillari e alle rughe ci dobbiamo anche rassegnare a viaggiare solo col pullman della gita per Loreto? No, credo di no.

martedì 28 giugno 2016

ma che vuoi che sia uno spoiler?


C'è una categoria di persone che si aggirano sui social considerate infami come gli sciacalli nei tempi di guerra, sono gli scafisti del web, i Giuda Iscariota dei nostri tempi, gli aguzzini maledetti dell'internet: quelli che ti spoilerano le serie tv. Per spiegare a chi vive nelle grotte di cosa stiamo parlando: lo spoiler è quando io ti dico che Romeo e Giulietta muoiono entrambi e muoiono male.
Però c'è da dire che quello dello spoiler è un concetto molto labile e non ha una sua precisa legislazione, è una materia piuttosto oscura e relativa al momento e soprattutto non regolata da nessuna convenzione internazionale o bon ton social. Potenzialmente anche in questo post c'è uno spoiler se non avete mai letto Romeo e Giulietta e io sono dunque un'infame. Quindi, a cosa si applica il termine spoiler?  Se è già uscito il libro da anni si può parlare di spoiler? E se io non ho letto il libro e guardo il film sono stata spolverata? Ci siamo stupiti che il Titanic sia affondato? No di certo. Ci siamo rimaste male quando Leo è morto surgelato. E se lo avessimo saputo? In ogni caso se non ci sono regole tutti siamo potenziali vittime e allo stesso tempo potenziali spoileratori. 

C'è gente che ne ha fatto una malattia e quando esce la puntata del telefilm che tutti guardiamo e commentiamo, per evitare hastag, gif, meme, ecc se ne va a vivere nel deserto mangiando locuste finché non trova quaranta minuti per guardarsi la puntata.

Queste persone odiano mortalmente chi spoilera, lo considerano un traditore, un superficiale ciabattone che non sa tenere la bocca chiusa, un farfallone sadico e ciarliero che con le sue uscite rovina la società civile. Metteteci poi una puntina di invidia perché, se uno spoilera, significa che ha già visto la puntata mentre tu ancora no e allora passiamo direttamente ad appendere gli spoileratori a testa in giù alle porte della città.

Lo spoileratore si divide in queste tre categorie: 

Il troll - quello che si diverte a sputtanare i finali, che vuole prendersi le offese che vuole vedervi soffrire e farvi arrabbiare dicendovi che Don Rodrigo muore di peste mentre vuoi siete ancora lì al braccio del Lago di Como.
Quello che non ce la fa - chi ha visto la puntata e ne vuole parlare, non ce la fa, ha bisogno di parlarne per superare un lutto o gasarsi di qualche scena in compagnia di qualcuno, non lo fa apposta spesso, sono solo ingenui e caciaroni.
Tu quoque Brute - cioè la persona che non ti aspetti, una madre, una sorella, una cugina che nel bel mezzo della cena se ne esce con "hai visto quel povero commissario Cattani che brutta fine, tutto crivellato di colpi!"

Io francamente me ne infischio. Vi spiego: all'inizio come tutti temevo lo spoiler ma quasi più perché era un atteggiamento comune, mi sembrava di essere quella strana se andavo a cercarmi sulla barra di google il riassunto di una qualunque serie che dovevo vedere,  poi c'ho pensato bene e mi sono resa conto che sapere un finale, conoscere preventivamente la trama, non mi faceva né caldo né freddo anzi, forse in alcuni casi, lo preferivo. Alla fine mi riguardo ogni puntata de "La signora in giallo" anche se so a memoria chi è l'assassino e so che è stato il postino che ha visto il biglietto vincente della lotteria attaccato al frigorifero e ha fatto fuori quella che se la faceva col poliziotto.
Sarà forse la vecchiaia che mi ha reso così arida e lucida, sarà forse che non ho una vita troppo "serialcentrica", sarà che ancora non ho Netflix o forse sarà che dopo aver visto E.R. col dottor Green che si ammala e poi muore non ho più paura di niente? Forse se avessi saputo come andava a finire non avrei dormito sonni tranquilli dopo le puntate in cui sembrava guarito? Forse non sarei così traumatizzata e ora preferirei, come voi, non sapere. Sì, voi che frignate per ogni dottore che muore in Grey's Anatomy ma che ne sapete? Dopo la morte del dottor Green per me poteva entrare un pazzo armato al Central Perk e fare fuori tutti e non avrei fatto una piega. Che volete che sia uno spoiler!

lunedì 27 giugno 2016

Esiste la formula matematica per il guardaroba perfetto?




