L'ENFANT CHIC            IL PENSIERO FLOTTANT              À LA PAGE     


mercoledì 9 dicembre 2015

Parigi, i primi giorni di Novembre

Eccolo, mi sono messa d'impegno in questi giorni di vacanza e ho finito di scrivere il post sulla mia ultima gita a Parigi. Mi avete scritto in tante nelle ore e nei giorni seguenti agli attentati del 13, alcune avevano solo voglia di parlarne con me, altre dovevano partire per Parigi pochi giorni dopo e mi chiedevano cosa avrei fatto al posto loro. Ho preso un po' di tempo per riflettere, non so se nei giorni dopo gli attentati sarei partita, non tanto per una paura concreta quanto per il timore di legare per sempre Parigi ad un ricordo triste, un periodo dove tutti inevitabilmente ci sentivamo in pericolo anche solo prendendo un caffè al bar. A Parigi si va per festeggiare anche solo concedendosi un po' di shopping o una lunga passeggiata e onestamente c'era poco da festeggiare in quei giorni. Però, come ho detto nell'altro post, è importante ricominciare e riprendere da dove si era lasciato, che non significa dimenticare o fare finta che non sia successo niente ma solo non piegarsi ad una mentalità; non è che niente sia cambiato è che niente si è fermato.

Allora eccomi qui, sono stata a Parigi per cinque giorni facendo cose insolite, quelle che mi chiedete spesso di consigliarvi, ho visto musei fuori dal classico giro dei musei parigini e ho mangiato in due o tre posticini che vorrei consigliarvi. Faccio un bell'elenco qui sotto e, dove ho potuto, ho messo il link alla pagina ufficiale del ristorante, del negozio o del museo, per le più organizzate che vogliono stampare ed allegare alla guida:

MUSEI

Musée du Quai Branly
http://www.quaibranly.fr

Allora, per questo museo mi dovete dare il massimo della fiducia come se fossi Di Caprio che vi tende la mano sul Titanic, fidatevi e andate a vederlo. Sì lo so che è il museo dell'arte Primitiva ma vi garantisco che non ve ne pentirete e rimarrete affascinante come me che non ne capisco niente. Il museo probabilmente da fuori lo avrete visto già altre volte se siete alla vostra ennesima visita a Parigi ma credetemi, entrate, vale la visita anche solo per godere della magnifica esposizione delle opere e per l'architettura del tutto: Il giardino interno, il silenzio che si percepisce anche se è su un lungo Senna trafficato (VII arrondissement), la luce e il percorso nel quale vi inchiodano e senza che ve ne rendiate conto state guardando da dieci minuti una maschera in legno masai.
Se poi non vi ha convinto potete sempre farvi portare a mangiare al sicofante sopra il museo (ve ne parlo più giù)
*** instagram su cinque perché dentro è un po' buio e col mio telefono schifoso non venivano bene le foto 




Musée de La vie romantique
http://museevieromantique.paris.fr/fr

Allora, attenzione che qui siamo a livello instagram cinque stelle su cinque perché il museo è una casetta piccola piccola, un Hotel Particulier, in mezzo ai grandi palazzi ai piedi di Montmarte. Era la residenza del compositore Ary Shefferd e tutto è rimasto come era nel 1800. soprattutto il roseto e il giardino d'inverno vi faranno sospirare in un'estasi pinterestiana, vedrete.
***** stelle instagram 



Musée Nissim De Camondo
http://www.lesartsdecoratifs.fr/francais/musees/musee-nissim-de-camondo/

Questo museo intitolato a Nissim il figlio di una coppia di ricchi banchieri ebrei, la famiglia Camondo,  è un viaggio tra gli arredi del XVII secolo. Una maison Particuliere nel VII arrondissement vicino al Parc Monceau che accoglie una collezione di oggetti, arredi e decorazioni che vi farà venire voglia di parrucca vaporosa e corpetto ben stretto. Vale la visita davvero, il luogo pieno di magia e storia e instagrammabilità 
**** stelle instagram su cinque 






Cent Quatre
http://www.104.fr/english/

Lo spazio Cent Quatre è senza dubbio una delle cose che mi ha più sorpreso nell'ultima vacanza e uno di quei posti ti fanno rimpiangere di vivere dove vivi e non avere tutte queste cose strafiche a disposizione sotto gli occhi ogni giorno. Il 104 è un'enorme capannone (ex locale delle Pompe Funebri Parigine)  dove, in mezzo ad esposizioni di arte moderna, teatri, librerie per bambini fornitissime e locali altrettanto belli, si può praticare un'arte. Non saprei dirlo in maniera diversa. E' l'unico posto visto fino ad ora dove posso dire di aver capito cosa si intende per "spazio culturale". Io l'ho visitato di domenica ed era pieno di ragazzi che provavano coreografie o scene teatrali, in ogni angolo c'erano coppie che accennavano passi di tango o giocolieri che si allenavano o intere crew che provavano coreografie. L'atmosfera era davvero coinvolgente e anche una capra come me ha potuto apprezzare le opere d'arte moderna di Anish Kapoor ad esempio. Fidatevi anche in questo caso e andate senza pensarci due volte!
****su cinque ma ***** stelle snapchat soprattutto perché lo spazio è tutto wifi free e non si può non voler filmare tutto!



Museo Cernuschi
http://www.cernuschi.paris.fr/en/home

Sapevate che Enrico Cernuschi era un patriota Italiano dll'800 che fu esiliato in Francia durante il risorgimento e a Parigi fondò la Banque de Paris e fu un noto economista e collezionista filantropo? Sapete che Cernuschi viaggiò per due anni in estremo oriente collezionando oggetti di tutti i paesi che visitava? Sapete che il museo Cenruschi è il secondo museo orientale più grande d'europa e uno dei più antichi di Parigi? Non lo sapete? Ecco perché dovete visitare questo posto!
****stelle instagram



Musée de la Chasse et de la Nature
http://www.chassenature.org

Allora, anche qui siamo ad altissimi livelli instagram ma ci vuole occhio e un amore malcelato per la tassidermia. Sì, la tassidermia. Dopo aver visitato questo bellissimo museo non potrete non volere anche voi un alce impagliata da piazzare in salotto. Il museo si trova nel Marais quindi potete unirlo alla classica ed irrinunciabile passeggiata nel quartiere.
***** stelle instagram perché vedrete se non vi verrà voglia di scoiattoli impagliati anche a voi!




RISTORANTI

Bistrot Paul Bert
16, Rue Paul Bert (VII arr.)

Il padrone di questo bistrot ha scritto un libro sui bistrot quindi come garanzia dovrebbe bastarvi. In ogni caso il posto è molto parigino ed è pieno di parigini, carne ottima e piatti abbondanti, il locale è molto caldo e arredato proprio come ci si immagina un vero bistrot senza essere una trappola per turisti. I piatti sono scritti su una lavagnetta e se non sapete bene il francese portatevi un piccolo vocabolario o una buona connessione internet perché i piatti francesi a volte hanno nomi strani e menzogneri (tipo che tu credi che ti stia per arrivare della carne e ti ritrovi a mangiare una salsiccia di sanguinaccio).


Les Ombres
http://www.lesombres-restaurant.com

Ecco il ristorante di cui vi parlavo prima, quello sopra il museo dell'arte primitiva. Vi consiglio di mangiarci a pranzo e nei giorni feriali, per poter prendere il menù du Jour, ridurre i costi e godere comunque della bellissima vista della sua terrazza. Si mangia praticamente davanti alla Tour Eiffel. Perfetto per le proposte di nozze, gli anniversari o per chi vuole instragrammare la Tour senza se e senza ma.


