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giovedì 26 febbraio 2015

il dindarolo della parolaccia




Io sono toscana, e questo dovreste averlo capito. Noi toscani abbiamo tante virtù. Poi ci sono i cipressi, le colline, il cibo, il dialetto, il mare, la montagna, le città d'arte e l'Arno e la haha hola hon la hannuccia horta e le parolacce. Parolacce come intercalare, parolacce su ogni bocca, parolacce variopinte e fantasiose, parolacce dette fra i denti o urlate, bestemmie come congiunzioni sintattiche, offese come bonario senso di confidenza e chi più ne ha più ne metta. Certo, non voglio generalizzare, conosco anche toscani che non dicono parolacce, conosco anche persone che hanno imparato a dirne sempre meno o non ne hanno mai dette; rari personaggi, spesso costretti dal loro ruolo a non dirne o provenienti da famiglie con rigide educazioni. 
Altrimenti qui il "mezza sega" è proprio una cosa che ci si dice per farsi un complimento.

Insomma, dove voglio arrivare? Voglio arrivare al dindarolo della parolaccia, la swear jar degli americani,  che ha fatto la sua comparsa in casa mia da qualche giorno.
Di cosa si tratta? Beh, l'idea viene da una puntata dei Simpson, esattamente quella in cui Homer deve calmarsi perché troppo nervoso e perché urlando parolacce in giardino ferisce le tenere orecchie dei figli di Flanders. Ecco, il motivo è lo stesso, i bambini sono spugne che assorbono tutto.



Uh, non parliamo di quando sono in macchina, mi ci vorrebbe il vetro come nei taxi per isolare acusticamente la Nina mentre urlo ai ciclisti in doppia e tripla fila: ANDATEACAHAREPEZZIDIMERDAFATEVIINLA!!!#@]*. Col tempo però mi sono accorta che lo sproloquio è proprio padrone di ogni conversazione, dal babbo della Nina che urla durante una partita in tv cosa dovrebbe fare l'arbitro col cartellino giallo, a me al telefono con un'amica che dico: " sì, ma lasciala perdere quella vacca che non ha mai capito un cazzo!". Mentre dici queste cose c'è il mossad, i bambini spia super addestrata che fingono di fare altro ma ascoltano, registrano e salvano il file nella cartella COSE DA DIRE ALLA MAESTRA IL PRIMO GIORNO DI ASILO sul desktop del loro cervello.
La Nina cresce e dice sempre più parole, ho letto che i bambini di due anni dovrebbero avere un vocabolario di quasi 250 parole  e non possiamo permettere che 150 siano variopinte imprecazioni del vernacolo fiorentino, abbiamo dovuto istituire questo barattolo. Il regime del dindarolo è entrato in funzione con delle regole e delle tariffe ben precise perché è vero che sproloquiamo ma non tutte le parolacce hanno lo stesso valore e la stessa gravità, proprio perché siamo toscani. Insomma io non ho intenzione di pagare per un Bischero o uno scemarello, però ecco, quando si parla di altre imprecazioni il tariffario che abbiamo stabilito è molto dettagliato e preciso, oppure non tutte le occasioni valgono, non vale la parolaccia scritta, non vale se la Nina non c'è e non vale solo in caso di grave gravissima situazione di pericolo tipo un dito schiacciato in una portiera o: CHIAMA I POMPIEEERIII CAAAZZZOOO!!  



Insomma, la nostra coppia da qualche giorno ha subito un' ulteriore evoluzione post arrivo del bebè, io e il babbo della Nina siamo diventati due piccoli reciproci sceriffi di Nottingham: 
Hai detto cazzo! Paga la tassa!


3 commenti:

  1. Il bello del vivere all'estero è che posso tranquillamente imprecare in napoletano tanto all'asilo parlano francese!!!

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  2. Io la trovo una cosa davvero carina! Potrei farla "mia" quando avrò un figlio :)
    Life, Laugh, Love and Lulu

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  3. ....va bene se ci metto direttamente lo stipendio..??!!??

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