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venerdì 22 gennaio 2016

Di bulli e bullizzati



Dopo la notizia della ragazzina di Pordenone che ha tentato il suicidio perché stanca di subire vessazioni da parte dei suoi compagni di classe mi sono posta molte domande, ho parlato con Giacomo di questa notizia, di come ci saremmo comportarti al posto di quei genitori, ho provato a parlarne sui social, facendo una domanda su twitter e scrivendo un post su Facebook dove parlavo, d'istinto, di come mi sarei comportata. Da quella sera e nelle ore successive ho ricevuto molti messaggi in privato da ragazzi di varie età che mi ringraziavano per averne parlato e soprattutto coglievano l'occasione per raccontare quello che avevano subito negli anni delle medie e delle superiori. Spesso erano ragazzi omosessuali che hanno dovuto sopportare anni di derisioni e violenze (a volte anche fisiche), altre storie erano di ragazze brutte o grasse o "diverse" perché timide e introverse, altre storie invece erano storie di soprusi subiti apparentemente senza un motivo, così, come se i bulli avessero pescato in un mucchio. Erano tutte storie accomunate da una profonda e silenziosa sofferenza, accompagnata dalla consapevolezza che forse il peggio, crescendo, era passato e con la profonda convinzione che si era subita una violenza ma che questa parentesi li ha resi migliori. Però ho parlato anche con qualche ex bullo, persone che da grandi si sono pentite di aver fatto in età scolare dei gesti stupidi, per non essere messi da parte, per far parte di un gruppo o solo perché non capivano e non consideravano la derisione e lo scherno una cosa poi così grave. Nell'ex bullo ho sentito la consapevolezza del pentimento, il fatto di aver capito, tardi, che dire "grassa" ad una compagna in sovrappeso conta e che pensare di non aver fatto gran che nell'essere solo un gregario è sbagliato.

La domanda che ho fatto su twitter per parlare di bullismo partiva da una mia riflessione da genitore; mi chiedevo se, convocata da un preside o peggio ancora da un maresciallo dei Carabinieri, avrei preferito essere nei panni del genitore della vittima o del carnefice.

Da genitore di bullo mi sentirei profondamente umiliata e dovrei tenere a bada la voglia di tornare a casa e infliggere penitenze da collegio di suore di Berna, inoltre vedrei in mio figlio il fallimento di tutto quello che invece, negli anni, potevo aver provato a trasmettere, capendo che invece ho lasciato passare il messaggio contrario. In tutto questo gli altri sarebbero pienamente autorizzati a pensare di me che sono un genitore cafone che ha insegnato alla prole l'arroganza, la maleducazione, il disprezzo e la paura del prossimo. 

Il genitore del bullizzato non può che sentirsi amareggiato e profondamente in colpa per i segnali che non ha visto nel figlio, può incolparsi delle fragilità, per non parlare delle reazioni alla Kill Bill che così anche a mente fredda sono le prime che ancora mi vengono in mente (sì lo so, non si reagisce alla violenza con la violenza e Ghandi e Martin Luther King, ok, ok, lo so)

Poi mi sono fermata a pensare a cosa si intende oggi per bullismo, ho ripensato alla mia infanzia e adolescenza e le cose sono  due: o ero la scema del villaggio e non mi sono mai accorta di niente oppure sono stata così fortunata da non aver mai neanche assistito ad episodi di bullismo. 
Certo, i prepotenti, le stronze, le cheerleader e quarterback ci sono sempre stati, bisogna anche imparare a capire e distinguere un episodio di "assestamento sociale tra a adolescenti" da una vera a propria vessazione; non si può neanche pensare al mondo dei giovani (mondo dei giovani, oddio come parlo, sembro Crepet) come ad una società ideale dove tutti si amano e si rispettano. Le persone orribili esistono e si cresce anche e soprattutto confrontandosi con loro, anzi, direi quasi che il confronto con gli stronzi è indispensabile.
Per immedesimarmi poi ho pensato anche a quale sensazione mi portava alla mente il sentirsi vittima del bullismo tra tutte le sensazioni  provate in vita mia fino ad ora e credo che, perlomeno per me,  coincida con l'umiliazione. Ecco, allora, come non ricordo mai di essere stata derisa o esclusa, posso invece ricordarmi lucidamente ogni momento (per fortuna pochi) in cui sono stata umiliata,  il momento esatto in cui qualcuno mi ha fatta sentire a disagio e sminuita. Credo che il bullismo sia questo, l'umiliazione, quell'ostracizzare che porta alla solitudine e all'isolamento, una sensazione che da soli riescono a tenere a bada solo le personalità davvero forti. 

Io credo che per come sono fatta forse riuscirei a gestire in maniera più razionale un figlio bullizzato, certo, non me lo auguro e credo che sia una condizione di grande stress e una prova di solidità per i rapporti in famiglia; penso a una Nina che viene derisa perché grassa, introversa, strana, brutta, imbranata, nerd, omosessuale, secchiona, somara e tutto quello che potrà essere e mi si scatena un senso di protezione e paura per tutto quello che il mondo esterno le può infliggere ma sento anche la forza per farla sentire "serenamente diversa" se lo sarà, la lucidità per darle la consapevolezza che la sua diversità è la sua forza, la sua particolarità e la convinzione che le imporrò che le persone che non la sanno accettare per quello che è non contano ora e conteranno sempre meno in futuro.