Neobento
http://www.neobento.com

Non fatevi spaventare dall'aria marziale e un po' fredda che si percepisce dall'esterno e neanche dall'idea di dover comporre un bento di fronte ad un altezzoso cameriere francese. Ho pranzato qui su suggerimento di un amica parigina e devo dire che il locale è cordiale e alla mano, si mangia una buona cucina giapponese e ordinare è più semplice che in alcuni bistrot. Si compone il proprio bento scegliendo carboidrati, proteine ecc così suddivisi nella lavagna dei piatti del giorno e un bento mini si aggira sui 9€ e uno maxi sui 12€. Si trova nel Marais.


Marcel
http://www.restaurantmarcel.fr

Marcel è una catena di ristoranti di Parigi e io ho mangiato in quello in Rue Montmartre, praticamente a due passi da les Halles. Allora, c'è da dire che io non sono molto abituata ad avere a disposizione nei menù colazioni all'americana con i pancake o i bagel che adoro, quindi magari questo posto mi sembra già bello per il menù "esotico". É caro per trattarsi di un brunch ma più o meno come Californa Bakery e ci sono molte più cose nel menù. Camerieri simpatici e bellocci e clientela parigina giovane. Instrgammabilità un po' hipster ma elevata. 



Blé Sucré
7, rue Antoine Vollon IV arr

Senza dubbio una delle mie boulangerie preferite, che affaccia su Square Armand Trousseau ed è di proprietà dello che pasticcere Fabbriche LeBourdat. I pain au chocolat e i croissant più buoni da mangiare mentre si finisce di attraversare la piazza, delle madeleines da far sentire male Proust. I commessi sono simpatici come un virus intestinale (devi chiedere il permesso per fotografare) ma il pain au raisins ti fa perdonare il loro far finta di non capire il tuo francese, d'altra parte il segreto per vivere bene Parigi è proprio quello di fregarsene della spocchia parigina.



NEGOZI

Bon Ton
www.bonton.fr
5, Boulevard des Filles du Calvaires

Il negozio più bello di prodotti per bambini e non solo. Uno di quei negozi parigini che ti fa venire voglia di buttare via tutto quello che hai e di riempire la tua casa di inutili accessori in stoffa o legno. Giochi bellissimi e biancheria per la casa di quella che non si trova mai in giro.  Date un'occhiata al sito per capire la bellezza del negozio.



Entrée des Fournisseurs-La mercerie Parisienne
8, rue Des Francs Bourgeois III arr
http://www.lamercerieparisienne.com/fr/

Il Paradiso del DIY, il settimo cielo della piccola sarta, la babilonia delle manine di fata, una merceria che sembra la casa di Holly Hobbies. Il posto è davvero magico, si entra in un cortile interno in una strada del Marais e davanti ci si trova questa meraviglia di negozio sepolto sotto una pianta rampicante. Dentro troverete tutto quello che vi serve per qualunque cosa vogliate realizzare in tema di cucito e merceria: tessuti, bottoni, cerniere, tutto.
Andateci anche se non cucite, è l'instagram che ve lo chiede!



Sabé Masson
www.sabemasson.com
4, rue De Franche Comté

Poi non dite che non vi do delle idee regalo eh! Questo piccolo negozio vi risolverà un sacco di problemi sull'argomento: "cosa porto in regalo da Parigi a mia sorella?". In questa piccola profumeria vendono soft perfume, cioè piccoli profumi solidi in stick rinchiusi in un packaging perfetto e trasportabili in aereo. Sono il regalo perfetto per chi è sempre di corsa o fuori casa, per chi ama le cose bio (sono senza conservanti o parabeni) e per chi ama tenere in borsa cose non solo pratiche ma anche belle. Non vergognatevi ad entrare e provare, le commesse sono gentilissime. Se la timidezza vi vince sappiate che vendono anche online.



FLÂNERIE

Ponte Mobile del canale Saint Martin

Non mi faccio mai mancare la mia passeggiata sul canale Saint Martin e questa volta sono arrivata fin sotto al ponte mobile, sì, ok, forse questo non è proprio il suo nome tecnico ma in effetti è il punto dove il ponte si alza e taglia l'asfalto in una fetta di strada che viene tirata su con due grandi carrucole. Se aspettate con le auto al semaforo vedrete passare sotto le imbarcazioni più grandi e poi la strada sarà riportata al livello del ponte e scatterà il semaforo verde. Uno spettacolo un po' da bambini ma bellissimo al tramonto.


La Rotonde de la Villette
www.larotonde.com

Ritornando verso la Rotonde de la Villette dal Ponte mobile, date un'occhiata proprio alla Rotonde, un edificio che è stato risistemato nell'ultimo anno e che dentro e fuori ospita un bar. Non ho ben capito come funzionava il servizio nella sala interna dato che ci siamo seduti e non abbiamo visto nessuno per mezz'ora, però fuori c'è una serra con dei tavolini per sedersi, un baracchino che fa i panini all'aragosta, nonché un punto dove prendere della birra alla spina.




Per qualunque altra domanda sui posti che vi ho suggerito sapete dove trovarmi! 

venerdì 27 novembre 2015

Traslocherai con dolore



Avete presente quei film  americani dove intere famiglie si trasferiscono dal Sud Carolina al Minnesota e partono da casa caricando una station wagon con tre scatoloni e due valigie? Ecco, AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA! La fantascienza.

Quante volte in questi giorni ho pensato alla scena di Merlino nel La spada nella roccia! Hocheti pocheti un paio di palle Merlino! 

Voi, voi che cambiate casa ogni due anni, voi che traslocate incinte, voi che cambiate casa e città con la frequenza con cui io cambio tipo di trattamento ai capelli, ecco, voi siete i miei eroi!
In questi giorni ho fatto il trasloco, ma non quello definitivo, quello temporaneo, quello solo per i mesi invernali, in estate spererei di essere già nella mia nuova casa ma non ne parliamo di quella che porta male mettere una data. Però questa soluzione di alloggio temporaneo (quello che chiameremo il sottoscala di Harry Potter) ha comportato un lavoro di logistica che prevedeva una divisione delle cose di casa in: cose che ora non mi servono e cose per sopravvivere. I miei quadri, le stampe di Michael Sowa, i miei soprammobili Seletti, i miei cuscini di tartan, tutto archiviato.

Sono stati giorni di scatoloni, scotch, sacchi, valigie, lampade smontate, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale, giorni di spostamenti in macchina con dei carichi improbabili di spazzoloni, cappelliere, vecchi vogue, stracci, detersivi e sacchi di peluche. Sono stati giorni di cassetti da svuotare e poi riempire e del violare la sacralità di quei luoghi di casa che vivono in un loro equilibrio di buio e polvere come le soffitte o gli scantinati.

Prima di cominciare la titanica impresa del trasloco ho anche letto dei consigli in alcuni blog, tutti personaggi positivi e speranzosi che davano le dritte per il "trasloco perfetto", ecco io vi farò un elenco diverso:

I maschi: il maschio in quanto tale si sentirà autorizzato a trasportare, spostare, alzare pesi ecc, è lui quello con i pantaloni in casa ed è lui che deve occuparsi della logistica dei trasporti eccezionali, lui deve "fare fatica". Sì, ok, salvo per le ernie, le vertebre, la sciatica, le schegge nelle dita, "questo mobile è troppo pesante lasciamolo qui", ecc, ecc, ecc...
Un gruppo di donne solerti con un paio di fisicate che fanno crossfit vuotano un condominio in 24 ore.

Createvi un team scelto di persone scrupolose e fisicamente preparate ma soprattutto sveglie! Ci sarà sempre chi si metterà a lucidare l'argenteria o spazzare le foglie dal giardino mentre voi affogate negli scatoloni da imballare ma la forza lavoro, il vostro piccolo esercito di parenti e amici starring i filippini solerti, deve essere in sintonia con voi e ben addestrato.