Per anni nella vecchia casa ho avuto un'intera stanza tutta mia adibita a guardaroba, stanza che poi è diventata la camera della Nina costringendomi a far posto tra i miei cassetti e i miei armadi a tutti i suoi vestitini vai.
Ora, con l'insediamento definitivo nella casa nuova mi trovo a dover organizzare un'intera stanza guardaroba e non so davvero da che parte farmi. Pensavo che una come me avrebbe mantenuto lucidità in una fase come questa, ho scelto tubi, allacciamenti legni, ferri, ceramiche, maniglie, palette, manovalanza, carta da parati, battiscopa. O forse sono consumata proprio da tutte queste scelte e ora ho due palle così di scegliere ancora? Mi sono chiesta: Esiste una specie di formula matematica per il guardaroba perfetto? Un teorema, un'assioma? Che ne so, tipo: 


                                 n cassetti X n Grucce
                                ____________________     =
                                        vestiti


Ho fatto la solita board Pinterest ma sul tema armadi il mio amato social di condivisione di foto del bello è quanto di più lontano dalla realtà. Sì, lo sapete ho fatto il anche decluttering, l'ho fatto fino a rimpiangere nei momenti più bui quegli shorts leopardi di Bershka buttati poche settimane fa. Ho diviso le cose per colore e genere e stagione ma io parlo proprio di struttura, di praticità, di capire cosa mettere dentro le ante per non sbagliare. Come si fa a capire di quanti cassetti avrò bisogno e di quanto saranno lunghi i cappotti che appenderò nel 2017? Io so soltanto che tra me e Giacomo abbiamo più vestiti di una Kardashian e poi aspetta un attimo perché devo ancora dividere l'armadio con qualcuno? 



No non voglio guardare Pinterest, davvero, sembra che la gente abbia solo da appendere camicie bianche e pantaloni beige e poi lasciano le scarpe in basso sotto ai vestiti. Io non ho solo magliette mariniere da appendere e le mie scarpe devono stare in una zona bene recintata e lontane da tutto. E poi cosa sono questi guardaroba senza ante, non avete la polvere? I vosttri cappotti non si schiariscono a stare al sole della finestre? Non voglio trovarmi fra qualche mese a bestemmiare qualche divinità finnica, voglio scegliere bene.


Dico divinità finnica non a caso perché vorrei prendere un guardaroba Ikea ed è qui che nasce il dramma. Sì ok la simulazione sul loro sito, tante foto, tanti pezzi per completare il tuo guardaroba Pax, cerniere, ante, cassetti illuminati, ganci e appendini di ogni tipo ma io come faccio a sapere di cosa avrò realmente bisogno? Sono andata all'ikea l'altra sera ma la commessa era così stanca e svogliata che mi ha considerato come se fossi un tavolino lack. Sono tornata a casa sconsolata, e poi ho preso in mano la situazione, mi sono convinta che allora dai, mi faccio fare un preventivo da un mobilieri per un guardaroba su misura, così non sbaglio...
Sono arrivati dei preventivi.


Magari torno con calma all'ikea, forse ero io stanca non la commessa.



venerdì 24 giugno 2016

Baby Booklovers #2

Eccomi di nuovo qui a parlarvi di Libri per bambini, aspetto di averne accumulati un po' per continuare con questa piccola rubrica, alcuni sono in stallo nel gigantesco carrello online di librerie varie e altri sono ancora nella libreria in attesa di essere letti. Fatto sta poi che i bambini crescono in fretta e vogliono trame sempre più complicate e illustrazioni più interessanti quindi addio storie un po' banaliti e noiose e benvenute piccole trame. Era ora.

