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martedì 27 gennaio 2015

non voglio andare all'asilo




Io ho avuto un'infanzia bellissima, avevo una casa col giardino e la casa di legno, sono la maggiore di due fratelli con cui ho giocato fino alle medie, avevo tutti e quattro i nonni e tanti cugini con cui fare tanti giochi, mia mamma è andata a lavorare solo dopo che è nata mia sorella quindi è stata tanto con me da piccola, ricordo i disegni, le matite, i colori , le bambole, il lego. 
Ho solo un ricordo terrificante della mia infanzia, uno solo souvenir, nitido e ancora presente: l'asilo.

Anni fa sono tornata dentro il mio asilo per rendermi conto che le stanze che mi sembravano gigantesche in realtà non erano che normali stanze ma a quel tempo mi sentivo sperduta in androni giganteschi.
E ho cominciato a ricordare tutto, i bambini coi pidocchi, le suore manesche, i giochi sbeccati e luridi, le ore della nanna a fissare il soffitto a cassettoni, la minestrina sciapa con la pastina fatta a letterine, le altalene pericolose, i fogli del ciclostile per disegnare, i bambini col moccio secco sul grembiule, l'odore di banana marcia della cartella, le canzoni stonate su Gesù, i gruppetti tipo baby gang, i giochi sgarrupati con la coda per usarli e il senso di abbandono.

ORA DITEMI VOI, COME SI FA A LASCIARE I FIGLI ALL'ASILO?

Lo so, è una cosa che va fatta perché io devo lavorare e avere i miei spazi e lei deve interagire ma diomio che paura rientrare in un asilo dopo questi anni. Anche l'americana de "Il metodo maman" scrive sui cocenti dubbi del mandare la sua bambina al Nido ma viene immediatamente confortata dal sistema organizzativo pedagogico degli asili francesi. E io? Come faccio? Per me asilo corrisponde ad abbandono, cosa che non ho mai provato alle scuole elementari ad esempio, delle quali ho bellissimi ricordi spensierati.
Rientrare in un asilo mi fa riaffiorare i traumi. Ecco subito il flashback di me aggrappata ai lampioni mentre mia mamma cerca di infilarmi dentro un piccolo scuolabus rosso. 
Io, bambina tendente al melodramma, vivevo l'asilo come un orfanotrofio.


Il Babbo della Nina non mi segue in questo mio piccolo psicodramma, manco a dirlo lui ha fatto l'asilo per bambini ricchi dove avevano i giochi belli, le tempere nei vasetti, le maestre buone e dove l'unico ricordo che ha è quello di aver interpretato per anni il principe azzurro durante le recite annuali. Io che ho frequentato un asilo diciamo più "nazional popolare", ricordo i bambini di frontiera, maneschi e agguerriti e una bambina bionda con due occhi da serpe che poi anni dopo avrei rivisto in Lavina del cartone Sara Lovely Sara.



E poi ovviamente ci sono quelle chat che spulcio silenziosa su internet perché sono una pazza masochista, e leggo di mamme che parlano di scabbia, congiuntiviti batteriche, maestre non qualificate, asili che cascano a pezzi, pedofili, rette salatissime, carta igienica da portare da casa ecc. E' come sgooglare "mal di pancia" e vedere un po' cosa ti dice.

Comunque non devo pensare a me stessa e alle mie paranoie da donna tendente al melodramma. So che come sempre il compito più difficile toccherà a me e non sarà facile lasciarla all'asilo e andarmene; ma alla Nina farà bene e devo concentrarmi su tutti i benefici e pensare al suo "debutto in società" a quanto le farà bene confrontarsi con gli altri bambini e con adulti nuovi e cominciare a vivere secondo regole e orari.

Eh!
In questi giorni mi sono trovata a riflettere anche su regole e spazi che si danno ai bambini e che si cominciano a dare proprio in questi primi anni si asilo. Ho pensato una cosa che forse non riuscirò a riportare con parole chiare senza essere fraintesa: come genitori passiamo tutta l'infanzia dei nostri figli a cercare di incanalarli verso orari, regole e spazi ben precisi, portando ad esempio di virtù bambini che mangiano e dormono ad orari stabiliti dal pensare comune e dicendo spesso: "guarda quel bambino come è bravo, sta seduto". Si cerca, per il bene comune e perché la vita alla fine è tutta una regola e un orario, di cominciare fin da piccoli a insidiare nei bambini che si è bravi se e solo se si colora il disegno dentro ai bordi, e si usano i colori dell'esempio stabilito, senza spiegare che se si colora fuori dai bordi o con i colori che ci piacciono perché vogliamo vedere che succede, non è poi la fine del mondo.