Il problema quando si trasloca poi non sono i mobili, sono le cose, dove per cose non intendo le pentole, intendo tutto quello che in casa sembra non esserci ma invade. Tappi, elastici, foglietti, pinzette, stoffe, stoffine ecc, un delirio di mini oggetti che prendono posto e che vivono in una loro anarchia inespugnabile. Per quanto voi cercherete di elencare catalogare e fare istogrammi e schemi su excel, vedrete che vi ritroverete sempre con qualche scatola piena di fuffa.

"Questo che fai lo tieni o lo butti?" il trasloco come picco totale del decluttering. Ho buttato tanta di quella roba che so che me ne pentirò perché so che ho buttato anche cose che usavo, cose che mi servono ma che lì per lì quando te lo chiedono incalzanti per sapere dove collocare quel preciso oggetto non sai cosa dire e dici: Butta!

La casa nuova. Se siete fortunati andrete subito a vivere nella nuova casa, sennò avrete il sottoscala di Harry Potter come me e allora vi dovrete ingegnare per trovare l'instagram anche dove non c'è, per trovare l'animo Pinterest di una casa coi soffitti bassi, i faretti e il bagno con le piastrelle color caffellatte.

Lasciare la vecchia casa, vederla vuota, sapere che è stata la prima casa dove abbiamo vissuto, che dentro c'è cresciuta la Nina, che per lei era la sua casa nel bosco, il suo rifugio, vedere per l'ultima volta la vigna dalle finestre e sentire per l'ultima volta il rumore del ruscello. Ho colto le rose e preso qualche frasca con le bacche, ho fatto delle foto che boh, forse terrò per un po' nel telefono non so per farne cosa, ho salutato ogni stanza prima di chiuderla. La vita è così e alla fine è così che si combatte la noia, anche con queste piccole sfide un po' nostalgiche. 



mercoledì 18 novembre 2015

Spegnere tutto per riprendere lucidità - le mie poche idee confuse sulle cose appena successe



Ho letto e scritto tanto in questi giorni, ho cancellato molte volte le cose che ho scritto, come se fossero parole scritte da una medium in trans che trascrive voci dall'oltretomba. Sì perché quando rileggevo quello che avevo scritto, con rabbia e di getto, non mi sembravano parole mie, cose scritte da me. Sono una persona rissosa, sono scorbutica e sostanzialmente asociale ma l'odio non fa parte di me, della mia vita, del mio "lessico familiare".
Sabato mattina mi sono svegliata arrabbiata, triste, impaurita e la mia reazione mi ha spaventata. Per ore ed ore, dalla sera alla mattina, ho fissato il canale delle news, aggiornando ossessivamente i social, ho risposto a commenti che non mi piacevano, urlato in caps lock, ho cercato la rissa, bloccato persone e rimosso amici in una mia personalissima guerra contro gretti e stupidi, contro commentatori emotivi e provinciali, senza sapere neanche io cosa pensare di tutto in un vortice di idee confuse e agitate. Poi ho alzato la testa dagli schermi e ho capito che forse l'unica cosa di cui avevo bisogno era un po' di silenzio e di distanza da tutto.

Non sono andata a vivere in una grotta, non sto scrivendo mentre levito a mezzo metro dal suolo, ho soltanto spento tutto e riacquistato lucidità.
Venerdì sei Novembre, una settimana prima, passeggiavo per Voltaire, sono stata davanti al ristorante dove hanno ucciso tante persone, e per giorni (sono tornata martedì) ho passeggiato, mangiato fuori, visitato musei e ho pensato al giorno in cui ho scelto le date del mio viaggio, così, casualmente, era il mio regalo di compleanno e me lo sono regalata simbolicamente ad un mese dalla data, poteva essere la settimana dopo se i voli erano migliori.

Non so se l'ho scampata, non so se sia davvero il caso che io poi la faccia così lunga, quando  è successo ero in Italia, ero in salvo, ero nella mia casetta lontana da tutto; però riconoscere i posti, avere ancora la valigia disfatta e i biglietti della metro nella tasca del cappotto mi ha traumatizzata, ho provato la terribile sensazione di aver schivato una pallottola solo per un singhiozzo del destino.

Mi è andata bene, basta, ad altri, a persone che potevamo essere io e Giacomo, è andata male ed è per rispetto che voglio smetterla con questa storia di quella che le è "andata di lusso". Per rispetto.

Ecco il rispetto. È per rispetto che sono stata lontana dai social per qualche giorno perché tutto mi faceva arrabbiare, tutto. Nelle ore successive agli attentati tutto mi faceva saltare i nervi, anche vedere chi tornava alla condivisione delle cose quotidiane, le aziende coi loro sponsor, le scemate varie, la musica; come se quello che era successo fosse una mania virale, la cosa da condividere nel momento per fare vedere che si stava sul pezzo. Tutto mi metteva voglia di prevaricare e urlare contro gli altri come se fossi piena di ansia e intanto stessi affacciata su un piazzale dove tutti gridano  la propria opinione, dove tutti vomitano dalle viscere il loro pensiero e cercano di imporlo e danno di pazzo, schifoso, stupido e chi non lo fa. Insomma, una guerra santa delle opinioni social.
Ho riaperto Facebook qualche ora dopo, per scrivere ad un'amica a Parigi,  e ho letto questo post che anche voi avrete già letto su molti giornali:


Ecco cosa mi mancava, ecco le parole che volevo sentire, nessuna compassione, ma amore e  fierezza, nessuna sottomissione ma anche tanta speranza e dignità, quella che io, stupidamente, da persona lontana, stavo perdendo, accecata dalle mie guerre social. Nelle parole di Antoine Leiris è racchiuso tutto quello che possiamo e dobbiamo fare e credetemi che sembra facile ma non lo è.
Per me c'è poco altro da dire, il web in queste occasioni si annulla, non esiste, perlomeno per me non esisterà più come prima, non voglio più provare quel senso di frustrazione e rabbia, non voglio più urlare da una tastiera, ho iniziato a pensare che se una cosa come quella che è accaduta non cambierà il mio modo di vedere le cose, niente altro lo farà da qui a sempre.

Non posso permettermi di perdere lucidità, di perdere la felicità nel concetto più Pollyanniano che ci sia, sì la felicità delle cose di tutti i giorni, quella di vivere in una libertà così serena e appurata che ti tiene innatamente lontano dal rancore e dall'invidia, quella sensazione che ti permette di insegnare ai tuoi figli la bellezza dell'arte, delle passeggiate, della musica, del mangiare qualcosa di buono, del leggere quello che ti pare e del pensare quello che ti pare. 

Io sono una donna frivola, sono una mamma che ha un blog dove parlo di maglioni e di moccio dei bambini, instagrammo cappuccini disegnati, colleziono boule de niege, perdo tempo coi libri da colorare per adulti,  compro online scarpe in quantità e nastri colorati, faccio le orecchie alle pagine delle riviste quando qualcosa mi piace,  ascolto quello che mi va quando mi va,  i cori russi, la musica finto pop la new wave italiana e il free jazz punk inglese e se mi va anche la nera africana! Mi arrabbio molto, mangio, mi vesto come mi pare, bevo, amo e prendo in giro quasi tutto quello che mi accade, persone comprese. Entro nei cassonetti per recuperare una vecchia abat-jour buttata via da qualcun altro e me la metto in camera e via dicendo. La frivolezza è il genere di felicità che cercano di togliermi scalzandola e rimpiazzandola con il sospetto, la paura, il terrore di non poter più vivere queste cose con leggerezza. Non ci riusciranno. Nemmeno con la Nina.



p.s. Venerdì mattina avevo iniziato a scrivere il post su Parigi, dove raccontavo le cose che avevo visto e fatto stavolta, nuovi musei, nuovi ristoranti provati, nuovi itinerari. E' fermo lì e per un po' sarà quello il suo posto. Poi lo posterò. Promesso.

martedì 27 ottobre 2015

E insomma, il fratellino quando lo fai?




