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venerdì 17 novembre 2017

Sì, potrei aver recensito dei cartoni animati per bambini molto piccoli

Non credo che qualcuno di voi abbia mai pensato che la Nina sia una di quelle bambine che, tornate dall'asilo, si siede davanti alla sua libreria in cameretta e si mette per ore a sfogliare quei bei libri che vi faccio vedere ogni tanto qui sul blog. Faccio ammenda e vi dico che la Nina guarda molta ,molta televisione. Cerco sempre di tenere sotto controllo quello che guarda e di farla in qualche modo affezionare solo ad alcune serie in modo che quando è finita la puntata posso dire: "ok, ora spengo la tv!". In ogni caso è innegabile l'impatto che hanno i cartoni sul suo modo di pensare e sul suo modo di giocare e sono sicuramente anche totale argomento di disquisizione con i suoi compagni di asilo.

Mi sono detta: perché non fare una una piccola recensione e una piccola classifica personale anche dei cartoni animati? E lo dico perché purtroppo noi genitori siamo ferratissimi, potremmo partecipare ai superquizzoni a domande aperte sulle prime quattro serie di Peppa Pig.

Come si chiamano le sorelline gemelle di Zoe Zebra?
Cantami la canzone del cowboy di Pedro Pony?
Perché Papà Pig non riesce a mettere l'olio nel motore del camper?


Eh sì perché le prime vere vittime di sigle martellanti, musichette, doppiaggi striduli, nenie e filastrocche che ti trapanano il cervello, siamo noi, noi poveri genitori che vorremmo solo guardare gente sgozzata dai Lannister o mostri nel sottosuolo o docufilm su russi pazzi che mangiano la gente. 
Invece nulla: Giochi con me Orso, Giochi con me Orso, Giochi con me Orso...

Tuttavia devo ammettere che la Nina ha una sua rosa di cartoni preferiti che, per alcuni aspetti risultano gradevoli e sopportabili, per altri mi conducono su sentirei di follia (tipo Daniel Tiger). Va detto però che, se si ha il tempo e la pazienza di soffermarsi un attimo a guardare con attenzione certe puntate, si possono notare tantissime sfumature, anche nelle storie, nei disegni, nel modo in cui sono costruite le storie che i bambini amano e guardano con tante attenzioni.


Per esempio, per me c'è sempre stata una certa dualità ed un certo scontro fra Masha e Orso e Peppa Pig, sia perché venivano trasmessi più o meno nello stesso periodo e negli stessi orari, sia perché la Nina li guardava e riguardava per ore entrambi. Credo che siano destinati alla stessa fascia d'età di spettatori ma si tratta, a parer mio, di due prodotti ben diversi; La Peppa, pur essendo un prodotto che viene dalla vicina e moderna Gran Bretagna parla proprio un linguaggio super infantile, quasi pedante, presenta un modello  di famiglia piuttosto stereotipo e noisette (papà mamma figlia grande femmina figlio piccolo maschio), a tratti quasi troppo classico, disegni schematici, mamma e babbo tontoloni, bambini ubbidienti, le interazioni fra i bambini sono completamente irreali e troppo bonarie, totale assenza di pathos anche quello mimino sindacale per i due anni, bambini animali che rappresentano la società multiculturale ma che poi sono messi perennemente in competizione per qualunque cosa, e vincono sempre tutti poi. Chissà perché? Sicuramente ci sarà qualcosa di didattico dietro che non riesco a capire.
Le musichette sembrano tutte vecchie suonerie del Nokia e tralascio il commento alla puntata sulle vacanze in Italia.

Invece, inaspettatamente, dalla steppa sconfinata a quaranta sotto zero, arrivano Masha e Orso, una "famiglia" che rispecchia perfettamente la realtà o almeno una realtà possibile: un rapporto esclusivo (inteso come più intimo e maggiormente interpretabile dal singolo genitore) padre/madre e figlio. Orso ama e protegge Masha ma è chiaro non la sopporta, perché come ogni genitore, si vorrebbe riposare, vorrebbe sedersi sulla sua poltrona e guardare tutto Narcos in una volta sola. E va detto che Masha è quanto di più vero e simile al carattere di un qualunque bambino, vivace ed a suo agio in casa. I disegni sono bellissimi, la casa di orso è piena di dettagli e di particolari che richiamano davvero la vita nelle dacie della russia, il samovar, gli strumenti musicali, la cucina. 
Non mi voglio soffermare troppo sulle musiche del cartone perché non sono un' esperta ma io le canzoni di Masha le canto a squarcia gola e non mi sembrano poi così male. O perlomeno mi sembrano molto più sensate di "ce ne andiamo in vacanza con un camper giaaaallloooo".