Seguitemi bene, non sto cercando di dire che dobbiamo crescere un neanderthal che mangia sul pavimento, picchia gli atri bambini con una clava, si scaccola e attraversa col rosso, sto dicendo che forse gli spazi che dobbiamo dare ai bambini sono precisi e motivi da regole di buonsenso ma che dobbiamo dare un po' più libertà dentro questi spazi.


Forse sto cercando solo di dare un senso all'anarchia innata che alberga dentro mia figlia, però penso a quando sarà adolescente e a quando come genitore comincerò a dirle di essere originale, di pensare con la sua testa, di non essere omologata e di farsi una sua opinione. Passi i primi anni della vita a sentirti dire che devi stare dentro ai bordi e poi per essere un pelino sopra il pensare comune magari devi aver provato almeno qualche volta, almeno a casa a disegnare come ti pare.
Forse se non vogliamo crescere dei gregari senza personalità l'unica cosa da fare con i bambini è parlare con chiarezza, piegare il perché delle regole, anche se non capiscono tutto, anche se ancora i meccanismi della società non sono chiari e non lo saranno per bel un po'. Io non sto parlando delle regole e della loro necessità, sto parlando di integrità, di bambini che vogliono disegnare in bianco e nero e che fanno capolavori ma che vengono comunque spinti a usare i colori per impararne i nomi per imparare le associazioni perché tutti gli altri bambini usano i colori. Non sto parlando di anticonformismo e neanche di omologazione o di sfrenato ripudio delle regole, non sto parlando neanche di maleducazione o metodi di insegnamento frikkettoni, sto parlando di qualcosa di più profondo e che forse non c'entra neanche con la scuola o l'insegnamento; parlo dello spirito dei bambini che nasce integro e incontaminato e che viene irrimediabilmente incanalato e in parte corrotto per permettere loro di vivere nella società senza essere degli emarginati.
Credo che come sempre, per tutte le cose, stia all'intelligenza e al buon senso dei genitori capire le inclinazioni, le passioni e le stramberie dei figli, capire le cose che si devono contenere e quelle che invece vanno lasciate un po' più sauvage. Alla fine per tutti noi la casa è il luogo dove ci sentiamo veramente noi stessi e la chiave fondamentale è proprio imparare a distinguere quello che si può fare nel proprio giardino e quello che invece deve essere fatto al parco giochi.




Magari mi sto facendo domande che vanno anche oltre il momento che sto vivendo e forse penso che certe cose, me compresa, siano più influenti di quello che credo. Se penso a me stessa mi rendo conto di essere abituata a pensare con la mia testa e a chiedermi il perché delle cose fin da quando sono piccola. Eppure non mi scaccolo in pubblico e attraverso col verde.

p.s. ho messo le foto dei cartoni per farvi capire che nonostante queste serie riflessione sono ben lungi dall'essere una persona seria 

mercoledì 21 gennaio 2015

La lista Bebè secondo me



Alcune lettrici del blog "in attesa" mi hanno scritto delle mail molto carine dove, riponendo in me una fiducia che non merito, mi chiedevano consigli su cosa acquistare di veramente necessario prima dell’arrivo del ciclone.
Non so quanto sia affidabile una guida simile scritta da una mamma che più volte ha messo lo sterilizzatore nel microonde senza acqua o che ha lasciato acceso l’interfono bebè per quasi una settimana, comunque mi rendo conto che prima dell’arrivo della creatura si faccia una gran confusione e anche io ho comprato cose che non ho usato o che ho usato per poco e solo perché ormai ce le avevo.