La Nina a Gennaio compirà tre anni. E ora? Che si fa? Il fratellino/a?

Allora, l'argomento va sviscerato perché, davvero, non c'è una persona che non mi abbia posto la fatidica domanda e onestamente non posso neanche negare di non averne parlato molte volte con Giacomo analizzando la questione nella maniera più razionale possibile. Sta di fatto che l'unico modo per affrontare l'argomento "fratellino" è quello di suddividere la questione in due grandi filoni: il filone sentimentale e il filone razionale. 

Lo so che i figli non si fanno per calcolo, sono la prima io a dirlo ma dopo la prima volta che a trenta anni suonati ci sono rimasta come una di sedici che non sa neanche come funziona la storia dell'ape e del fiore, vorrei provare ad essere un filino più responsabile e coscienziosa.
In generale e a colpo secco la mia risposta è NO, poi però alcuni giorni è Nì, altri è FORSE, altri giorni è ALLORA QUESTE DOMANDE DEL CAZZO LE VAI A FARE A QUALCUN'ALTRO, OK?


Ma facciamo ordine e partiamo col filone sentimentale:

Io vengo da una famiglia numerosa, ho due fratelli con cui ho sempre condiviso tanto e che sono una parte centrale e importante della mia famiglia e della mia vita. Sono stati e continuano ad essere per me un riferimento ma anche degli amici e delle persone di cui conta il giudizio e il sostegno. Quindi pensare che la Nina non avrà fratelli mi dispiace perché sento che per una mia scelta presa a tavolino, la farò rinunciare a qualcosa che per me si è rivelato importante.

Nella mia testa ho sempre pensato ad una famiglia con "figli" e mai ad una famiglia con un solo figlio, non so come si senta un figlio unico e ho paura di mancare come genitore in cose dove magari potrebbe essere prezioso un fratello o una sorella.

Certo, io ho una visione forse troppo positiva dei fratelli, io coi miei sono sempre andata d'accordo in maniera istintiva ma so di fratelli che alla fin dei conti si sopportano per convenzione e se potessero si ignorerebbero per sempre; che si voglia ammetterlo o meno anche la fratellanza è una lotteria genetica.

Poi c'è il pensiero del maschio; quando penso al secondo figlio, come se questa cosa potessi deciderla, penso ad un maschio biondo col nome che ho in mente (che non dirò fino alla menopausa sennò me lo copiate!!), vedo un bambino paffuto con gli occhi azzurri che gioca con la salopette con disegnati i dinosauri. E secondo me è questo il pensiero che ti frega più di tutti, teniamolo bene a mente.

E poi c'è quella sensazione di solitudine che scatta nel cervello di una mamma quando i figli crescono, una cosa sicuramente anche biologica, come se scattasse un instino di riproduzione primordiale. Il primo giorno d'asilo della Nina ho pensato, e ora? Ne faccio un altro perché mi ci vuole il mio bebè. E questo è il secondo pensiero che ti frega!

Poi cominci a pensare alla vecchiaia, a genitori vecchi che più figli e nipoti hanno e meno solitaria e triste è la vecchiaia. Ho tanti cugini, tanti nipoti, tanti bisnipoti (no, non faccio Casamonica di cognome) e ho un nonno di noventanove anni che ha sempre avuto nipotini piccoli fra i piedi, in casa mia ci sono sempre stati bambini piccolissimi, ragazzini e adolescenti e questo ci ha tenuto sempre in mezzo ad un'allegra confusione.


Per il filone razionale non dovete essere severi con me e vederla con meno cinismo di quanto sembra:

Se rimanessi di nuovo incinta certi errori grossolani non li rifarei di sicuro, però il pensiero del parto mi pietrifica. Non la gravidanza, con tutte le sue ciccio disgrazie ma il pensiero delle doglie e del parto mi sveglia ancora la notte. Quindi, se dovessi fare il secondo figlio, questa volta sarei irremovibile su scelte MIE di certo poco nazionalpopolari ma molto pratiche.

Un altro pensiero che mi blocca sono i gemelli, mia mamma e mia zia sono gemelle e stai a vedere chi vince il successivo 2X1 genetico in tutto il parentado?

Il pensiero della Nina in fase black block, come spesso accade, con un neonato in casa da accudire che ha bisogno di cure, silenzio, pace, mi destabilizza come se mi chiamassero ora per dirmi che c'è Obama a cena stasera.

Una delle cose più comuni che mi vengono dette da genitori che hanno sfornato il secondo è: "il primo era tanto buono, dormiva e mangia e basta! Ora non dormiamo da settimane!". Dentro di me penso: "Vedi? Tu hai imparato la lezione? Chi te lo dice che nasca l'opposto dello stinco di diavolo che ti sei messa in casa??"
Certo, il contro pensiero è fare un secondo figlio per vedere se il primo è terribile di suo o se a te vengono solo figli indemoniati.

Infine farò un discorso molto cinico e metto subito le mani avanti per dire che lo so che i figli non sono "monetizzabili" e che dove si mangia in tre si mangia in quattro; però una paura che ho è quella di non poter dare alla Nina le cose che ho in mente. Magari questo è davvero il pensiero più stupido perché se la Nina potesse scegliere, in un ipotetico futuro, vorrebbe un fratello invece di un viaggio a Euro Disney. Tuttavia come genitore ho una visione egoistica della cosa, molto Ninacentrica al momento anche se vengo da una famiglia semplice e non ho avuto a quattordici anni il motorino e a diciotto la macchina. Sono sempre stata serena e non mi è mai mancato nulla. Forse credo di poter colmare certe mancanze che avrò con le cose materiali. É stupido lo so, e non è neanche da me un pensiero così, però ammetto che nell'economia dei pro e dei contro questo pensiero spesso si affaccia.





lunedì 19 ottobre 2015

Connie Magia dei capelli principessa Disney



In tante mi avete scritto per saper il segreto della scintillante bellezza delle mie chiome da Pincipessa Diseny. Eh lo so, il team di parrucchieri che mi segue costantemente e che mi acconcia prima di ogni scatto ha fatto il suo dovere, sono contenta di pagare questi hair stylist miglioonii e migliooni di dollari.

La verità è che ai miei capelli non faccio praticamente niente...ecco l'ho detto. Sono la vergogna di tutte le chiomadotate. Davvero, ammetto di non avere una vera a propria "beauty routine" come dicono le vere fescionbloggher e di essere solo stata un po' graziata dal dna sotto il profilo tricologico (avrei preferito un po' più di tutte ma vabbè), ammetto anche che mi prendo poca cura dei miei capelli, non seguo una precisa tabella di marcia e soprattutto frequento pochissimo i parrucchieri perché mi piacciono i capelli asciugati al naturale e che prendono la piega di qualche treccia o coda notturna.
Dopo una vita passata a tagliare, rasare, fare frange e permanenti, dopo lo stato di grazia dei capelli incinti, li sto lasciando il più naturale possibile. Negli ultimi mesi ho fatto qualche meches per dare un po' di luce e coprire qualche capello bianco e inoltre sto facendo yoga meditativo per allontanare da me il desiderio di farmi una frangia a balcone come quella maliarda tentatrice di Caroline de Maigret.

Però per il resto, le regole e i prodotti che uso sono pochi e semplici.

Cerco di lavare poco i capelli, o perlomeno mi faccio un piano molto serrato di lavaggi settimanali perché ho notato che, se per qualche periodo si riesce a tenerli un pochino più sporchi, poi una volta lavati il periodo in cui restano puliti si allunga. Ehi aspettate eh, non visto dicendo di andare in giro coi capelli sporchi né di raggiungere il livello capello da influenza ma magari di approfittare dei periodi in cui si sta in casa per lavarsi i capelli proprio prima di uscire. 