A difesa dei produttori di Peppa devo spezzare una lancia a favore dell'adorato Ben e Holly.
La Nina c'ha messo un po' ad apprezzarlo ma ora è tra i preferiti in assoluto e anche io come "utente genitore" non posso che provare un senso di pace quando lo vedo. Le storie sono divertenti, i personaggi non sembrano rimbecilliti e le dinamiche sono almeno un pochino più "adulte" anche se inserite in un contesto di fate ed elfi. Niente filastrocche e qualche battuta che capiscono solo gli adulti (cosa che mi fa molto apprezzare un cartone perché mi immagino lo sceneggiatore che si mette una mano sul cuore e dice: questo glielo facciamo dire così i genitori si fanno due risate). E poi c'è tutto un sottotesto di lotta di classe con gli elfi lavoratori e proletari caparbi e chiassosi  e le fate svogliate e che risolvono tutto con gli incantesimi e che chiaramente sono la polverosa nobiltà inglese. Questo dimostra che si può fare bene anche senza musichette e con una grafica basica come quella di Peppa.



Io odio, odio, odio Daniel Tiger, lo odio, veramente, vorrei spintonarlo per le scale mobili, eh, lo so che non si può dire non è colpa mia, il mio cervello è stato deviato. Ogni puntata sembra un filmato per torturare i carcerati a guantanamo con filastrocche motivatrici da raduno di family banker ripetute decine e decine di volte. Forse di tutti questi cartoni è il più "didattico" perché insegna a gestire la rabbia, la gelosia, la delusione, ecc ma porta i genitori alla follia. Daniel Infatti è insopportabile come un bambino vero, geloso della sorella, capriccioso, petulante ma è l'espediente per insegnare ai bambini come non essere nella maniera suddetta. Però tu intanto diventi pazzo a sentir ripetere "QUANDO UN AMICO NON VUOL GIOCAR FAI QUALCOS'ALTRO ANCHE TU" almeno una cinquantina di volte. Dettagli di design a parte e cioè che Daniel e suo padre sono gli unici del villaggio a girare solo con la felpa e senza portare pantaloni, vabbè 

Per fortuna la Nina è anche una grande estimatrice del filone dei cartoni vintage come la Pimpa e i Barbapapa e, ovviamente, io adoro guardarli; va proprio detto che rispetto ai cartoni nuovi questi mettono pace, sono sempre perfetti da guardare per calmarsi. I Barbapapà con quell'aria da turisti naturisti francesi ignudi su qualche isola greca, ti infondo una serenità hippy che neanche certe droghe. La Pimpa con quelle storie psichedeliche tipo lei che mangia la pizza in mezzo all'antartico perché fa un buco nel ghiaccio ed esce un tonno napoletano che fa il pizzaiolo, ti fa fare dei viaggi che Keruak per favore se ti vuoi levare, grazie.



Abbiamo stabilito anche delle puntate preferite che guardiamo e riguardiamo su YouTube perché non sempre alla televisione danno questi due cartoni o se li danno vengono mandati in onda in maniera piuttosto casuale, senza rispettare l'ordine delle puntate e facendo imbestialire la Nina.
La nostra puntata preferita della Pimpa è sia quella del temporale e delle ombre cinesi, che quella nella quale allaga tutta la casa per annaffiare le piante;  mentre invece, la  preferita di Barbapapà, è quella del viaggio in India, più hippy di così


C'è poi un altro cartone poco conosciuto ma che la Nina ama tantissimo che si chiama Max e Ruby,  e, anche se fa nascere in lei l'insensato desiderio di avere un fratellino,  è davvero delizioso in perfetto stile naïf ( credo sia una serie canadese). Max e Ruby sono due coniglietti che fanno cose normali, vivono in un piccolo paese di campagna e fanno cose come vendere biscotti, fare la limonata, fare feste di Halloween e Ruby, che è la sorella più grande si prende sempre cura del piccolo Max facendogli da mammina, per questo le bambine credo lo amino molto. I disegni sono bellissimi e anche qui come in Masha e Orso si possono vedere tanti piccoli dettagli delle case del country side e il cartone sembra un enorme coperta patckwork. Anche qui senso di pace alle stelle.


