L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


lunedì 19 dicembre 2016

I posti dove vado a Firenze (ad instagrammare ma anche mangiare, bere ecc...)

Durante le vacanze di Natale in tanti mi scrivete per chiedere consigli su Firenze; approfittate giustamente dei giorni di vacanza per venire a  flâner tra le vie e i vicoli della mia amata e mi chiedete spesso dove fermarvi per un caffè o dove mangiare qualcosa; forse perché ormai avete imparato a conoscermi e ben sapete che giretto per negozi + cappuccino, rendono Connie molto felice.
Tuttavia sono qui a ricordarvi che non sono una travel Blogger, sono pessima a fare le foto del cibo e dei locali, non familiarizzo con osti e ristoratori e non so descrivervi ingredienti e piatti; non ho senso dell'orientamento e non so scrivere le cose in modo da rendere il vostro giro sensato; cioè, se decidete di guardare a tappeto tutto quello che vi dico rischiate di schizzare da un lato all'altro del centro come pazzi, però ho pensato che potrei rendere la cosa utile riducendo al minimo le foto, tanto trovate tutto su google (dove peraltro ho preso le foto anche io) o sui siti dei posti che vi suggerisco, potete guardare dalla cartina se uno dei locali che vi suggerisco si trova vicino a dove siete voi o dove volete girare e provarlo! Farò un post tipo  "stampabile" come se fossimo nel 2003. Metto tutti i link così potete anche guardare indirizzi, orari, menù, piantine ecc e prima di iniziare premetto che io a Firenze mangio di tutto, dal panino al al lampredotto appoggiata alla loggia del porcellino fino al tagliolino al tartufo col tartufo grattugiato sopra lì per lì quindi troverete di tutto. TUTTO.
Firenze come tutte le città turistiche offre un ventaglio infinito di possibilità per sfamarsi ma va sfatato anche questo mito che sia impossibile mangiare qualcosa di fermenta buono senza spendere un'eresia! oltre a questi che vi dico verde che ci sono un sacco di posti come forni osterie sempre pieni e sempre ben forniti e non necessariamente serve allontanarsi chilometri dalle attrazioni turistiche per poter mangiare per bene senza essere fregati.

I luoghi che vi suggerisco sono bar, ristoranti, forni, a volte solo posti dove entrare a guardare o prendere un caffè, a Firenze come a Parigi non dovete lasciarvi spaventare dall'austerità di certi locali o dalla puzza sotto al naso di certi commessi e camerieri, anzi, mentre la spocchia francese è vera quella fiorentina è solo di facciata. Ricordatevi anche che sono una frivola donna esteta e che quindi spesso il bello viene prima della perfezione culinaria ma di certo non vi mando a mangiare nelle trappole sporche e acchiappammmerrigani!

Il primo posto che vi suggerisco è nel quartiere di San Niccolò che è anche uno dei miei preferiti, di là d'Arno, fuori dal delirio totale della zona più turistica del Duomo e di piazza della Signoria ma comunque molto vicino, basta fare un ponte! Si chiama Zeb (zuppe e bolliti) e Qui trovate il loro sito e io vi dico che da anni, se posso, mi fermo a mangiare seduta al loro bancone e sì, in questo caso parlo anche con i ristoratori, Giuseppina e Alberto, che sono due persone divertentissime e mi mettono serenità, mamma e figlio con una gastronomia ristorante dove si mangia davvero come a casa: meglio di così?



Tutti che ne parlano e io qui come Pippo Baudo che urlo: ti ho scooopertooooo iooooooo!! Come con una delle sue soubrette anni '80. Parlo de La Mènagére, un ristorante bar, concept store, che non potete non aver visto su ig. Tutto è instagram lì dentro, dalla presenza fissa del fioraio alle divise dei camerieri ma è anche un bellissimo posto per colazioni e brunch e anche per una merenda pomeridiana, per scaldarsi dal giretto fiorentino. Sarete circondati da studenti con pc aperti e gruppi di giovani stranieri che parlano perché, per fortuna e finalmente, un locale un po' "international" sia nel menù che nell'atmosfera è arrivato a Firenze. Lo consiglio di giorno per fare meglio le foto per instagram (ehehehehe) ma anche per colazione, brunch e merende meno per la cena che ho provato e ho tovato un po' pretenziosetta. I cocktail però sono davvero perfetti sotto ogni aspetto gusto e vista e vi consiglio di dare anche un occhio alla gallery di foto del locale sotto il geotag di instagram, così,  per rendervi conto della bellezza e del resto!


Se siete sopra o in zona Ponte Vecchio, vi suggerisco due posti:

Il primo è Ino (che sta per ino/panino) una panineria in via dei Georgofili dove troverete una fila allucinante all'ora di pranzo e che quindi vi consiglio per una seconda colazione hobbit o per un pasto molto tardo. Panini che come dicono le food blogger sono panini gourmand a me piace dire che il pane è buono e che se vuoi ti ci mettono quello che ti pare con prodotti di ottima qualità!



Poco prima, all'imbocco della via, c'è un ristorante un po vecchio stile, La buca dell'orafo. Gli Osti sono simpaticissimi, il menù senza tempo, breve ma ogni cosa è davvero, davvero buona. I Carciofi proposti nell'antipasto sono buonissimi e il fritto da urlo. Di meglio con parole mie sul cibo non so dire ma voi fidatevi, e fidatevi anche se i ristoratori vi paiono un po' burloni e sembra di scendere in una grotta un po' losca. Di sera se trovate posto (meglio sempre prenotare perché il ristorante è minuscolo) a volte si mettono a cantare.



In zona Biblioteca nazionale (dai, non vi mando poi così lontano) c'è la Lireria Brac che è una libreria/ristorante vegetariana/vegana dove mangiano stra bene anche gli onnivori come me. Il cuoco credo che sia sardo e il menù si basa spesso su variazioni fatte col pane carasau e ingredienti della tradizione sarda. Il locale è davvero instagram a livelli altissimi e molto radical chic, lo consiglio per una cenetta intima perché molto silenzioso. Si cena tra i libri, al bancone o affacciati su un cortile interno delizioso. I libri si possono sfogliare e comprare.