Qualche ora prima di lavarsi metto l'olio di argan su tutta la lunghezza e faccio due trecce. Non lo metto mai dopo il lavaggio.

Ogni giorno prendo gli integratori che devo dire funzionano, ho i capelli più lucidi con molte meno doppie punte nonostante siano decolorati e sopratutto ne perdo la metà rispetto a prima dove facevo i golgota di parrucchini nella doccia.

Non metto maschere e non metto balsamo, li lavo con uno shampoo della Nashi Argan che li rende leggeri e perché se aggiungo altro dopo lo shampo, per quanto possano essere prodotti di buona qualità, i miei capelli poi sembrano pesanti e mi sembra di avere in testa una felpa.

Infine per districare capelli dopo il lavaggio uso la Tangle Teezer di Sephora. 

E poi basta, li asciugo col Phon Parlux che è un buon investimento perché fa il suo sacrosanto dovere di asciugare velocemente, senza bruciare e di rendere i capelli lucidi. Infine sopratutto in estate se riesco, li lego pocoprima di aver ultimato l'aciugatura in modo da avere un po' di effetto mosso, quelle onde che dureranno si e no 10 minuti. Il tempo di un selfie.

Non uso la piastra da molti mesi, ho i capelli lisci al naturale (sento il vostro odio, lo so sento mi sta rendendo forte).

I prodotti che uso ve li elenco qui sotto con tanto di link. 
Ma che brava Beauty Blogger eh! Mandatemi le casse di campioncini deprivare care le mie aziende!!

http://www.sephora.it/Capelli/Accessori/Spazzole-e-Pettini/Tangle-Teezer-Original-Spazzola-districante/P2065161


http://www.phyto.it/index.php/categorie/integratore-alimentare-capelli-e-unghie/phytophanere.html




olio e shampoo sono entrambi Nashi Argan e trovate info qui http://www.nashiargan.it


venerdì 16 ottobre 2015

Il Decluttering per giochi nonostante Toy Story


Qualche tempo fa vi avevo parlato (Qui) del mio decluttering, inteso come la pratica, al momento molto in voga, di dare una radicale sistemata al guardaroba e non solo, eliminando tutto quello che non si mette più e non serve. Ecco, in questi giorni ho pensato che, sì, il mio guardaroba ne aveva davvero bisogno e da quando ho ridotto la paccottiglia mi sento meglio ma poi ho pensato: chi è il vero accumulatore seriale in famiglia? 
La Nina

La Nina come tutti i bambini triplica ogni anno la quantità di cose che possiede, vestitini scarpine accessori libri e soprattutto i giochi, i giochi, i giochi e ancora i giochi e giochi in tutte le dimensioni, dal pezzettino di plastica visibile solo con apparecchiature del cern, a peluche grossi come un adulto di mezza età. Giochi che si moltiplicano come i gremlins, giochi che si insinuano in ogni angolo della casa, bamboline, mattoncini di lego, carte, ruote, magneti, un esercito di piccoli e grandi oggetti sporchi e polverosi, pieni di ditate di biscotti e moccio secco. É anche normale che poi, vivendo nell'abbondanza, i bambini comincino a fare i punkabbestia coi loro giochi, se si rompono pazienza, se si perdono chissene e soprattutto se non sono interessanti si buttano nel mucchio e via.
Ecco, questa cosa mi manda in bestia. 


Avevo già fatto un po' di ordine in questa anarchia ludica, mettendo via qualcosa e imponendomi di relegare i giochi solo in alcune stanze della casa, è servito a non morire sommersi nei pupazzi ma non ha frenare l'ondata di giochi che piano piano stanno popolando la casa.
Mi è anche capitato di andare a casa di amici con figli e vedere che questo è un problema comune. I bambini, soprattutto quando sono figli unici, tendono ad essere sommersi nei regali. L'altra sera a casa di una coetanea della Nina ho contato sei ceste piene di giochi, cinque e dico cinque cucine, bambole di tutte le misure, i libri della biblioteca di Alessandria, quattro cavalli a dondolo, due case delle bambole con un evidente problema di abusivismo e abiti per bambolotti da far invidia al guardaroba della Ferragni.
La Nina sembrava ubriaca in mezzo a tutto quel ben di Dio, una specie di Hamleys senza regole e senza casse.


Lo so, Toy Story ci insegna che i giochi se li buttiamo ne soffrono e che cercano di ritornare a casa  in tutti i modi ma mi dispiace Woody, noi genitori dobbiamo essere forti, dobbiamo essere razionali perché questa cosa non farà altro che bene ai pargoli e perché, credetemi, non soffriranno se non avranno tutta la collezione completa dei pupazzi di Masha e Orso o i mattoni lego color burgundi.



Le regole sono poche e semplici:

OSSERVARE I BAMBINI MENTRE GIOCANO
Non è detto che un gioco rotto o vecchio sia un gioco che non piace, la Nina da mesi gioca con un pupazzo senza una gamba e due bambolotti ereditati che hanno un'aria derelitta e malaticcia. Guardare i bambini mentre giocano vi servirà per capire con cosa effettivamente si intrattengono e quali sono le cose che preferiscono fare. Questo vi aiuterà a scegliere cosa tenere e cosa buttare ma anche cosa comprare alla prossima occasione.

BUTTARE I GIOCHI ROTTI
Detto questo io non sono una fan del buttare le cose che comunque si possono riparare e ai giochi della Nina ci tengo, cerco di tenere insieme tutti i pezzettini e di insegnarle a mettere in ordine dopo che ha giocato. É anche vero però che non tutto si può sistemare, che certi giochi sono proprio usa e getta e che bisogna farsi coraggio e fare un bel sacchetto per il cassonetto.


REGALARE I GIOCHI VECCHI
I giochi belli invece quelli che sono in buone condizioni e che però non vengono più filati manco di pezza io sono per regalarli. Metto via solo quelli a cui sono affezionata o con cui la Nina ha giocato tanto ma con cui ormai non gioca più; i doppioni o i giochi che ha ignorato li do via senza pensarci. Ci sono centri di raccolta nelle parrocchie o nelle case famiglia che saranno ben lieti di prendere tutti i vostri giochi e come ci insegna Toy Story i giochi saranno felicissimi di non essere messi in cantina e di giocare con altri bambini. A volte anche all'asilo prendono i giochi in buon condizioni.



TENERE SOLO QUELLO CHE VIENE UTILIZZATO
Quando poi la cernita è stata fatta io metto via i giochi che vengono usati ma non troppo per tirarli fuori in un altro momento. Ad esempio se ci sono 5 scatole di Puzzle differenti ne tengo fuori solo due e quando sono passate di moda tiro fuori le altre. Metto via i giochi e faccio i turnover.


RESISTERE NEI NEGOZI DI GIOCATTOLI
Quando si entra nel negozio di giocattoli o in cartoleria si viene presi da una specie di ansia mista a frenesia, uscire senza aver comprato niente al frutto del proprio ventre è quasi un sacrilegio e invece è qui che si deve essere forti. Sapere quello che c'è già a casa, quello che è stato buttato e quello con cui effettivamente il pargolo gioca vi aiuterà a non buttare via soldi e spazi in casa e a non trovarvi sepolti in mezzo a migliaia di inutili gadget della Peppa.

POCHI MA BUONI
Fare questa operazione vi sembrerà crudele, vi sembrerà che il vostro "piccolo pezzo di cuore" non abbia niente di che giocare ma è solo una storiella che ci raccontiamo noi, vedrete che imparerà ad apprezzare i giochi che ha e se si annoia imparerà ad ingegnarsi per giocare in maniera creativa con quello che ha a disposizione. L'altra sera la Nina ha giocato un'ora con le cialde del caffè, così per intendersi.








lunedì 12 ottobre 2015

instagram non è uno sport per signorine



Se riuscite a farvi i selfie per strada senza vergognarvi siete già ad un livello superiore quindi non leggete questo post.