C’è da dire che nei mesi che precedono il parto tutti diranno quello che è stato utile a loro, alla loro cognata, alla collega, alle madri americane, ad una tizia che hanno visto in tv. Per non parlare dei negozi specializzati dove anche a me hanno cercato di rifilare un "fon da bebè" (che fa solo piano e a temperatura bassa quindi come un fon normale usato con criterio, mannaggiavoi) oppure uno specchietto retrovisore ausiliario da attaccare al parabrezza per controllare meglio il bebè seduto dietro (no comment), quindi capisco quando mi dite che vi sembra che serva tutto ma non riuscite a mettere a fuoco cosa sia veramente utile. 

Premetto che dovete seguire molto anche il vostro istinto e sentirvi tranquille. Se avere tutto quello che serve vi fa stare bene, fatelo. Se sentirvi più leggere ed essere un po' fataliste vi fa stare bene, fatelo. Io nei mesi che precedevano il parto ho cercato di essere molto risoluta sul fronte "lista bebè" sia con i parenti che con i negozianti e, al suono di bugie come "ce l'ho già" o verità come "ho la casa piccola", ho cercato di non farmi prendere troppo la mano da "quello che mi potrebbe servire". Nonostante questo ho avuto in casa cose che sono state solo lì a prendere posto, polvere e poco altro.
Il mio consiglio in generale è quello di comprare dopo anche se lo so che i parenti premono per farvi regali e che vanno spremuti quanto il pupo ha gli occhi languidi dei primi giorni di vita però, ad esempio, la Nina non è mai voluta stare seduta sulla sdraietta e sembrava seduta sulla sedia di un fachiro, tempo di sosta massimo 30 secondi; oppure il box, che a detta di molti sembrava una cosa fondamentale, prendendo due misure abbiamo capito che o stavano noi in casa o ci stava il box e comunque forse lì dentro la Nina sarebbe stata buona 45 secondi. 
Ah per non parlare dei ciucci! Ne avrò avuti una trentina di ogni foggia e colore con tanto di porta ciuccio, appendi ciuccio sterilizza ciuccio, smolecolizza ciuccio ecc. MAI PRESO.
Un altro consiglio che vi do è quello di non essere timide e di accettare che i parenti o gli amici vi passino le cose che non usano più, ovviamente tenendole bene e ricordando che non sono vostre. Chi vi passa un trio o un box sarà felice di fare posto in casa e voi avrete risparmiato soldi per comprare pelliccette rosa di Zara.


Comunque, per quanto mi riguarda, queste sono le cose che a distanza di due anni mi sono servite veramente, ve le elenco indicandovi anche la marca del prodotto ma è solo un'indicazione generica. 
Dico un'altra verità: molte delle cose dell'ikea per i bebè sono comode, pratiche e ad un prezzo accettabile.

Termometro auricolare


Misurare la febbre ai bambini è uno sbattimento infinito. Prima di tutto perché vi sembrerà che abbiano la febbre ogni due giorni e perché credetemi, avere una risposta in pochi secondi è fondamentale.





Vaschetta Flexi Bath


Se avete un bagno molto piccolo si può ripiegare e nascondere ed è possibile acquistare una specie di "cucchiaino" per tenere in acqua i bambini anche di poche settimane.




Baby Monitor tommee teppee


Allora, se avete la stanza dove dorme la creatura molto vicina, una casa silenziosa e l'orecchio di the sentinel forse non ne avete bisogno, per me è stato fondamentale soprattuto per le dormite pomeridiane. Questo è calibrato alla nord europea (cioè vado solo se serve davvero) e segnalerà solo un rumore chiaro e distinto o il bimbo che piange per bene. 





Sterilizzatore per microonde


Non sono una molto fissata con i batteri e meno male altrimenti a quest'ora, vista l'indole da panno swiffer di mia figlia, avrei già l'esaurimento nervoso, però ammetto che ancora uso lo sterilizzatore   per microonde (sei minuti e via) e ogni tanto faccio un carico di biberon, bicchierini e stoviglie della Nina per salvare il salvabile. N.B. Controllate bene le misure del vostro microonde e dello sterilizzatore


Seggiolone trip trap stokke
Lo so che è costoso ma ho visto che anche molte altre aziende si sono messe a fare cose simili a prezzi più bassi. Io l'ho usato fin da quando la Nina ha cominciato a stare seduta e devo ammettere che tutt'ora è comodo per stare a tavola ma anche per stare a colorare sulla tavola o guardare la tv
E poi non deturpa esteticamente l'ambiente come altri seggioloni e quando il bambino cresce diventa una normale sedia per la tavola che può usare anche un adulto.