Il primo libro è Mon Amour, comprato per impulso in francese ma ho visto che su Amazon c'è anche in italiano. Qui. E' un libro per bambini pieno di dolcezza e immagini buffe ma è anche un libro per le mamme perché parla di come l'amore della mamma non finisca mai in nessun modo e in nessuna situazione, di come ci sia anche quando è lontana o è sola fuori col babbo. Non male come messaggio no? Mon Amour - Desbordes/Martin -Edition Albin Michel Jeunesse 



Kubbe fa un museo mi è stato consigliato da una carissima amica di cui mi fido ciecamente, l'ho preso al volo senza leggere niente e ho fatto bene a comprarlo! Illustrazioni molto nord europee e storia ganzissima. In pratica Kubbe è un tronchetto bambino che colleziona di tutto mentre passeggia nel bosco e quanto non sa più dove mettere tutti i suoi oggetti (catalogati e inscatolati) apre un piccolo museo su consiglio della nonna! La Nina lo adora! Kubbe Fa un museo - Ashlind Kasntad Johansen - Edizione Electa Kids 




Ebbene sì, questo libro Gli amici della foresta immaginaria viene dall'Ikea. All'inizio è stato snobbato e dimenticato nella pila di libri e libretti vari, poi una sera colta da chissà quale ispirazione la Nina ha voluto leggerlo e, a parte i nomi dei personaggi che ricordano le mensole del suddetto marchio (boh, forse corrispondono davvero a dei prodotti), la storia è davvero molto bellina e le illustrazioni sono colorate e curate nei dettagli, soprattutto degli scenari interni (ma va!)- Gli amici della foresta immaginaria- Stark/Bergman-Ed Sagoskatt qui il link ikea 




Confesso di aver preso Il piccolo giardiniere solo perché di Hemily Hughes, l'autrice di Selvaggia di cui vi ho parlato qui. I disegni non sono forse all'altezza della bellezza di quelli di Selvaggia e anche la qualità della carta e del libro stesso non è la stessa, però sono comunque molto belli e la storia molto tenera e piena di significati come tutte quelle di questa autrice, alla Nina piace tantissimo. Il piccolo Giardiniere - Emily Hughes- edizioni Settenove







Suggeritemi libri dai!!!

mercoledì 15 giugno 2016

Le Bebé PrimeGioie - Come celebrare le prime piccole gioie



Quando nasce un bambino è un susseguirsi di “prime volte”. Sì, è vero che si spalanca davanti ai tuoi occhi anche una vasta gamma di nuove paure e ansie ma sono tutte prontamente riequilibrate da tante piccole nuove cose da festeggiare ogni giorno. Alcune prime volte, tipo il primo graffito rupestre sulle pareti della sala magari o la prima bella bizza ingestibile in pubblico, sono da far passare in sordina ma altre prime volte invece sono davvero prime gioie, ricordi senza una data precisa o un loro orario ma pieni di dolcezza e sicuramente indelebili. 
Le Bebé PrimeGioie per il lancio della sua nuova collezione di gioielli per i più piccoli mi ha chiesto di parlare dei miei ricordi legati alle prime volte con la Nina; ci ho pensato su un bel po’ perché non sono una mamma troppo sentimentalona e non sono come quelle bravissime che tengono un diario pieno di appunti e foto (ahimè lo so) però ho pensato anche che, davvero, per me i momenti più belli sono legati a cose quotidiane, cose di casa, piccoli episodi familiari che avvengono forse ogni giorno con un bambino. 



Sì è vero, ci sono i compleanni, il primo Natale, il primo dente spuntato e tutto quello che è lecito e bello festeggiare ma se mi fermo a riflettere, penso proprio che nel mio immaginario album dei ricordi ci siano ben stampati il primo giorno di asilo, quando non si sapeva chi era più malinconico tra me e lei, la prima volta che abbiamo fatto un viaggio da sole, il primo ritratto molto astratto che mi ha fatto, il primo bagno al mare insieme. 


Ecco, se potessi sceglierei di festeggiare con un regalo queste piccole cose, le piccole prime gioie della mia vita con la Nina.



Nel link qui trovate tutte le istruzioni per partecipare al concorso indetto da Le Bebé PrimeGioie proprio proprio per il lancio di questa linea di gioielli dedicata al celebrare le prime piccole volte della vita con i bambini.  E qui trovate il video creato da Coccole Sonore per il lancio del concorso!