Perché no, mi dispiace, instagram non è uno sport per signorine! 
É facile fare le foto al gatto acciambellato nel divano di casa, è facile fotografare la colazione sulla tavola della propria cucina ma il vero instagrammers è quello che fiero e baldanzoso si alza in piedi al tavolino del bar e, sprezzante degli sguardi di disapprovazione dei vecchietti con la gazzetta in mano, si mette a fotografare dall'alto cappuccino e cornetto!

Senti caro barista che mi ha appena disegnato il giardino delle delizie di Bosch sulla schiuma del cappuccino, non guardarmi così, piuttosto anche tu dillo che vuoi che io instagrammi la tazzina e mi geotagghi nel tuo bar!


E non pensate che con una tavolata di amici sia più facile! Bel ristorante, bel piatto appena portato dal cameriere e tutti che cominciano a mangiare. Il vero instagrammers si alza e se è un level pro si mette anche sulla sedia, egli è sprezzante dei commenti tipo: ma che fai? non mangi? guarda che si fredda! Si mette a fotografare il set. E sa che è solo, perché gli altri sono già al secondo e perché a nessuno verrà mai in mente di non giocare con il pane che le briciole sciupano lo still life o meglio ancora di chiederti: possiamo cominciare o vuoi fare una foto a tutta la tavola?
Nessuno poi leggerà mai nel tuo sguardo il senso di smarrimento quando sei in un posto senza 3g o wifi e sai che non puoi postare alle 23 un piatto di ravioli.


La timidezza non è per chi veramente vuole instagrammare. 
E per strada? Quando sei al paesello e vedi la combo palazzo primi novecento con pesco in fiore e cielo terso? I più timidi fingono di telefonare e provano a scattare una foto di fortuna, altri sanno che con le borse della spesa in una mano e il telefono nell'altra intenti a fotografare il cielo, lo sguardo dei passanti non potrà essere che quello che si riserva ai pazzi che parlano da soli. E poi ci sono gli audaci instagrammers che magari hanno finito anche da poco di parlare col telefono su snapchat e, immuni al giudizio altrui, si mettono a fotografare il portone della farmacia comunale perché un po' shabby e decadente. O magari quello che hanno visto si intona cromaticamente alla loro sequenza di foto.

E quando incappi nella combo pavimento a mosaico con spruzzate di foglie secche e tu indossi la scarpa nuova e stilosa? Il vero instagrammers si ferma come una boa in mezzo alla corrente di ignari che non vedono il bello intorno e si fotografa i piedi in mezzo alla strada. Egli non ha paura delle persone che pensano: "ecco il solito matto che si fa le foto fetish ai piedi"


É dura la vita degli instagrammers. Non c'è rispetto. Ti invitano ad un compleanno e ti mettono in una cucina arancione col tiramisù nella teglia di alluminio, la tavola marrone e le stoviglie di plastica. Vogliono sfidarti forse? Magari ti domandano anche: "E perché qui non fai foto che al ristorante le fai sempre e ieri al bar hai fotografato una cocacola?" Il timido ammette di non essere un vero instagrammers, si lascia vincere dall'arancione. Il vero instagrammers non si lascia intimorire. La sfida è dura ma lui ha i filtri e con qualche piccola accortezza riuscirà a fotografare il tiramisù e magari chi lo sa, lo posterà quando sul suo profilo la sequenza cromatica lo permetterà.

Una volta ho lavorato con degli instagrammers, con persone che con questo social ci lavorano e ci fanno anche i soldi veri. Un gruppo di combattenti idealisti che vive in questa società utopica dove non c'è autoscatto o bastone per i selfie, né immagine presa da google, né pena alcuna.
Gli instagrammers level pro sono solidali, chiedono se possono toccare il cibo e se tutti hanno già fotografato, stanno in fila aspettando di fotografare la tavola apparecchiata, se qualcosa nella tavola cozza o è stridente lo sistemano, parlano di filtri e hashtag, se devi fare un vertical salgono sulla sedia per te così il cappotto cadrà a pennello e non verrai con il braccio alzato tipo scimmia che si gratta. 
E ti aiuteranno se vorrai fare la classica foto della tazzina davanti alla pancia tipo tè Infrè è buono qui, è buono qui, è buono qui; sappiamo che quel genere di foto non è affatto facile. Nella società degli instagrammers nessuno ti giudica se all'aeroporto sistemi sulla poltrona il passaporto, la borsa nuova e il caffè take away, anzi vedrai che accanto a te un po' tutti stanno facendo la stessa foto perché non c'è invidia o gara, se tutti stiamo bevendo un cappuccino fotografiamo un cappuccino, se tutti stiamo viaggiando tutti fotografiamo il passaporto. Non c'è vergogna quando c'è instagram 


giovedì 1 ottobre 2015

L'ho spuntata sullo svezzamento (Tuc Tuc)


Avete presente quelle pubblicità o quei video di you tube dove si vedono dei paffuti pargoli seduti su dei comodi seggioloni mentre spalancano la bocca verso un bel cucchiaio traboccante di pappa melmosa? Ecco, a me questo tipo di situazione non è toccata, anzi, con mia figlia fino ad ora ho attraversato ogni classica fase della crescita (dormire, allattare, svezzamento, asilo) in maniera molto melodrammatica e controcorrente. 
In ogni caso, arrivati a quasi tre anni suonati, il fatto che tra pochi giorni cominci a mangiare da sola all’asilo mi pare un traguardo grandissimo. Lo svezzamento è stato una specie di esperimento in movimento, senza regole precise se non quelle base del pediatra e con molte infrazioni.
Ok, non dovete pensare che ho dato gli spaghetti aglio, olio e peperoncino a mia figlia di cinque mesi ma neanche che sia stata così solerte da seguire per filo e per segno il librettino di istruzioni sullo svezzamento che mi aveva lasciato il pediatra. La vera svolta è stata parlare con una mia amica che aveva da poco finito lo svezzamento che mi disse: Hai mai assaggiato la pappa molliccia e sciapa che prepari? E da lì ho capito che dovevo darmi da fare per rendere quel momento meno militaresco e insapore.  Avere a che fare con un’orgogliosa disappetente mi ha portata ad inventarmi trucchetti di ogni tipo: Aggiunte di ingredienti proibiti (come pizzichini di sale o di formaggini e parmigiano), seggioloni reclinati in tutte le posizioni più confortevoli o all’altezza desiderata, una roba da far invidia ai triclini dei patrizi romani, nonne che si muovono come ombre brandendo forchettine colme di bocconi di carne, tablet posizionato in pole position sulla tavola, canzoncine sulla pappa mimate e interpretate con passione e poi un tripudio di piattini, bicchierini e cucchiaini di tutti i colori e le fogge. 

Vi ho parlato della mia esperienza con lo svezzamento non tanto per le mie doti di madre ammaliatrice, anzi, non chiedetemi trucchetti o ricettine salutari, però anche io ce l’ho fatta! 

Detto questo, eccomi a parlarvi di della Tuc tuc, un marchio spagnolo che conosco da qualche mese, che mi piace molto e che ha lanciato una nuova linea di prodotti dedicati allo svezzamento, in particolare un seggiolone che, credetemi ,è un elemento cruciale dato che sarà il trono del vostro despota per molti e molti mesi.  
Trovate tutte le info nel link qui sotto:




venerdì 25 settembre 2015

Casa nuova, vita nuova, cameretta nuova


Questo 2015/2016 sarà un anno di grandi cambiamenti, nel lavoro, nella vita familiare e nella quotidianità. Se tutto andrà secondo i piani il prossimo anno a quest'ora sarò in una nuova casa, più grande e meno countryside. Mi spiacere lasciare la mia casa in campagna, alla fine era solo piccolina per tre persone ma ha il fascino e il calore di tutte le case silenziose e immerse nel verde. 