In un quartiere che amo molto, Santo Spirito, potrete trovare un forno davvero speciale, aperto da i ristoratori proprietari di un altro famoso ristorante del quartiere; un forno bello e buono, un alimentari moderno in stile country che fa prodotti tipici ma che ha anche un bancone di prodotti da scaffale selezionati davvero buoni e perfetti per fare un regalo o per farsi un regalo se si amano  i prodotti di cucina semplici buoni ma ricercati. Non hanno un sito internet o perlomeno io non l'ho trovato ma hanno una pagina Facebook che vi metto qui.

P.s. Prima del santo forno c'è una di quelle macchinette con la cabina fotografica...io ve la metto lì...



E dove trovo i cappuccini da instagrammare su un tavolo di modernariato? Ma alla Ditta Artigianale. Attenzione allora, hanno tre locali, uno in via de' Neri, uno in Oltrarno,  e uno in via Cavour che non ho ancora visitato. Quello in via de Neri è quello aperto da più tempo; un piccolo bar carino, gestito da ragazzi simpatici e sempre pieno di studenti stranieri, l'altro è più rifinito nel menù e nell'architettura e potete davvero togliervi la voglia dell'instagram più recondito (anche qui controllare le foto del geotag su instagram per rendersi conto) e di un cappuccino fatto davvero bene. Io lo bevo solo lì senza zucchero perché il caffè è fatto con una miscela molto dolce. Ho fatto solo un brunch e non mi posso esprimere sul resto del menù, per i camerieri posso dire che si passa da uno simpaticissimo ad uno gentile come un herpes, in quel caso fatevi elencare più volte i dolci del giorno.


Se siete in Via Tornabuoni, volete darvi un tono e rispettare qui una tradizione, dovete soltanto fermarvi da Procacci senza farvi intimorire dalle micro dimensioni del locale e dall'austerità generica del boulevard delle firme fiorentine; la ragazza del bar è carina e simpatica e voi vi potete prendere un panino al tartufo delizioso e un succo di pomodoro condito al tartufo che convertirebbe anche i più scettici. Bella figura con ospiti e dolcemetà garantita, clientela un po' puzzosasottoalnaso ma a noi questo non interessa! 


Un altro posto che può spaventarvi per la puzzasottoalnasità e l'aria da ristorante per americano panzone in ferie è il ristorante Irene, sotto l'hotel Savoy. Non fatevi spaventare! Io c'ho visto seduta Jessica Chastain a pranzare al tavolo accanto a due ragazzi che facevano l'aperitivo , anche se i prezzi sono piuttosto alti per una cena od  un pranzo è perfetto appunto un aperitivo e per la location ( siete affacciati su piazza della Repubblica) e la veranda è una meraviglia anche in inverno!


Davanti al ristorante irene poi potete entrare a prendervi un caffè da Gilli (il link manda a wikipedia, mica si scherza qui con la roba storica eh)  che non ha bisogno di grandi descrizioni essendo uno dei caffè storici di Firenze, però aggiungo che è uno dei miei preferiti perché nella sala da tè interna sembra di stare nella prima classe del Titanic (non mentre affonda eh!)


Non sono una grande amante del gelato, neanche in estate lo mangio volentieri ma Giacomo sì, ne è un estimatore e degustatore e e secondo lui una delle migliori gelaterie in pieno centro (una traversa di Via Calzaioli) è Perché no? : il suo gusto preferito è fiordilatte con mile e sesamo!


Se non vi piace il gelato, lì vicino,  vi sedete alla Cantinetta da Verrazzano e vi fate portare una fettina di torta, un bicchiere di vino, un tagliere di salumi o un po' della loro schiacciata farcita, anche la cecina (torta bassa bassa fatta con i ceci) è buonissima! Altrimenti potete prendere qualcosa dal forno, un cappuccio e mangiare continuando il vostro giro!



Un altro posto storico di Firenze ma qui vi dovete spostarvi verso la zona di sant'Ambrogio è Il Cibreo. Un locale al quale non potrete sfuggire perché ha un ristorante, un'osteria e anche un caffè. Ovviamente tutti e tre sono molto tipici ma anche belli e sopratutto si mangia benissimo. Se avete occasione provate anche il Teatro del sale (si chiama teatro perché si cena e si guarda uno spettacolo) sempre della stessa gestione, provate a sentire anche solo se vi fanno dare un'occhiata dentro!!! ;)


Visto che siete in sant'Ambrogio vi butto due consigli lì, così come scritti a penna: non perdetevi il mercato se vi capita di trovarlo aperto, sia quello alimentare coperto, che le bancarelle esterne che hanno tutte cose bellissime, non solo fiori ma a che cose molto carine di abbigliamento poi attraversata la strada, nella piazza sotto il parcheggio, accanto alla facoltà di architettura, un mercatino delle pulci niente niente male!

P.s. per una pizza napoletana al volo (anche se il locale ha una cosa come sette turni ed è perennemente prenotato) vi consiglio il Pizzaiuolo. Se vi dicono di aspettare per un tavolo le attese non sono mai lunghissime

P.P.s accanto al Pizzaiuolo in fondo a via dei Macci, quello che secondo me è il miglior lampredottaro del centro ma non sono un'esperta è solo un consiglio e non vorrei aprire un noioso dibattito su delle budella di maiale bollite. Grazie

In tema di mercati centrali non posso non suggerirvi il Mercato Centrale a San Lorenzo, completamente rinnovato e davvero international stavolta. Ci sono vari banchi alimentari che cucinano dal pesce, alla pizza, ai primi alla pasticceria,  e si siede in una sala centrale sotto il vecchio tetto in ferro del mercato. L'atmosfera è un po' confusionaria e bisogna sapersi muovere ma si mangia bene e in compagnia!! VisTtate anche il piano di sotto che è rimasto un vecchio mercato centrale con macellerie, pescivendoli e negozi di spezie!