Poi il sospiro di sollievo lo ho davvero tirato quando sono arrivate le Powerpuff girl che non guardavo anni fa perché ero già grande ma che ho scoperto essere veramente troppo divertenti. Le sconsiglierei prima di andare a letto o per calmare la prole perché la nina quando le guarda trasforma la sala in una specie si set cinematografico degli avengers perché mima salti e combattimenti ma ride anche di gusto. A volte mi domando cosa ci capisca quando le guarda ipnotizzata perché ogni puntata è piena di citazioni di film, rivendicazioni femministe, lotte di potere e ironia, a volte anche molto sottile. Per non parlare dei cattivi tipo ragazzuomo o mojo jojo che mi fanno cappottare ma non so fino a che punto una bimba di cinque anni possa trovare esilarante una scimmia che sembra Mugatu di Zoolander.


Infine una nota di pucciosità la devo dedicare ai Teletubbies che sì, sono in effetti i reginetti indiscussi del far andare fuori di testa i genitori con le loro frasi ripetute mille volte, i colori da distacco della retina e l'assenza totale di una qualunque trama; ma, negli anni, sono diventati una piccola comfort zone della Nina. Quando è malata o la sera quando non riesce a prendere sonno mi chiede sempre di guardare un po' di Teletubbies, sono la sua pastina in brodo.







giovedì 26 ottobre 2017

I leoni da tastiera e il body shaming familiare


Allora, funziona così: in pratica ci sono questi utenti del Web, convinti senza dubbio di conoscere il mezzo, sicuri che quello che vedono dalle foto di instagram o che deducono da due a tre opinioni scritte in 140 caratteri su twitter dia loro il quadro perfetto della persona che seguono, nel bene e nel male. Spesso, spessissimo a me capita il bene devo ammetterlo, non sono perseguitata da gente che si diverte te ad offendermi o a ribattere polemicamente ad ogni cosa che dico, sarà perché alla fine, se uno è una persona di intelligenza media, capisce che la mia è una vita normale e che quindi non c'è niente da odiare od invidiare e capisce anche che, spesso, quello che scrivo è nel 90% dei casi totalmente ironico.

E poi ci sono quelli che, così, un giorno si svegliano e si prendono la briga di farsi addirittura un profilo fake per scriverti che sei brutta, che sei una persona strana, che dovresti vergognarti non sappiamo poi bene di che cosa, che sei una vecchia, che hai le labbra rifatte, eccetera, eccetera.



Ora io non voglio fare la Fonzarelli della situazione, cioè non ho interesse a fare la parte della dura che non viene minimamente scalfita dalle offese anonime ma veramente leggo certi commenti e tutti sentimenti mi escono fuori tranne la rabbia, o la paura, o il sentirmi offesa. Anzi, spesso mi viene da ridere. Vi spiego perché e lo faccio perché alcune persone che sono state tartassate di messaggi anonimi, persone che non fanno niente di male né si espongono in maniera antipatica, ci sono rimaste molto male, mi hanno scritto, mi hanno chiesto come faccio a non avere paura e a non offendermi ed  arrabbiarmi, mi scrivono proprio: ma non ti viene da piangere? 
Ecco, piangere proprio no, ma per pochi semplici motivi che potranno forse sembrarvi motivi banali ma che gratta gratta alla fine sono proprio i veri motivi delle mie reazioni del tutto pacate a certi incontri sul Web.



Quando ricevo qualche offesa più o meno anonima la prima cosa cui penso in maniera quasi automatica è la realtà, sì la realtà intesa come il reale ed effettivo scambio di comunicazioni nelle relazioni umane; ora, non so voi esattamente da dove veniate ma, almeno che non viviate in un ghetto pieno di gang portoricane in guerra tra loro, nessuno vi parlerà mai come in questa immagine qui sotto. 