Di bullismo e cyberbullismo se ne deve parlare sempre di più, è bastato un post di poche righe su Facebook o un tweet di 140 caratteri perché delle persone mi raccontassero delle loro esperienze, io ho capito tante cose e loro si sono sentite meno sole. Credo che parlarne tra di noi, sugli stessi social dove gli stronzetti da tastiera si sentono forti, parlarne coi figli, parlarne a scuola o anche in tv, serva per creare almeno una rete di consapevolezza. Se una persona fragile che viene bullizzata si sente circondata da persone che non ascoltano o fanno finta di niente deve sapere che ci sono luoghi dove poterne parlare e dove sfogarsi.  Io non so come proseguirà la mia vita da genitore, spero di riuscire ad essere non una mamma amica perché non credo che la mamma debba sostituirsi alle amiche ma almeno una mamma a cui si possa raccontare le ombre e le paure che ogni tanto lambiscono la vita di tutti.



lunedì 18 gennaio 2016

World Lullabies - le ninne nanne da tutto il mondo



Dopo il post sul compleanno della Nina, dove ho parlato della ninna nanna messicana, mi avete scritto per avere qualche informazione in più sul canale you tube di queste world lullabies. Ovviamente non avevo la più pallida idea della provenienza di queste canzoncine, mi sono imbattuta in una di loro digitando sulla barra di ricerca di you tube "french lullaby" e mi si è aperto un mondo, ve ne parlo e condivido qui il canale you tube dove le ho trovate anche se ho poche informazioni estrapolate dai commenti trovate sotto i commenti dei video di You tube.

Sì, lo so che non si dovrebbero far guardare i tablet, gli smartphone, i cartoni ecc ai bambini prima di dormire ma la Nina è innamorata di queste World Lullabies, ha le sue preferite e io le trovo così dolci e naif che mi perdo a guardarle insieme a lei. Vedrete quanto sono belle e come ve le guarderete tutte anche voi (anche se non avete bambini), trovo che siano di una delicatezza unica e sono un modo molto bello di far vedere ad un bambino piccolo le diversità dei colori e delle lingue dei paesi.


Il gruppo che ha il canale principale e che ha prodotto queste ninne nanne è russo e si chiama   Metronome Film, ovviamente non parlo russo e di quello che c'è scritto nel canale che vi linko qui sotto non ho capito una sonora mazza ma sono riuscita a trovare altri canali dove sono stati ripostati  i  video e ho letto nei commenti di cosa si tratta e spesso spulciando potrete trovare anche il testo delle canzoni che vi piacciono: 




A quanto mi risulta, hanno deciso di prendere canzoni tradizionali e popolari, provenienti da diversi paesi (per ora ce ne sono circa una cinquantina) e animare cartoni con colori e brevi  trame che illustrino ogni cultura con tratti che sembrano disegnati da un bambino. Il risultato è una collezione di ninne nanne del mondo che è quasi commovente, molte canzoni raccontano storie un po' tristi o anche paurose, altre parlano di cose antiche e noterete come questi disegnatori sono riusciti con molta dolcezza a richiamare un'atmosfera. La Ninna nanna messicana, la preferita dalla Nina,   è in lingua nativa nahuatl (la lingua dei nativi del Messico centrale) quella francese sembra un dipinto di Chagall e via dicendo.  

Qui sotto vi metto anche il canale you tube che ha postato tutte le world lullabies con commento in inglese 

Oltre a quella messicana le preferite della Nina (e anche mie sono queste):








Buonanotte eh!

sabato 9 gennaio 2016

Tre anni di Nina


Si sa che non è l'Epifania che si porta via tutte le feste ma il compleanno della Nina. E allora da tre anni teniamo l'albero di Natale, lo teniamo qualche giorno in più e da tre anni c'è questa streghetta in casa che ci complica la vita e fa confusione a tutte le ore, parla di continuo, canta a squarcia gola e gioca a spengere ipotetici incendi col camion dei pompieri, non vuole farsi il bagno e nemmeno togliere il pannolino, si pulisce il moccio sulle maniche e ogni volta che le metto le scarpe vuole che controlli che i suoi piedi puzzino e all'asilo gioca coi maschi e quando le chiedi a cosa ha giocato ti dice solo che ha fatto a botte, che storpia le parole e guai a insegnarle la maniera giusta, che non si addormenta se prima non ha guardato su youtube le ninna nanne messicane dove gli scheletri ballano vestiti da sposa (sì, esiste, ve la metto qui sotto), fa dispetti per il gusto di farli e la sua vittima sacrificale prediletta è il babbo, è golosa di cioccolata e pizza e non ama gli animali, non li vuole fra i piedi, è sempre spettinata e piena di patacche e non le importa, non le importa neanche di vestiti e scarpe e fiocchi e non vuol sentir parlare di principesse e fate ma lei vuole fare Robin Hood e Alice, al massimo Anna ma i suoi preferiti sono Mowgli o Jessie la cow girl, se decide di metterti i bastoni fra le ruote e rovinarti una vacanza o una serata fuori sa muoversi come un armageddon, sa come metterti in imbarazzo gettandosi da una giostra in funzione e mette le cose nel carrello senza avvertirti in modo da farti fermare dai vigilanti al supermercato come una taccheggiatrice, quando non vuole fare le cose si sdraia a terra come un manifestante fuori da una multinazionale, non ama che le persone per strada le dicano le cose tipiche che si dicono ai bambini, spesso è arrabbiata e anche "fumina", il suo gioco preferito è entrare nelle ceste dei giochi e rimanere là dentro a rotolarsi tra i pupazzi, le piace cantare le filastrocche ma facendo la voce da cantante metal e quando fa qualcosa di male poi te lo viene a dire, come se confessare fosse già una mezza assoluzione, spesso a fine giornata, quando siamo state insieme per tutto il giorno mi sento sfinita come se avessi tirato su un muretto a calce, però non saprei come fare senza questa "fatica" e non mi ricordo come era la vita prima.


P.S. Sì lo so che anche tutti i vostri figli fanno tutte queste cose ma oggi lasciatemi fare la mamma di una bambina "originale"


la ninna nanna messicana


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