Troverete scritto ovunque, su ogni guida, su tripadvisor e su tanti altri siti, che uno dei posti imperdibili è l'Antico Vinaio in via dei Neri, ok, quello che posso dirvi io da parte mia è che per me una coda di più di quaranta e più minuti per un pezzo di schiacciata farcito con quel che vi pare non esistono proprio, potrebbe essere veramente il cibo degli dei ed in effetti sono buonissime (una volta ci sono riuscita quando ancora non erano di moda) ma se avete poco tempo per stare in città non vi consiglio di passare un'ora in fila per una schiacciata; non me ne vogliano quelli dell'antico vinaio. Poi, sarò fatta male io eh, ma dopo 45 minuti di coda e con 134404404 persone dietro che aspettano mi viene da ordinare alla cazzo e finisce che prendo il panino col prosciutto che mi faceva anche l'alimentari più in là.

Se però vi piace la schiacciata farcita vi posso suggerire Focaccine Bondi al mercato di San Lorenzo (fuori non nel mercato centrale) un piccolo localino che focacce ottime. Non ho trovato il loro sito ma solo la pagina di recensioni si tripadvisor così vedete anche le foto delle schiacciate. ecco qui





giovedì 15 dicembre 2016

E se bastasse davvero solo condividere un video su Aleppo?

Io sono una persona semplice, la mia vita è fatta di cose semplici, non ci sono paure forti e complicazioni. Sono una persona che si tiene informata, che cerca di stare al passo con i tempi. Cerco di non sembrare una babbiona davanti alle nuove tecnologie e di tenere le orecchie sempre dritte sui fatti del mondo, cerco di leggere articoli in altre lingue oltre la mia, cerco di capire le fonti, mi interesso. Cerco di tenere viva la mia coscienza e non chiudo gli occhi davanti alle cose più brutte e lontane dal mio modo di vivere. Ogni sera, prima di dormire, come facciamo tutti, do una scrollata alla bacheca di Facebook e vedo che qualcuno, un qualcuno qualunque, da un amico, a mia madre, ad una cugina, ad un ex compagna di classe e non necessariamente una persona che non conosce il mezzo e cerca solo un “Kondividi se hai un kuore”, ha postato qualcosa sulla Siria e su quello che sta accadendo ad Aleppo. Io guardo e penso: forse è giusto che lo condivida anche io; mi leggono diverse persone, mi ascoltano dissertare su ogni genere di scemenza e potrei far vedere che anche una frivola come me si interessa, si deve interessare! Le cose che vedo spesso sono montate molto bene, sono pezzi di giornalisti, sono servizi interi e reportage non sono collage di foto pietose montate con i glitter a cui rispondere con un “amen” tra i commenti. Vedo un video assemblato con cura e girato come un trailer di un gioco della play station, con bombardamenti, gas,  con bambini feriti, una città bellissima come Aleppo distrutta e sento le persone che dai loro social, in Siria, dicono che ormai della nostra solidarietà non se ne fanno più di niente, che moriranno. 
Io rimango lì sul letto immobile col ditino puntato sul condividi e non condivido. Fermi! Subito! Non penso che chi condivide sia stupido o faccia male, tutt’altro. Mi annichilisce che il nostro unico modo per farci sentire sia condividere. Mi chiedo a cosa serva, mi chiedo se davvero postare il video di un bambino ferito che chiede ad un infermiere se morirà, possa servire a qualcosa per quella volta, per quella notte, per quella sera ad Aleppo. Davvero condividere è rimasta l’unica cosa che come essere umani possiamo fare? I nostri Like fermeranno le bombe? Io non lo voglio credere, non posso accettarlo e butto giù qui questo flusso di coscienza perché ho bisogno di capire. Perché fare le donazioni a Medici senza frontiere o l'unhcr, ecc è giusto, è sacrosanto ed è davvero quello che possiamo fare ma ora al momento per me è diventato come il metadone per la coscienza. Sento che qualcosa sta cambiando nel nostro modo di voltare le spalle. Il Rwanda? La guerra nei Balcani? Ero piccola, ho saputo tutto da grande ma ora sono qui e vedo e leggo in tempo quasi reale e che devo fare?
Non posso colpevolizzarmi, perché non tollero neanche chi va a fare volontariato e poi critica la vita di chi qua continua a fare quello che deve fare, cioè vivere, comprare regale ai figli, fare le cene con gli amici e tutto il resto; ma allo stesso tempo non posso accettare che loop unico sia vedere-sconvolgersi-condividere-prendere i like-vedere- sconvolgersi e via dicendo. 
E non cambia niente perché i video che vedo condivisi hanno già avuto milioni di visualizzazioni e condivisioni, il che vuol dire che tante persone sanno e hanno visto. Forse davvero basta condividere, forse è davvero questo quel poco che ci è chiesto che è sempre un “meglio di nulla” ma io non ci riesco fino in fondo, forse la mia è solo vigliaccheria, non condivido perché voglio continuare poi a postare i meme e i cappuccini disegnati e i video buffi e se metto un video di Aleppo poi come faccio?

Vorrei sapere cosa ne pensate, come vi sentite. Che pensate di fare voi?


mercoledì 7 dicembre 2016

Sei ideuzze per piccoli regali di Natale

Forse è già tardi per darvi qualche dritta per dei piccoli regalini natalizi ma perché non provarci? 
Vi lascio una piccola lista di quelli che secondo me sono delle strennine niente male e hanno anche un prezzo giusto e vario per fare bella figura e non regalare il solito paio di calzini con disegnate le renne o il cero votivo.


Ormai di loro vi ho già parlato quando cantavo le lodi delle borse in tela ma per 12€ un regalo personalizzato mi sembra azzeccato e perché no, visto le fantasie che propongono può essere anche un bel regalo per un maschio!

qui il link per il negozio etsy


Poi mi ritrovo di nuovo qui a decantare le lodi del profumo solido di Sabé Masson da portare in borsa di cui ho consumato non so quanti caricatori, la confezione è super e già da sola è bellissima, non avrete bisogno neanche di perdervi a fare elaborati pacchetti (la mia profumazione preferita è zazou)!