Quindi quando mi arrivano questo tipo di messaggi la prima cosa che penso è: questa persona, uomo/donna/giovane/vecchia/conoscente mi direbbe mai in faccia queste cose? La risposta è sempre no ma non perché io invece vivo a celestopoli anzi, molto più semplicemente perché quando aggredisci devi saperlo fare davvero e devi saperlo fare con la persona che hai davanti. Qualche settimana fa un tipo su twitter ha iniziato ad offendermi e io tempo tre parole l’ho mandato dove si conviene, la sua risposta è stata che mi conosceva di persona e se avessi saputo chi era avrei tenuto la cresta più bassa. Dal canto mio la mia risposta è stata che il suo ultimo tweet era la dimostrazione che davvero non poteva conoscermi dal vero perché in nessun modo una persona che mi conosce mi parlerebbe con quel disprezzo senza finire rannicchiato in un angolo. Finché so che stai dietro un profilo anonimo, su un computer, non sono aggressioni vere e proprie, sono solo la misura di chi scrive e del perché lo fa. Io mi espongo e non ho paura delle mie idee, il fatto che io sia sui social come sono nella vita mi mette sempre in una posizione di vantaggio contro i vigliacchi. 

In secondo luogo e non meno importante c'è il mio background familiare, assolutamente da non sottovalutare. C’è quel prendersela poco e buttarla in caciara che viene dalla mia famiglia, dove per famiglia intendo tutti: nonni, zii, cugini, fratelli, sorelle e ci metto anche i nuovi acquisti come i cognati, le cognate e sì, anche figlia e marito.

Quando mi sveglio ogni mattina Giacomo fa il punto della mia situazione estetica, io so tenergli testa e non potrei stare con un uomo che, conciata male, mi dice che sono bellissima per rabbonirmi, la sua sincerità mi innervosisce ma è totale e mi da sicurezza; ad esempio posso bere il mio caffè con sottofondo dì: hai la bocca troppo gonfia sei troppo magra hai la pelle gialla come diavolo ti sei vestita? 
Quando ho decolorato per la prima volta i capelli la mia famiglia mi ha detto nell’ordine:
Fratello: sembri una di quelle americane che scappano dall’FBI e si  decolorano i capelli nei bagni dei motel.
Madre: sembri la prima badante di tuo nonno
Fidanzato: oddio! devo andare a comprarti una tinta alla coop!
Tutto questo mentre io ero in lacrime ed in piena crisi tricologica. 
In casa mia non vale proprio il detto che ogni scarrafone è bello a mamma sua, anzi tendiamo da anni a sottolineare difetti su difetti, non mortificandoci certo, ma spesso con ironia, con le imitazioni, con i nomignoli, eccetera. Però tutto quello che viene detto lo prendi e lo incassi e un po' devo dire che questo tipo di atteggiamento, oltre ad averlo inevitabilmente acquisito, mi ha insegnato a filtrare tante cose. Il mio amato nonno Beppe ogni volta che mi vedeva fin da piccola  mi diceva queste cose per prendermi in giro per il mio naso “che n’ha panini?” - traduzione: CHE NAPPA NINI! Oppure anche “che n’ha parenti?” o “che na sa' punta di musica”. E io dovrei offendermi perché una ragazzina su instagram mi dice vecchia? Una volta una cugina quando eravamo più giovani mi disse: “guarda che anche se sei così magra la modella non puoi farla lo stesso perché non hai il viso abbastanza bello”.E io, ripeto, dovrei offendermi perché una ragazzina mi dice brutta su instagram?

Fermi tutti. Non voglio darvi un’idea terribile della mia famiglia, non facciamo bosdyshaming di secondo nome ma solo dirvi che si può imparare a guardare tutto sotto un’altra prospettiva, a volte ci si sente colpiti se ci si fa sentire vulnerabili o si lascia scoperto un fianco. Io questo fianco ho avuto la fortuna di lasciarlo coprire al mio carattere e alla mia famiglia. Non dico che sia facile fregarsene delle offese gratuite che spesso si ricevono sul Web e con questo non voglio neanche sminuire la gravità di chi si sente libero di fare il maleducato  e farsi portabandiera dell'arroganza e dell'offesa grazie all’anonimato; tuttavia credo che di base, l'atteggiamento più sano e utile, sia proprio quello che si riassume con una parola, non molto elegante ma molto efficace: fottersene.


Perché alla fine questa non è la vita reale. 

P.S. Se avete riconosciuto qualcuno che seguite o è vostro amico negli screenshot dei dm di instagram, salutatemelo e ditegli che nella vita c'è di meglio da fare! 

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