Tappetino giochi


Vi ho scritto sopra che la Nina non è mai stata sulla sdraiatta e me n che meno nei box, però ha passato un bel po' di tempo nel suo tappetino Lilliputinens che ho messo via solo quando ha cominciato a gattonare. 

Pucciosi al punto giusto e questo si chiude con la zip tipo valigetta.



Cuscino per allattamento 


Con un parto come il mio (ma a voi andrà meglio eh! Non mi ascoltate,  non leggete!) questo cuscino più che per allattare mi è stato utile per sedermi come una persona normale non appena tornata dall'ospedale, però in seguito mi è servito anche per tenere la Nina sollevata o per lasciarla a dormire in sicurezza. E comunque anche ora è in camera e lo usa per sedersi mentre gioca.




Sedia ripiegabile 


Se amate andare a ristorante e se avete il coraggio tipico dei folli di andare al ristorante con un bambino agitato, vi converrà sapere che non tutti i ristoranti hanno un seggiolone. Quando la Nina aveva pochi mesi siamo andati al ristorante giapponese che non aveva seggioloni, abbiamo ordinato una zuppa bollente e l'abbiamo mangiata con le bacchette palleggiandoci la creatura ad ogni boccone di noodles sfuggenti. MAI PIU'.
Non sono molto belle da vedere ma alla fine chi se ne frega sta ripiegata nel baule della macchina ma fa molto comodo per qualunque improvvisata e anche quando siamo a mangiare da persone che non hanno bambini.




Spero di esservi stata utile, non sono proprio una di quelle mamme blogger brave a fare e recensioni dei prodotti, sarà forse questo vivere a casaccio ma posso giurarvi che queste poche ed essenziali cose che vi ho elencato le ho veramente consumate.

venerdì 9 gennaio 2015

Due anni di Nina



Due anni di Nina, due anni da mamma, che posso dire? 

Questo ultimo anno è stato di certo diverso dal primo, meno in salita per certi aspetti e più complicato per altri. Il primo anno è più duro fisicamente e a livello pratico, ci vogliono mesi per riprendersi dal parto, da un giorno all'altro ti trovi con un fagotto da tenere in braccio, ti trovi con borse e pannolini e aggeggi vari tra i piedi, ti trovi due occhini puntati che ti guardano e non parlano e tu devi essere brava a capire ogni silenzio o ogni pianto. Il secondo anno riprendi piano piano in mano la situazione ma per certi aspetti con i bambini  diventa una prova psicologica, crescono e cambiano e diventano mini umani e meno bebè. La Nina comincia a parlare e a farsi capire, mangia da sola, cammina per la mano, chiede le cose,  è diventata piano piano sempre più autonoma ma anche più interattiva, buffa e di compagnia è anche cominciata la sfida continua del NO, delle bizze quando andiamo via dal parco giochi, dello sdraiarsi in terra come un attivista di Greenpeace quando cerchi di portarla via da un posto qualunque, del buttare il cibo in terra quando non lo vuole, del rovesciare il bicchiere con l'acqua, del tirare i giochi per le scale, del salire su tutto quello che simboleggia un mini k2 casalingo, ecc, ecc.
E' iniziato il periodo dei nervi saldi e dell'essere Zen. Per fortuna, mentre io perdo la testa, urlo e mi agito, il babbo è di carattere calmo e pacato (come farebbe a sopportare me altrimenti) e compensiamo cercando di tirare avanti senza andare fuori di testa.

Certo quando i figli crescono le ansie cambiano, ora mi trovo spesso a domandarmi se sia felice, se stia "registrando" ricordi belli di questi suoi anni, se posso farla essere bambina per più tempo possibile, mettendola al riparo dalle brutture del crescere velocemente. 
Sarebbe bello avere figli e non avere ansie ma credo che sia impossibile. 

Ho fatto stampare una foto del mare dove la Nina ride e abbraccia me e il suo babbo, quando la vede si illumina, ci nomina tutti, dice che è "ignuda al mare" e ride come una matta, boh, non lo so, sarà poco o nulla ma un pochino mi dice che sto facendo bene.

Auguri Nina detta la Punk



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