Siete in cerca di un regalo per una fidanzata ma non volte fare il solito regalo segsci scontato, banale, rosso e pieno di lacci? Le ragazze dell' Atelier Henriette ricamano al tombolo delle culotte in cotone di cotone, soffice come una nuvoletta e molto raffinato e sensuale. E poi potete far ricamare sulla mutandine quello che volete...anche "sei una poco di buono".


I libri per colorare non mettono proprio tutti d'accordo, alcuni li considerano infantili e trovano una perdita di tempo rilassarsi colorando come i bambini dell'asilo; altri invece,  tipo me, riescono ad arginare alcuni disturbi ossessivi compulsivi colorando casette e ricamini. 
Vi suggerisco questo che si trova sia su amazon che su urban outfitters e anche in alcune liberie (mi dicono).


qui il link per il sito dell'illustratrice

Quando ho iniziato a mettere le prime foto di casa nuova vi ho fatto vedere per primo il bagno, dato che era anche la prima cosa finita, e in molte mi avete chiesto dove avessi trovato la fantomatica mensola per la vasca da bagno. Vi dico come è andata: l'ho cercata sotto ogni forma e nome, inserendo nelle barre di ricerca parole a caso e spesso senza criterio, per scoprire che si chiama MENSOLA DA VASCA DA BAGNO. Assicuratevi di regalarla a chi ha una vasca e non solo la doccia ma può essere un bel regalo per chi ha una casa nuova o un bagno da rendere un po' più accogliente. Io l'ho trovata solo su amazon ma sono certa che in città sia più reperibile, soprattutto nei negozi di accessori per la casa nord europei.


Ok, ok, forse regalare una t-shirt è sintomo di adolescenza repressa ma queste di Atelier Beaurepaire le trovo molto chic e anche se hanno i costi di spedizione un po' altri sono un regalo che come dicono i giovani è  davvero "cool". Io ne ho una e la metto sotto le giacche da nonna. 
E poi vengono dal canale Saint Martin...
Sempre in tema di oggetti personalizzati e se volete regalare un qualcosa di prezioso ma che non sia proprio un anello di fidanzamento ci sono gli anelli personalizzati di Beads & Co. secondo me sono perfetti anche per fare un regalo all'amica del cuore!


Spero di avervi dato qualche piccola dritta.


lunedì 28 novembre 2016

Il Natale passato, presente e futuro...con i propri nonni




Ieri sera su twitter vi ho chiesto di raccontarmi il  ricordo più bello del Natale passato con i vostri nonni, un po' perché i miei ricordi ancora sono un po' dolorosetti e faccio fatica a metterli in ordine,  un po' perché questo sarà il mio primo Natale senza l'ultimo nonno che mi era rimasto che poi  era anche il nonno dei Natali perché festeggiavano a casa sua. I vostri ricordi sono stati una bellissima lettura e no, non mi hanno fatto piangere ma mi hanno dato molta serenità.

Il fantasma dei natali passati ci vede tutti intenti fare i conti con grandi tavolate e raduni familiari ma sempre con un nonno pronto a mangiare complice i canditi che non ci piacciono, oppure assorti in qualche cucina a contare ravioli, avvolti nell'odore di ripieno che sovrastava la cucina della nonna. Ci sono i nonni col regalo outsider, la banconota lasciata di sottobanco al "nipote preferito", ci sono i ricordi di bambine che si fanno belle per scendere a tavola e stare sedute vicine alla nonna, e le messe di Natale infagottati nel cappotto più bello per la mano guantata di una nonna in pelliccia, odorosa di canfora. Le Nonne presenti ogni Natale con la piega perfetta e la spilla sul maglione a forma di stella alpina, o i nonni che nel calderone dei mega robot e delle bambole parlanti mettevano un lavoretto in legno fatto da loro e incartato nella carta di giornale. E le nonne come direttrici di grandi hotel, capaci di gestire ospiti e menù degni di una cena alla casa bianca che non mancavano mai di lasciare al "nipote preferito" la ciotola dell'impasto da ripulire!
E i nonni che ogni anno ti fanno il loro regalo, che sia un profumo che non metterai mai o un pigiama fuori moda e i nonni pieni di acciacchi che non rinunciano a sedersi a tavola il giorno di Natale perché sanno che loto sono il collante, sono il nodo del tiro alla fune e devono stare ben saldi nonostante tutti gli strattoni.

E adesso? Il fantasma del Natale presente ci dice che, chi può, se li deve tenere stretti e fare tesoro di tutto quello che ancora posso dare, dal racconto, al piccolo regalo; ci insegna a spendere qualche minuto in più, a fare una telefonata più lunga o qualche chilometro in più anche solo per passare poco tempo con loro in quel giorno perché per loro non saremmo mai abbastanza grandi da non avere bisogno della banconota outsider o sempre deperiti da non aver bisogno di leccare anche la ciotola con l'impasto del dolce.