Una casa nuova spaventa, sei perennemente assalito da dubbi atroci e ripensamenti, vorresti riuscire a prevedere tutte le problematiche pratiche che potresti incontrare da qui al duemilaepoi; le cose da fare sono tante e i problemi di ogni tipo sono tutti lì che ti fanno ciao come le caprette di Heidi ma non sono certo una che si fa spaventare da un idraulico o da un muratore che ti guarda come se ti fossi una psicotica quando gli dici che vorresti recuperare le mattonelle del bagno. Loro non sanno che i loro preventivi, le loro bestemmie, il loro linguaggio sibillino di tubi e contro soffitti non mi spaventa, io sono forte, io ho Pinterest.  
E così succede che per non morire tra cifre, preventivi e notai mi concentro sull'arredamento e sulle piastrelle, accarezzo mazzette di parquet e cerco di farmi bannare da Pinterest e dai siti di arredamento francese per le ore di permanenza online.

Parto dicendo che non sono un amante del moderno assoluto, non mi piacciono le libere modulari, gli arredi plasticoni,  le camerette preconfezionate e a tema, non amo troppo le cucine monoblocco tutte coordinate, odio i mobili da televisione, sono annoiata dallo shabby chic e dallo stile industriale con i pancali come tavoli da salotto, i finti marchi stampati sul legno e le rotelle qua e là; vorrei poter tirare fuori per la mia nuova casa un mix di arredi vintage e arredi moderni. Non è facile e l'effetto mercato delle pulci è dietro l'angolo.

Anche per la cameretta della Nina mi piacerebbe mescolare un po' di stili ma trovare arredi vintage per bambini è molto difficile. I lettini o sono in quel terribile truciolato anni '90 che tutti abbiamo avuto tra i piedi o sembrano usciti dal set di The Others e non ho voglia di mettermi in casa piccole bare, grazie.

Sul mio profilo Pinterest ho ovviamente creato una cartella (qui) dove ho una selezione di quello che mi piacerebbe fare o quasi. E perché vi dico tutto questo? Perché mi dovete segnalare, siti, fiere, aste, dove posso comprare o anche solo piangere su un pezzo che non posso permettermi.




Mi piacerebbe usare una carta da parati, anche solo in un angolo, ne ho viste di bellissime e non necessariamente a tema bambinesco, magari una fantasia naturale, dei fiori o degli uccellini.




All'apparenza sembrano normali "mobiletti presi da casa de nonna" ma quando poi vi guardate intorno e cercate di trovarne uno simile o almeno da poter sistemare in questo modo, vedrete che è molto più complicato!




Ok, il bambù, non allarmatevi e contestualizziamo. Non avevo mai fatto caso ai mobili in bambù, eppure li ho quasi sempre avuti sott'occhio, nelle case al mare, nascosti qua e là nelle case di tutti. Il panchetto che usiamo per aggiungere un posto in più a tavola, il porta vaso o la classica sedia a dondolo. Io trovo che per le camere dei bambini sian un tipo di arredo molto caldo e molto rilassante nelle forme. Ovviamente i letti sono introvabili.
Anche il lettino in ferro mi piacerebbe, esile e con poche sbarre, però mi rendo conto che faccia un po' sanatorio e sono anche molto più complicati da restaurare. 




E poi mi piacerebbe trovare una piccola scrivania così, ahhhh sarebbe la meraviglia trovare un vecchio banco di scuola o una scrivania!

Lo so che questa moda è molto molto del momento è che fra qualche anno mi troverò a piangere amare lacrime sulla libreria Billy dentro un qualunque Ikea ma a qualcosa devo pur pensare per non soffermarmi troppo sulle scartoffie.

lunedì 14 settembre 2015

un momento di self severità

Ho riaperto questo blog dopo più di un mese di inattività e stavo scrivendo un post su quanto è triste e difficile per me il fatto che domani la Nina comincia l'asilo, su quanto mi rende malinconica questo passaggio della sua vita, di quanta ansia e tristezza mi ha messo questo ritorno dalle vacanze così piovoso e psicologicamente irruento e stavo anche riflettendo su come mi sembrasse di vivere da giorni in quella canzone strappalacrime di Elisa per la figlia. Insomma, stavo mettendo in parole uno psicodramma materno misto a malattia di protagonismo e con uno zinzinello di gesti alla drama queen.
Ero qui in sala, seduta a scrivere al computer queste mie fregnacce, mentre di sottofondo alla televisone scorreva il tg in loop con le solite notizie alle quali non si da attenzione quando si è indaffarati; per un secondo ho sentito la notizia che stava passando, quella del barcone affondato in Grecia ieri che era pieno di bambini che sono morti affogati. Mi sono fermata.

Di cosa diamine mi stavo lamentando? Dio mio mi sarei presa a schiaffi, che vergogna che ho provato per me stessa per aver covato in quel momento di puro egoismo dei sentimenti così claustrofobici e superficiali!
Lo so, lo so e non voglio fare della retorica da due soldi da pagina Facebook strappa like,  non sto diventando una predicatrice di ovvietà di quelle che inclinano la testa e dicono "poverini" e poi tornano a postare i selfie con le frasi poetiche. Ogni tanto, di fronte a certe cose, mi fa bene essere severa con me stessa e non concedermi neanche un po' di melensa rammollente. Mi fa bene fermarmi a pensare: E tu che cazzo stai facendo cara la mia privilegiata? Ti stai lamentando perché buuh che tristeeee la tua bambina che è sana, sta bene, è felice e non sta scappando da niente domani comincia l'asilo? Ma vergognati! (segue dito puntato verso un angolo della stanza ad indicare che forse dovrei mettermi a riflettere proprio lì, girata di spalle)

Credo che "ridimensionarsi" nelle nostre piccole tragedie quotidiane, fermarsi un attimo a pensare che ci sono tragedie ben più grandi, che le nostre sono solo piccole tristezze della vita che scorre, serva a capire meglio il valore di certi sacrifici e la drammaticità di certi momenti della storia, ci renda meno anestetizzati e assuefatti a certe notizie che invece ogni giorno ci passano sotto gli occhi come quelle sulla coda in A1. Oggi avrei passato la giornata a crogiolarmi nella mia malinconia e nel mio piccolo dramma superficiale e invece no, non voglio farlo, per rispetto nei confronti di quello che sta accadendo e anche perché un po' è l'ora che cresca anche io oltre che la Nina.


lunedì 27 luglio 2015

la mamma wild, la mama da TSO e anche la mamma unicorno



Ogni volta la la vedo lì davanti ai miei occhi, la sottile linea di separazione, lo vedo netto il confine, posso percepire il bivio in tutte le sue bipolari biforcazioni. Di cosa parlo? Di quando sei lì fuori con tua figlia e non sai se fare la mamma apatica che lascia correre o la mamma isterica che urla e si agita e ammonisce continuamente.
Io le ho viste, quindi so che esistono! Le chiamo le mamme unicorno, quelle placide che si mangiano antipasto, primo e secondo mentre il loro bambino, seduto su un precario seggiolino d ristorante, si balocca un'ora e mezza con un foglietto o con dei giochini portati da casa. Le ho viste, ci sono, sono tra noi. 

Ho visto anche mamme lamentarsi con me dei loro pargoli agitati che non dormono prima delle dieci e che quando sono fuori fanno un po' di capricci. Ho visto anche donne nei negozi scegliere vestiti per quarti d'ora interi, mentre i bambini le guardavano placidi dai passeggini. Vi giuro, ci sono, e non sono le solite scandinave.