Non è facile immaginare e realizzare un gioiello per i più piccoli ma trovo che questi siano molto azzeccati e perfetti per un regalo. Sono basic ma molto teneri senza essere eccessivi. Inoltre va detto che hanno packaging bellissimo che è sì un box per il gioiello ma anche una scatola di gioco che ho ovviamente dovuto cedere subito immediatamente alla Nina.





venerdì 10 giugno 2016

gli instagram che vorrei essere

Allora, è chiaro ormai a tutti che sul proprio profilo instragram si può far filtrare il meglio della proprie esistenza marcando determinati aspetti e nascondendone altri. I più bravi riescono a creare mondi color pastello fatti di vacanze e case bellissime, foto molto belle di viaggi, scorci di vita quotidiana perfetti. É così che scorrendo tra le foto di qualche instagrammers ti ritrovi a pensare:  mannnaggia a te, vorrei essere al posto tuo! Sì, anche nel caso del cane di Marc Jacobs. 
Eccovi una carrellata degli account che vorrei essere:

Non sono una grossa amante dei tatuaggi, sì ne ho alcuni ma forse tornando indietro non li avrei fatti (è interessante questa mia ultima affermazione dato che in uno dei miei tatuaggi c'è scritto "no, non mi pento di niente") però sono affascinata da alcuni tatuatori che senza ombra di dubbio sono dei veri artisti come questo qui sotto che mi fa venire voglia di tatuarmi il cane sul décolleté .




Sì, ok, che noia le fescionblogghe, ma la Pernille è da sempre una delle mie preferite; bella, elegante, semplice e vorrei tutto quello che ha compresa la sua casa.




Non amo molto gli account degli animali, trovo un po' patetico fare il profilo social del proprio gatto o del proprio criceto anche se sei famoso. Perché dovrebbe interessarmi cosa fa il cane della Ferragni lo sa solo Dio. Ma vorrei rinascere cane di Marc Jacobs nella mia prossima vita.



La ciclica smania per il diy mi porta anche a sbavare dietro account di donne con le mani fatate. Ultimamente una delle mie preferite è lei. Sì i fiori che vedete nel suo profilo sono di carta e li fa lei. Awwwww...


Quando si parla di una Gallery perfetta io penso a lei. Foto stereotipate, i soliti piedi vicino al cibo o con le scarpe sul letto, e via dicendo. Però dai, la perfezione.


Ecco, qui il discorso si fa anche più complesso perché con certi account si va a stuzzicare il mio ego nel profondo e solo io so quanto vorrei essere una mamma/illustratrice/pittrice/fotografa con una casa così luminosa e minimal e queste spiagge nordiche da fotografare. Adoro tutto di lei, soprattutto le illustrazioni.



E alzi la mano chi non vorrebbe essere una mamma figabionda con casa alle Hawaii sulla spiaggia, con bimbi biondi abbronzatissimi che mangiano frutta colorata e fanno tuffi h24?


Per quanto riguarda i profili instagram d'ispirazione lo ammetto, sono un po' razzista e un po' Stannis La Rochelle cioè tendo a schifare certi profili italiani anche se molto noti  (forse solo perché non ne conosco di particolarmente belli o quelli che conosco mi paiono tutti un po' troppo artefatti e gne ne)  e preferisco quelli di persone che vivono in città insolite che magari difficilmente visiterò.


E poi c'è Helene, french mum, con una casa bellissima dei bambini bellissimi e sopratutto con una cameretta per la sua bambina che ha una casa delle bambole che devo, devo, devo, riproporre alla Nina o l'onta mi macchierà per tutta la vita!


Per quanto riguarda i profili d'ispirazione con foto particolari uno dei miei preferiti è senza dubbio frost french, soprattutto per i loro mosaici di fotografie nella gallery. coloratissimo, sensuale e divertente. Adoro tutto!


Un altro genere di account che non amo troppo sono i profili che i genitori fanno per i bambini, dove fanno solo foto ai figli vestiti spesso come degli adulti griffatissimi e fotografati continuamente  mentre dormono, mangiano, bevono, piangono, ridono, che noia e che sovraesposizione. Per me sono un grosso no. Però amo alcuni profili di mamme che tre le foto della vita di tutti i giorni mettono a volte anche i loro figli sempre vestiti come mi piacerebbe vestire la Nina.