Perché chissà cosa ci dirà il fantasma dei Natali futuri? Forse ci dirà che i nonni ci saranno sempre, nel nostro modo di festeggiare di occuparci degli altri, dal modo in cui curiamo un ripieno per i tortellini al fermarsi a guardare il film di natale fino a tardi con un nipotino, al gesto di accompagnare la mamma alla messa di Natale, al voler per forza radunare un po' la famiglia, almeno per un giorno. Sì perché i nonni siamo noi, anche se ancora non lo siamo e forse non lo saremo ma loro sono nei nostri gesti e proprio in queste occasioni, nelle pieghe della memoria, si trovano i rituali e i ricordi più dolci.

venerdì 18 novembre 2016

Pampers Baby Fresh - O di quando ho fatto la Signorina delle Pubblicità


Come vedrete tra poco, in questo post, ho messo le basi per farmi prendere in giro da voi per secoli e secoli, filmandomi nei panni delle signorine degli spot che passano mentre voi aspettate il tg e confrontano detersivi e smacchiatori; in realtà la cosa è ben più seria perché Pampers mi ha invitato a partecipare a un test per provare le salviettine Baby Fresh. Tutto qui, tranquilli che non voglio fare la youtuber. Pampers mi ha chiesto sì di girare il video test come una Signorina Buonasera, ma anche di provare le salviettine nelle mie esperienze drammatiche di ripristino igiene in affari decontaminanti Ninosi. Io, nella mia ignoranza di madre, non sapevo niente del pH della pelle e soprattutto della pelle dei bambini, quando c’era la lezione di chimica o di biologia io disegnavo il nome di quello che mi piaceva sul diario. Invece adesso ho scoperto che la pelle dei pupetti è molto sensibile ed ha un pH che va tenuto d’occhio.

Eh sì, care mamme e papà all’ascolto, quando arriva il dolce fagotto d’amore non ci sono da pulire solo musetti sporchi di cioccolata o culetti rosa come pesche ma piuttosto materiali tossici e liquami immondi e le operazioni, che diventeranno sempre più rapide e meccaniche, devono essere fatte in massima sicurezza; un bambino col sedere irritato e del colore di un babbuino può farvi passare una nottata infernale.


Ovviamente poi, essendo Nina la mia prima figlia, abbiamo vissuto i primi mesi con l’ossessione dell’igiene e della pulizia, cercando di far vivere la bambina in un ambiente più simile a un laboratorio di analisi per armi di distruzione di massa, con zone di sterilizzazione e decontaminazione ben precise, un ambiente più simile a una casa di ossessivi compulsivi piuttosto che una casa abitata da persone serene. Poi i bambini crescono e non è più solo cacca e pipì quella che ti trovi davanti, iniziano a esplorare il mondo con quelle bocche sdentate e piene di saliva e non si fermano davanti a niente, dal pupazzetto lecito al ben più trash scarpino da calcetto del babbo. Poi iniziano a gattonare e diventano dei panni cattura polvere viventi, comodi perché per certi aspetti puoi rinunciare a quei robottini che spazzano, ma igienicamente un incubo. Quindi finisce che tu, madre portatrice del necessario per sopravvivere fuori casa con un bebè, diventi previdente, ti tari sul profilo del: “NON TOCCAAAAREEEE!!!!!!” e ti munisci di pacchi e pacchi di salviette.




Io ho sempre usato salviette Pampers, anche prima di questo test, e le lego anche a un bellissimo ricordo/episodio di qualche estate fa, quando scesi dal traghetto per Formentera tra fighetti pettinatissimi, coperta di vomito della Nina come in uno dei peggiori film splatter di serie B. 
Care salviettine Pampers, non so se in quell’occasione avete ripristinato anche il mio di pH, perché per chi non lo sapesse le salviettine Baby Fresh hanno una speciale lozione che è in grado di ripristinare il naturale pH della pelle del bambino meglio di tutte le altre salviettine, ma avete di sicuro impedito a me e mia figlia di non profumare di vomito di bebè per il resto della giornata. Inoltre mi avete permesso di essere pulita subito come se mi fossi lavata con acqua e sapone o anche di usare tonnellate di fazzolettini e per questo ve ne sarò sempre grata. 



A parte i miei soliti scherzi, posso assicurarvi che sono molto resistenti e umide al punto giusto per permettere alla pelle dei bambini di essere subito asciutta e protetta, pronta per il nuovo pannolino. 
Volete sapere come le salviettine Pampers Baby Fresh si prendono cura della pelle dei nostri bimbi?  
Qui sotto trovate il video dove mi cimento nel test, se poi ritenete che io sia un volto affidabile per spot e campagne pubblicitarie e la Pampers si affeziona, presto vedrete che prima del tg ci sarò io!





(post in collaborazione con Pampers)

martedì 15 novembre 2016

La sindrome di Cher

L'altro giorno mi trovavo in un negozio di abbigliamento, ciondolando raminga in cerca di un qualcosa di non specifico, quando all'improvviso ho provato un'irrefrenabile spinta istintiva verso una minigonna in paillettes tempestata di luccichini e probabilmente filata e confezionata da magici unicorni; l'ho afferrata della mia taglia col piglio di una gazza ladra in astinenza e ho anche pensato: "tiè, ragazzina smilza, l'ultima XS me la sono presa io, eheheheh".
Da quel pensiero in poi ho riacquistato lucidità, ho ripreso fiato e ho rimesso la gonna dove stava meditando sul fatto che forse, in vita mia, non metterò mai più una cosa come quella, se non per qualche carnevalata. Ho anche pensato che quel genere di pensiero è lo stesso che si fa quando si decide di passare il resto della propria vita con una persona. Sei serena e felice ma una parte di te inevitabilmente pensa ok no more flirt, no more farfalle nello stomaco, no more pavoneschi scenari di corteggiamento, no more primi baci ecc, ammesso poi che tutte queste sensazione sia fonte di benessere, va detto. Ecco, con l'abbigliamento succede un po' così: no more parigine, no more minigonne, no more jeans strappati, no more nastri fiocchi e fantasie da grembiule.

Non mi fraintendete, non sono triste e rassegnata, sono in una fase di transizione stilistica, non mi vedrete tra poco con le calze color castoro e il filo di perle, sto solo cercando di evitare la terribile e poco lusinghiera Sindrome di Cher.



Che cosa è la sindrome di Cher?
Molto semplice. Quando non c'hai più l'età, lo stile di vita e il fisico per vestirti come quando avevi vent'anni ma tu non ci fai caso e continui a vestirti come ti sei vista bene quella volta nello specchio, diversi anni fa. Sento già il brusio delle mie amiche che mi redarguiscono e mi dicono che non siamo vecchie, che non ci dobbiamo buttare giù, che sono la solita finta ottimista, che i trenta sono i nuovi venti, i quaranta sono i nuovi trenta e via dicendo ma io non sto parlando di gambe gonfie e rughe, sto parlando di consapevolezza della propria immagine e del non rendersi ridicole. 
Su, dai, di tutto mi si può accusare ma non di essere una che si comporta da "vecchia"!