Io so solo che ogni volta che sono in un ristorante, un negozio, una piazza pubblica, un luogo di culto, un ufficio ecc, mi appaiono sulle spalle come nei cartoni il diavoletto e l'angioletto ma in questo caso la mamma wild e la mamma da TSO (trattamento sanitario obbligatorio). 
La prima lascia che tutto accada impassibile ai germi, al fatto che sua figlia stia leccando scalini, disturbando chiunque, correndo lungo una statale, passando per i tavoli a gattoni, oppure che sia sedata su un seggiolone con ipad, iphone, la biblioteca nazionale del bebè, bambolottini che manco al comicoon e un paio di album da colorare con trentasei pennarelli. Certo, la mamma wild deve imparare a fottersene di un sacco di cose: i camerieri che stronfiano, le occhiate dei clienti dei negozi, i parenti che ti dicono dove sbagli e come potresti fare per rimediare e soprattutto delle supermamme coi figli docili come koala.

La mamma da TSO non se la passa di certo meglio, lei urla, si agita, corre a smacchiare abiti e medicare ginocchia, sta per il 90% del tempo accoccolata col divino tirato su a redarguire, sta fuori dal ristorante per far sfogare la belva e guarda la gente dentro mangiare come i barboni dei film, oppure come Cenerentola è quella che prima di tutti lascia la festa; la vedrete che arriva bella truccata e pettinata e dopo dieci minuti sembrerà passata sotto una mietitrebbia. La mamma da TSO dovrà imparare a fare i conti con la madre di tutte le uscite del prossimo: "Eh ma sei agitata tu, è normale che anche il bambino sia agitato!"


Non lo so, so soltanto che prima guardavo a queste madri come si guarda un gatto schiacciato in tangenziale, con un misto di repulsione e pietà, ora che mi ci trovo mi fermo sempre un po' a cercare di capire e credo che la colpa stia nel mezzo, che come per i bebè, ci sia un po' di questo e un po' di quello e che generalizzare sia sbagliato. Io non sono né troppo wild né troppo da TSO e ancora non ho capito bene come educare mia figlia, delle volte in cui mi aspettavo una situazione tranquilla mi sono ritrovata al peggio e ad urlare al cielo che mai più la porterò con me da qualche parte fino ai 14 anni; altre volte, in cui temevo di tutto, mi sono sentita tranquilla, chiedendomi come mai non la porto sempre con me. La verità è che come ci sono i bambini buoni e calmi ci sono anche i bambini agitati e bastian contrari (chiamateli pure stronzi, ok) e che colpevolizzarsi non serve. Forse serve, anche in questo caso, fermarsi a riflettere, informarsi, farsi aiutare, delegare un po' e mettere delle sane regole. Non si diventa mamme unicorno ma diciamo un pony con la coda a treccia forse sì, dai.

giovedì 23 luglio 2015

il cinema d'estate di connie - film tristi, ma tristi forte eh!

ATTENZIONE, DOPO LA LETTURA DI QUESTO POST VI SENTIRETE TRISTI E IRRIMEDIABILMENTE MAILINCONICI

Ve lo dico subito, ho volontariamente escluso qualunque film con Robin Williams da questo elenco perché ritengo che, al momento, qualunque film con lui sia da piangere, anche la serie Mork e Mindy! (Patch Adams, Risvegli, al di là dei sogni...ehm ehm) 

Insomma, parliamoci chiaro, ogni tanto anche questi film servono, per dare una rinfrescata alla sacca lacrimale, per domare il premestruo, per abbrutirsi accucciati sul divano cincischiando nervosamente dei kleenex ormai saturi di lacrime, per dimenticare le nostre piccole tragedie quotidiane e piangere per tragedie di altri ben più articolate e sceneggiate, insomma: Ma perché piangi? PERCHE' HO VOGLIA DI PIANGERE, OK?

Su twitter ho fatto un sondaggio su quali siano i vostri film tristi preferiti e devo dire che sono tornati più o meno sempre gli stessi titoli, salvo rare eccezioni di drammi cecoslovacchi sottotitolati in bulgaro o gente che piange per Scuola di polizia.

Sicuramente qualcuno ho scontentato, soprattutto i romantici che piangono con le storie d'amore ma non posso farci niente, le storie d'amore non mi fanno piangere, ne salvo pochissime; è che per piangere ho bisogno delle malattie, dalla morte, delle separazioni insanabili, dei drammi madre/figlio. La lista è bella corposa e qualcuno potrà contestare che mancano dei vecchi classici, o dei film di storia, o comunque qualcosa di ancora più pensante e più ricercato ma alla fine è cinema estivo e chi sono io per non fare una lista drama/pop?



UP
A grande, richiesta, a furor di popolo: i primi quindici minuti di UP. Che poi diciamocelo, compromettono un po' tutta l'allegria e le cose esilaranti del resto del film perché quei primi minuti con la moglie sono devastanti e ci ripensi anche mentre c'è il beccaccino.


A.I. ARTIFICIAL INTELLIGENCE
Questo film a suo tempo mi ditrusse. E mi distrusse a tal punto che non l'ho mai più riguardato, mai. Le scene terribili sono due per me e non ve le anticipo prima di tutto perché ci ripiango solo a descriverle e poi perché anche voi dovete vederlo e soffrire.


FORREST GUMP
Non è un film triste, lo so. Però l'ultima mezz'ora è di una malinconia struggente e la scena in cui Forrest chiede a Jenny se il loro bambino è intelligente mi lascia appallottolata sul pavimento ogni volta. Secondo me in questa lista ci sta di gran di diritto.


BROKE BACK MOUNTAIN
Una delle storie d'amore più belle e tragiche di sempre. E poi Heat fa un po' ancora l'effetto Robin Williams.


THE TREE OF LIFE
A me Terence Malik piace, mi piace quell'insieme di immagini bellissime in sequenza che sul momento ti sembrano scollegate e poi fanno parte di un'unica, intera, visionaria storia e se voi non capite i suoi film mi dispiace, io con questo film mi faccio delle frignate da renderci fertile il Sahara.


LADRI DI BICICLETTE
Ah l'ansia, l'angoscia, la pena che mi fa quel bambino. Ho visto questo film sono due volte e anche molto tempo fa ma ricordo che mi fece commuovere non poco e lo riguarderei volentieri.


IL MIGLIO VERDE
Anche questo un plebiscito. Dopo questo film vi rimarrà impossibile ascoltare cheek to cheek cantata da Fred Astaire senza pensare all'ultimo miglio che percorrono i condannati a morte. Disperazione allo stato puro.


MILLION DOLLAR BABY
Andai a vedere Million dollar baby ad una terza o quarta uscita con un tipo e, finito il film, dovetti rinunciare al dopo cinema perché, perdendo trucco e dignità, ero ridotta ad una maschera di rimmel e volevo solo andare a casa a piangere a letto.


ESPIAZIONE
Ecco il dramma d'amore che voglio vedere, quello vero, quello struggente, quello con le bombe e le distanze e le separazioni senza possibilità alcuna di felicità in fondo al tunnel del pianto e della disperazione (l'abito verde vale il film)


I PONTI DI MADISON COUNTY
Dopo questo film ripenserete al fidanzatino del mare a cui avete dovuto dire addio perché voi eravate di Reggio Calabria e lui di Trento, ripenserete a tutti gli amori che avete razionalmente scartato per fare altre scelte nella vita e piangerete pensando chissà se lui mi ama ancora dopo tutti questi anni? (Sì, Clint la fa un po' da padrone insieme a Tom in questo post)


IO & MARLEY
Dai, alleggeriamo questo clima con un film su un cane. Ma siete pazzi? Ho dormito col cane tre giorni dopo questo film! E non ho volutamente guardato Haciko perché basta drammi canini, basta!

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