Con le Food blogger non ho un bel rapporto, mi annoiano le ricette e le foto di cibo spesso banale e sistemato solo per essere fotografato ma nel caso di Margherita faccio un'eccezione!
Le sue ricette mi piacciono e le sue foto sono sempre meravigliose e mi fanno venire fame.


Per finire un account che ho scoperto da poco ma che ho amato subito, prima di tutto per le sue foto bellissime e spesso avvolte in un'atmosfera fatata ma soprattutto perché Tina disegna materiale di cartoleria tipo buste, carta da lettere e piccoli adesivi. Come non amarla?


mercoledì 8 giugno 2016

del perché il costume intero non è solo da mamme



Quando ero giovane, sì dai lasciatemi parlare così, se non mi abbronzavo la panza era tragedia vera.  La pancia doveva essere perfettamente dorata e cotta a legna come il resto del corpo perché veniva sfoggiata in ogni occasione e sbucava sorniona sotto i top crop. A sua volta il resto del corpo era esposto al sole coprendo il minimo indispensabile per non essere arrestata in un tripudio di micro bikini e mutande arrotolate nelle chiappe. Sì perché poi vi ho già detto quello che mi succede al mare: parto con propositi chic da Ines de la fressange e sono abitini in lino, maglie mariniere, pantaloni cachi e sandali in cuoio e al terzo giorno, non appena appare un primo accenno di abbronzatura c'è la mutazione in Snookie ed giù via con treccine, canotte, of white, frange e short di jeans strappati.
Mi succede sempre.
Ma tutto questo per dirvi cosa? Beh, invecchiando bene come il buon vino, i giorni al mare in cui sono Ines prendono il sopravvento sui giorni da Snookie, un po' perché il fisico non mi regge più panza e schiena scoperti e ultimamente quando c'ho provato me ne sono pentita amaramente, un po' perché mi sono fatta l'idea che si impara a capire cosa è giusto indossare verso i trenta e prima è solo una lunga galleria degli orrori. Nell'ottica di questa evoluzione, che probabilmente mi porterà al caftano col gioiello etnico come Marta Marzotto, quest'anno ho introdotto il costume intero. Perché sì, dai adesso basta, non è vero che è solo per la mamma e la nonna, è anche per le donne molto chic. E io modestamente lo fui.

Il costume intero non ha difetti. Se hai un seno triste come il mio ti da quell'aria un po' androgina che fa molto francese, se hai quelle "brutte" tette grandi puoi sempre trovare un modello che le contenga e valorizzi. Se come me sei una che non ama andare in spiaggia con troppa roba addosso ti bastano un bel paio di shorts e sei pronta ma anche un bel foulard grande (no pareo non bestemmiate che non siamo nel 1998). Se poi volete fare JLo della riviera la sera vi mettete un bel jeans sopra il costume un paio di orecchini a cerchio e andate a spadroneggiare sul lungomare. 

A parte gli scherzi, secondo me è un pezzo che va messo in valigia, se non volete portarlo sempre per una questione di abbronzatura, sappiate che è perfetto per andare al mare nel tardo pomeriggio, per una festa in spiaggia e in piscina e soprattutto in mezzo ad una marea di bikini voi sarete quella tipo particolare col costume intero. Se ci pensate bene è un pezzo perfetto per un'intera giornata fuori, vi basta portare gli accessori giusti e sarete sempre perfette. E no, non è vero che è meno sexy.

Nella mia cartella pinterest L'été che trovate qui, vi faccio vedere come, no, il costume intero non è da meno dei due pezzi. Sempre sia lodato Pinterest.

Invece nella foto su instagram che ho messo qualche settimana fa e che vi ripropongo qui sotto perché sembro davvero una che aspetta l'onda giusta (in realtà trovavo il coraggio di infilare i piedi dentro una piscina a 5 gradi), indosso un modello di Contessa Volpi, un marchio italo australiano (qui) che ho scoperto di recente e che vi consiglio di guardare bene perché anche i bikini sono molto belli. Io ho scelto l'intero perché mi piaceva tantissimo il disegno che fa sulla schiena e per tutti gli innegabili motivi che vi ho spiegato sopra! 






il modello è nel link qui

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