A volte vedo delle mie coetanee e penso: Mh questa ha la mia età e pare mi nonna. Sì perché vedo che vi siete rassegnate al "comodo" prediligendo cose che avete ancora almeno dieci anni da tenere buone buone dentro l'armadio. Oppure che avete già optato per il taglio da menopausa, pratico e semplice nella manutenzione. Lo so, siamo in confusione. Siamo troppo giovani per immergerci a piedi pari nel mondo di pullover girocollo e pantaloni a sigaretta di Ines De La Fressange ma siamo anche troppo vecchie per vestirci come una p.r. di Mykonos. 
La sindrome di Cher è subdola e infingarda, si nasconde nei dettagli oppure è palesemente sbandierata sotto i nostri occhi. Anche quelle che dopo i trenta continuano a vestirsi come bambine suscitano in me una certa inquietudine, non sto parlando solo di cosce e panze nude ma anche collant colorati o disegnati, di abbigliamento in lana cotta, fiorellini, fantasie bambinesche ecc. So che sembrano innocue concessioni di stile ma invece sono nostre nemiche; la chiamerei più la sindrome da presentatrice della posta di yo yo ma il succo è sempre lo stesso. 
Non abbiamo più l'età, è tempo di mettere mano al nostro stile. 
Ferme, fatemi spiegare, da domani non dobbiamo vestirci tutte come Marta Marzotto, solo che è tempo di rinunciare a quelle cose che ci piacciono troppo d'istinto, le cose che compriamo da quando siamo ragazzine, le cose che comprano le ragazzine, le cose che ci fanno sembrare nostalgiche "tardone".
Ecco poche regole da seguire per non essere vittime della sindrome di Cher:

1) Sceglietevi un'icona di riferimento, una donna che ha la vostra età e che vi piace. Puntate anche in alto ma rispettate una certa anagrafica e una certa sobrietà, ricordate anche che Kate Middleton è nata lo stesso anno di Nicki Minaj. Capito?

2) Fatevi una bella cartella sul pc con foto di outfit o accessori che possono piacervi e intonarsi al vostro stile di vita. Io ho una cartella con icone di stile anche piuttosto datate ma sempre ritratte in situazioni familiari o paparazzato con lo stile di tutti i giorni.

3) Non volete cadere in tentazione? Sapete già che se vedrete quella canotta floreale pailllettata e  traforata non potrete non comprala? Evitate determinati reparti di determinate catene che offrono linee specifiche per "teenagers", saltateli a piè pari, in fondo questa settorialità vi sta aiutando. Immaginatevi la vostra foto barrata sul portone con scritto Io non posso entrare

4) Non è detto poi che non possiate concedervi ogni tanto qualche guizzo, io ho giacche di paillettes e  abiti troppo corti o troppo attillati, ammetto che ogni tanto cedo a qualcosa che dentro di me so che  non metterò quasi mai. Però fa bene.

5) Siate oneste con voi stesse. Spesso guardarsi allo specchio con spirito critico è utilissimo, non per bere candeggina ma per capire come valorizzarsi. Quando comprate qualcosa pensate sempre al vostro stile di vita e ai vostri appuntamenti quotidiani, proiettatevi dentro gli ambienti che frequentate e immaginatevi vestite come Cher o come Kate Middleton. A voi la scelta.



giovedì 27 ottobre 2016

Baby Book Lovers - Little People BIG DREAMS


Eccomi qui di nuovo con la mia piccola rubrica sui libri che via via prendo per la Nina e che mi piace condividere con voi. Ogni volta i vostri suggerimenti su cosa prendere per rimpolpare la mini biblioteca sono preziosi e dolcissimi!
Perché un privilegio nascosto dell'essere genitore a volte è proprio quello di poter sfogliare piccoli gioielli di narrativa e illustrazione, sentirsi bambini mentre si leggono e sperare di lasciare qualcosa di prezioso in quelle testoline bombardate dai cartoni.

Nel mio ultimo viaggio, a Barcellona, in una libreria per bambini ho scoperto una collana bellissima perfetta per far crescere l'autostima di una giovane fanciulla:
La collana si chiama Little People BIG DREAMS e ogni libro racconta con disegni bellissimi e una storia breve ma molto romantica la vita di quelle che da bambine erano considerate "strane" o "diverse"  e poi sono diventate grandi donne che hanno cambiato a loro modo il mondo e la condizione femminile.  Quello che mi piace di questa collana è che ti permette di raccontare storie vere e che non ci sono principi azzurri, mi piace che non siano storie di semplice lotta ed emancipazione ma a volte anche solo storie semplici di bambine, ragazze e poi donne che hanno fatto quello che le faceva sentire felici e stare bene e poterlo trasmettere è davvero fondamentale.

Sono storie scritte e disegnate da illustratrici e disegnatrici che trovate su instagram (una è @mariaisabelsancezvergara una è @ana-albero una @mariadiamantes ) e mi piace l'idea che siano proprio donne giovani e creative a ideare questi libri. 
Sono pubblicate dalla Frances Lincoln-Children Books, non li ho trovati nelle librerie in giro purtroppo ma li ho presi tutti su Amazon.




Io per il momento ho preso quello di  Frida Kahlo, Amelia Earhart e Coco Chanel, che ho trovato facilmente e ho prenotato le altre che sono ancora in ristampa e purtroppo non si sa quando saranno di nuovo disponibili.
Su snapchat li ho sfogliati e vi ho fatto vedere quanto sono belli e stimolanti e quanto sono colorate e divertenti le illustrazioni.







martedì 18 ottobre 2016

Malinconia per favore vai via, anzi no




Malinconiaaaaa per favore vai viaa tanto tu in casa miaaaaa no non entrerai mai

No, anzi, visto che sei malinconia e non proprio tristezza magari aspetta, non andartene subito, riflettiamo un po'. O forse alla fine resta che ti faccio un posticino, una scatola piena di cose senza valore che ogni tanto vado a guardare, perché é questo il tuo lato più perverso, di certo non ti si può definire una sensazione piacevole, di quelle che si possono augurare o vedere in faccia ai bimbi che scivolano con lo slittino sulla neve, certo che no, però senza di te non si può stare, e forse anche il bambino che scivola sullo slittino ha un po' di malinconia. Chi lo sa.

Quando voglio ironizzare sui social la chiamo spleen per darmi un tono (se siete capre trovate il link qui non lo dirò a nessuno), un sentimento potente, decadente e antico, descritto da grandi autori, vergato a chiare lettere su pagine e pagine di rimembranze, flussi di coscienza e prosopopee varie che vanno dal ricordo d'infanzia alla depressione esistenziale più cupa. E alla fine ci siamo noi poveri mortali di poche parole che ci curiamo da questo spleen magari la domenica sera, mangiando un brodino col formaggino, mentre si guarda il vhs scassato di  Brisby e il Segreto di Nim.

È davvero complicata da spiegare la malinconia perché é difficile anche dire a qualcuno che la si sta provando. Ci avete mai fatto caso? Qualcuno vi ha mai realmente risposto alla domanda come stai con un: "Al momento sono molto malinconico, sai,  ripenso all'odore della casa di mia nonna, vorrei sedermi là piangere ma vabbè, siamo qui ordiniamo uno spritz".
Una volta avevo la presunzione che fosse un sentimento destinato agli animi più sensibili, alle creature più delicate, invece poi ho scoperto che ha tante facce e tante sfumature e che accompagna un po' la vita di tutti con maggiore o minore potenza. Magari molte persone riescono a metterla in sordina, ma c'è, altre persone lasciano che prevarichi su tutto e non vanno avanti, altri hanno momenti e orari precisi destinati alla malinconia quotidiana. Insomma se non sapete di cosa sto parlando siete dei robot mandati sul nostro pianeta per controllare le nostre menti e siete finiti nel mio blog. Peggio per voi.

È un sentimento molto potente che non va sottovalutato, è complesso e composto da tante sfaccettature, chi lo chiama solo tristezza lo minimizza e riduce ad un qualcosa che si può curare con l'allegria, mentre invece a volte la malinconia corre su un filo molto sottile, una cordicella tesa in equilibrio tra la gioia di un ricordo passato, la consapevolezza del fatto che questo ricordo sia tale e quindi passato e non tornerà e la conseguente tristezza di questa inesorabilità.

Ecco se dovessi rivedere la sceneggiatura di Inside Out io inserirei il personaggio di inesorabilità, non so un tipo con la faccia di Baudelaire che te la mette sempre giù pesante su ogni cosa, perché, a parte tutto, se impari a fare i conti con lui impari a tenere a bada la malinconia a e farla diventare una cosa buona e non una malattia; quando capisci che quel magone della sera non fa male ma fa parte della vita, inizi a vederlo come un gatto che ti si acciambella sulle gambe per essere accarezzato e la scatola dei ricordi non ti serve più.

venerdì 7 ottobre 2016

Piccolo Condominio Antico



Mi avete chiesto se è stato difficile lasciare la vita in campagna, la casa col bosco accanto, il giardino e il ruscello che scorre vicino, per scegliere di andare a vivere in un condominio anche piuttosto grande e in mezzo al paese. Sì, un condominio, costruito negli anni '60, con l'odore di cavolo per le scale, i motorini parcheggiati nel cortile, l'imbarazzo dei viaggi in ascensore con qualche condomino poco loquace, le liti per i panni stesi che sgocciolano di sotto, per i cani che abbaiano e le piante dell'androne da annaffiare a turno. Sì dai, proprio uno di quelli, un vecchio condominio all'italiana. 

È stato bello vivere in campagna e mi manca, soprattutto ora in autunno, quando tutto piano, piano intorno si addormenta diventando oro e rosso, in casa si accende il camino per la prima volta e nella vigna davanti casa comincia la vendemmia.
Ma in questo post sarò poetica (e anche patetica) e vi dirò che amo anche questa mia nuova vita, che poi tanto nuova non è perché, prima della campagna, vivevo comunque in condominio, però magari potete rileggervi questo post quando la vostra vicina del piano di sopra cammina con i tacchi e vorreste andare a bussarle al portone o quando hanno scosso una tovaglia sui vostri gerani

Certo, alla base di una sana e poetica vita in condominio c'è la tolleranza che però se non si ha si può anche imparare e insegnare ai propri figli; insegnare a salutare, insegnare a tenere in ordine uno spazio comune, insegnare la tolleranza, insegnare che magari il vecchietto che cammina tutta la notte per casa dorme poco perché malato o insonne o ha fatto il turno di giorno e la notte è il suo giorno, imparare a capire che se la vicina ogni volta ci attacca un bottone di dieci minuti è perché magari è sola e ha voglia di parlare, imparare che sentire bambini correre o vedere una coppia che si bacia sulle scale fa bene, sempre. Certo, se poi proprio nei vostri vicini non riuscite a vedere altro che Rosa e Olindo e neanche una traccia di Sandra e Raimondo la cosa si complica, vi sto solo chiedendo uno sforzo "poetico". Se siete eremiti o amanti di privacy strettissima o silenzio, mi rendo benissimo conto che il condominio può diventare il vostro piccolo inferno in terra e so che ci sono situazioni insopportabili e che quindi vi chiedo uno sforzo enorme tirando in ballo la poesia e il neorealismo.

Ma a me piacciono le giornate di sole quando da ogni terrazzo svolazzano lenzuola colorate e asciugamani e mi posso perdere a immaginare come sono arredate dentro le case, invidio le rigogliose piantine aromatiche del vedovo del piano accanto o le meravigliose vestaglie di seta della vicina, stese sulla stampella per non doverle stirare. Quando poi piove c'è agitazione, si parla da balcone a balcone e anche tu sei allertato e metti i panni in casa. 
E l'odore del cibo? Certo a volte è difficile, soprattutto di prima mattina, accettare un soffritto di potenza forza nove che si espande per sette piani, ma quando rientri tardi e in frigo hai solo una vaschetta di prosciutto sotto vuoto, l'odore di quei cibi familiari ti fa sentire meno solo, anche se comunque poi dalla tua vaschetta devi tornare.

I rumori ovattati dei vicini diventano piano piano i rumori di casa tua e scandiscono anche gli orari a volte: il rumore della serranda della signora del piano sopra che si alza presto, il ribollire di una vasca da bagno il sabato mattina, i ragazzi che scendono le scale con le cartelle pesanti e tutti di fretta per andare a scuola alle otto, persino il canetto che abbaia ad ogni mimino sospetto, diventa un rumore familiare. 
La notte a volte quando sono sveglia, sento lontani i televisori accesi di qualche insonne come me oppure quando porto fuori il cane ed è buio, vedo le finestre quasi tutte spente e solo alcune ancora accese: le camere, i bagni, le stanze degli insonni; e mi immagino la vita di tutti in questa grande microcosmo. Ogni famiglia con i suoi problemi e le sue felicità, ogni persona con le sue solitudine e le sue abitudini per combatterla. 
È un pensiero un po' naïf, me ne rendo conto, forse anche un po' patetico ma per me, in questo momento, anche familiare, malinconico e ve lo ripeto: Poetico.



venerdì 30 settembre 2016

scendere il cane - Quale Outfit adottare ?




Stando a Pinterest l'unica che scende il cane a pisciare risulta essere quella vecchia scopa di Olivia Palermo; non ci sono immagini, non ci sono suggerimenti, non ci sono idee, solo qualche foto patinata di tipe sconosciute immortalate in qualche villaggetto irlandese, mentre passeggiano con un setter pettinatissimo, lungo un viale alberato e indossando  Barbour e stivaletti. Eh vabbè grazie, mica tutte siamo la Regina Madre che col Range Rover porta i corgi a scorrazzare liberi nelle colline della sua tenuta. 




E noi poveri mortali che alle undici e mezza siamo in pigiama, al caldo delle nostre piccole abitazioni  e ci deve comparire come minimo San Francesco che accarezza il lupo per darci la forza di uscire a portare il cane fuori? Come ci dobbiamo vestire? Eh?

Il mondo dei possessori di cani si divide in due grandi gruppi dai quali escludo per rabbia quelli che hanno il giardino perché, ahimè, ne facevo parte e in alcuni casi, tipo questo, ne sento molto, molto, molto la mancanza (non però quando c'è da tagliare la siepe o strappare le erbacce).

- Ci sono quelli che si cambiano, ed hanno un outfit preposto e ben studiato per non prendere pioggia o freddo, per non sentire sbalzi termici, per non sporcare rientrando in casa; sono quelli che hanno scarpe comode e felpe termiche col cappuccio, pantaloni comodi e pratici da mettere e togliere e hanno cappelli, berretti e paraorecchie; tendenzialmente in segreto amano il pile.

Poi ci sono quelli che escono vestiti come sono e quindi scendono il cane così come si trovano in quell'orario in casa e li trovate a spasso in giacca e cravatta, tacchi a spillo, vestaglie, tute da yoga, abiti da cerimonia, ciabatte e grembiule da cucina con tanto di macchie di sugo.

Io per ora mi destreggio fra le due categorie e sono scesa sia in tacchi e abitino prima di una cena fuori, che in vestaglia e pigiama appena alzata alle sette di mattina ma sento che devo trovare una mia via oppure lanciare come Beyoncè una linea di capi appositi per scendere il cane, una collezione ginnico/elegante con un nome che richiami al ghetto ma anche ai privilegi dei nostri cani moderni...ora ci penso eh.






lunedì 26 settembre 2016

Petit Home - Djeco - La casa delle bambole che vorrei, per me, non per la Nina.

Alla Nina, come avete visto in alcune foto su instagram, nella cameretta ho fatto una casa delle bambole con moduli a scatole di legno che si possono modificare e spostare, per lei va benissimo perché ancora non ha ben chiaro il concetto di casa completa e quindi anche di arredamento mobiletti ecc,  quindi diciamo che quelle "scatole" per ora sono perfetti scenari dove può far muovere  i suoi crossover fra Peppa Pig e i dinosauri, Trilly e Masha, Barbie che non so perché convive con un troll di frozen nell'attico ma si sa lì cosa sarà successo, quella squinzia bionda avrà capito che quello ha la grana per i diritti del film e ci si è accasata. Non è difficile poi vedere un t-rex seduto nella cucina di mamma pig o quello che lei chiama zoo pieno di macchine e macchinine mentre invece nell'asilo di madame gazzella ci sono seduti tigri e leoni. Io ormai ho gettato la spugna ed evito di intervenire. 

Mi siedo a guardarla giocare e intanto penso a quella bellissima casa delle bambole della Djeco che vidi a Parma, quasi un anno fa, da Orso Ludo e che Giacomo mi impedì di comprare trascinandomi via dal negozio in preda ad un capriccio di quelli che neanche un gelato può guarire.

La casa era della linea Petit Home e oltre ad avere l'arredamento più bello e più alla moda che io abbia mai visto, era davvero così figa che sarebbe potuta stare in un salottto. Le villette sembrano quelle delle archistar anni'60 e gli accessori sono degni del negozio di un negozio di modernariato berlinese, e le famiglie? Bellissime e sembrano vestite da Cos. Anche i nonni sono fighi. Per la prima volta la nonna non ha la crocchia e la vestina e il nonno non sembra Geppetto.

Vi metto una carrellata di immagini e un video di you tube perché dovete capire!!!!!





















Qui sotto vi metto anche un video così che non possiate dire che non vi avevo informati!



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